Associazioni, istituzioni e cittadini a confronto nel convegno «Milano città aperta. Il volontariato per l’integrazione dei migranti», in programma allo Spazio San Vittore 49 di Milano

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Un’occasione offerta al mondo associativo, alle istituzioni e alla cittadinanza, per riflettere insieme sulla “straordinarietà” dell’impegno che il volontariato assolve, ogni giorno e in silenzio, a Milano e nel contesto della città metropolitana, per favorire l’integrazione dei migranti: un’opera quotidiana della quale si parla poco, e che invece meriterebbe più visibilità per mostrare concrete prospettive di integrazione possibile. Parliamo del convegno «Milano città aperta. Il volontariato per l’integrazione dei migranti», che Ciessevi organizza mercoledì 15 novembre, alle 17, allo Spazio San Vittore 49 (via San Vittore 49, Milano). Il convegno intende proporre un momento di confronto a tutti i soggetti coinvolti nella sfida dell’integrazione dei migranti e si concluderà con una tavola rotonda con la partecipazione di esponenti delle istituzioni, del profit, dell’associazionismo migrante e del mondo della ricerca, che aiuteranno a definire obiettivi comuni e a tracciare percorsi possibili per costruire insieme la città di domani.

La Grangia: accompagnamento al lavoro

Tra le esperienze positive che saranno presentate, attraverso le quali Ciessevi vuole contribuire a cambiare la narrazione sull’immigrazione, c’è quella de La Grangia di Monlué, che da 31 anni gestisce una casa d’accoglienza con 23 posti per stranieri, rifugiati politici, richiedenti asilo e profughi, dove ha ospitato circa 1520 persone (55 solo nell’ultimo anno), provenienti dall’Africa sub-sahariana, dal Medio Oriente e dal Sud-Est asiatico.

Con un progetto attuato tra il gennaio 2013 e il settembre 2016, La Grangia ha potenziato l’accompagnamento degli ospiti al lavoro, elemento essenziale al processo di integrazione. Il progetto – rivolto a tutti gli ospiti della struttura, ma specificatamente a quanti erano privi di preparazione all’inserimento lavorativo, tra i 20 e i 30 anni, di origine nord-africana e asiatica e di religione musulmana – si è proposto l’individuazione di percorsi individuali di supporto alla ricerca di un impiego e il coinvolgimento di aziende e cooperative nell’attivazione di tirocini formativi e di inserimenti lavorativi.

Alcuni ospiti erano reduci da esperienze diverse e anche da alcune delusioni: sostenerli nella ricerca è valso a ri-motivarli e a dare loro nuovo slancio. Inoltre, in passato gli utenti erano spesso entrati in relazione con enti, strutture e persone differenti; quello de La Grangia è stato quindi un lavoro di connessione e di rete. Per quanto concerne i settori di lavoro, si è proceduto contattando aziende in settori che tradizionalmente impiegano manodopera straniera: carico e scarico merci, facchinaggio, pulizie in aziende e ospedali, ristorazione, piattaforme ecologiche, grande distribuzione, ecc. Il progetto ha previsto anche l’attivazione di laboratori per imbianchini, informatici e addetti alle cucine. Questi i risultati: 44 persone sottoposte a colloquio orientativo, 24 avviate a una borsa-lavoro di 3 mesi, 11 hanno ottenuto un prolungamento di borsa-lavoro di altri due o tre mesi, 11 assunte con un contratto a tempo determinato di un anno.

Csi: il linguaggio universale dello sport

A promuovere l’integrazione sui campi da gioco attraverso il linguaggio universale dello sport punta invece il Comitato di Milano del Centro Sportivo Italiano, col progetto “Sport Inside”, in corso da un anno in collaborazione col Consorzio Comunità Brianza, già presentato nei giorni scorsi a Monza. Il progetto si basa su un modello di integrazione che rifugge i grandi centri di accoglienza per preferire invece una distribuzione capillare sul territorio e l’accompagnamento individuale di ciascun giovane. Circa cinquanta richiedenti protezione internazionale e/o titolati, ospitati nelle strutture Cas e Sprar gestite dal Consorzio, sono stati inseriti stabilmente all’interno di una trentina di società sportive (in prevalenza oratoriane, l’elenco è allegato) distribuite sul territorio di Monza e Brianza e dell’hinterland milanese. Ogni settimana i giovani partecipano a due allenamenti, alla partita di campionato prevista dal calendario Csi e alle attività proposte dall’oratorio di riferimento. Un percorso di integrazione e inclusione che vede lo sport quale strumento in grado di superare i pregiudizi e le diversità, trasformandole in punti di forza. Il protocollo di collaborazione prevede tra l’altro eventi speciali in occasione di ricorrenze particolari (come la Giornata del Migrante) e anche la creazione di una “Nazionale Rifugiati” in grado di partecipare a tornei.

A un anno dall’inizio dell’esperienza i riscontri sono estremamente positivi. Valga per tutti il commento di Giacomo Crippa, presidente del Paina 2004: «Crediamo fortemente che lo sport sia uno strumento privilegiato per educare alla vita. Accogliere un ragazzo, coinvolgerlo in una squadra, dargli un pallone e farlo giocare è la normalità per noi. Non l’eccezionalità. Anche se il ragazzo è un richiedente asilo. La semplicità del gioco, dello sport, la voglia di correre dietro a un pallone supera i dettagli come il colore della pelle, la provenienza geografica, le differenze culturali e ci mostra la sostanza: siamo tutti uomini che vogliono essere felici». «Questo è un progetto “uno per uno”, dietro al quale, al di là dell’attività sportiva, vi è una forte tensione educativa – ha sottolineato Massimo Achini, presidente del Csi Milano, alla presentazione monzese del progetto -. Non ci fermeremo qui, siamo intenzionati a continuare con ancora maggior impegno e determinazione». Proposito ribadito da don Stefano Guidi, direttore della Fom, con l’invito agli oratori ambrosiani ad aprirsi a queste esperienze: «Attraverso il gioco, l’amicizia e le relazioni nate da incontri significativi, è possibile percorrere una strada alternativa alle logiche di paura e di esclusione che oggi, purtroppo, vanno tanto di moda».

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