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Ricordo

Vitali: «Casati, l’uomo della parola sottovoce»

Il responsabile della Pastorale diocesana dei Migranti ripercorre i 9 anni di vita fraterna vissuti al fianco di don Angelo nella parrocchia milanese di San Giovanni in Laterano, «l’amicizia discreta» che ne nacque e anche il «solidissimo rapporto» tra lui e il cardinale Martini

di Stefania CECCHETTI

1 Settembre 2026
Don Alberto Vitali e don Angelo Casati

Pare che si siano dati appuntamento lassù. Don Angelo Casati ha scelto proprio il 31 agosto, data della scomparsa del cardinale Martini, per raggiungere il suo grande amico Arcivescovo.

Un’amicizia che ricorda bene don Alberto Vitali, responsabile della Pastorale dei Migranti in diocesi, che con don Angelo ha condiviso 9 anni di vita fraterna nella parrocchia di San Giovanni in Laterano a Milano: «Don Angelo raccontava sempre come aveva conosciuto Martini. Da giovane parroco a Lecco aveva invitato padre David Maria Turoldo a una serata in parrocchia in memoria di monsignor Romero, suscitando diverse critiche (erano anni in cui padre Turoldo era inviso a molti). Allora don Angelo scrisse all’arcivescovo Martini (da poco insediato), spiegando che era convinto di aver agito nel modo giusto, perché quello gli sembrava il modo corretto di fare il parroco, ma dichiarandosi anche disposto a fare un passo indietro. Martini gli rispose manifestando il proprio rammarico per l’accaduto e condividendo la sua valutazione: anche secondo lui quella era la strada giusta per vivere il ministero parrocchiale. Tanto che nei mesi successivi Martini invitò Turoldo a predicare ai giovani in Duomo». Si erano insomma riconosciuti come spiriti affini: «Sì, e da lì nacque un rapporto di amicizia che, come diceva don Angelo, non aveva bisogno di una frequentazione quotidiana per essere solidissimo», aggiunge don Vitali.

Quello tra Casati e Vitali, invece, fu un rapporto di quotidianità condivisa, per quasi un decennio dal giugno 1999: «Lo conoscevo già di fama – ricorda don Alberto -. Poi, quando fui nominato responsabile per il Nord Italia del movimento Pax Christi, monsignor Giovanni Giudici, assegnandomi la parrocchia di residenza, mi disse che voleva affidarmi a un parroco con il quale avrei potuto condividere molto, perché avevamo gli stessi ideali e la stessa sensibilità. Fu così che mi mandò da don Angelo. Dopo la prima, lunga chiacchierata, capimmo subito entrambi che Giudici aveva colto nel segno. Eravamo persone molto diverse, ma profondamente in sintonia. Da allora nacque un’amicizia, discreta, che andava ben al di là delle tante cose che abbiamo fatto insieme».

Del resto l’amicizia, con uno come don Angelo, non poteva essere che discreta: «Se dovessi descriverlo con una frase direi: l’uomo della parola sottovoce. E per parola intendo anzitutto la Parola di Dio, perché per don Angelo era al centro di tutto, non a caso si era inteso perfettamente con Martini. Ma anche la parola poetica con la quale, come Turoldo, sapeva tradurre le Scritture e annunciarle a tutti». Quanto al “sottovoce”, don Vitali non si riferisce solo al fatto che don Angelo parlava sempre con un filo di voce, ma anche alla sua discrezione: «Aveva una grandissima capacità di ascolto, chiunque poteva andare a parlare con lui senza sentirsi giudicato, venendo anzi profondamente accolto».

Anche andandosene, don Angelo è stato discreto: «L’ho sentito al telefono due settimane fa, lo chiamai perché mi aveva detto di non riuscire più a mandare la sua omelia settimanale che da tanti anni pubblicavo sul sito www.sullaosoglia.eu, un modo per mantenere vivo il contatto tra don Angelo e i tanti fedeli che lo seguivano dopo il suo pensionamento. Concordammo che, come ultima pubblicazione, mi avrebbe mandato quella che di fatto è una lettera di congedo, un vero e proprio saluto a tutti. Al telefono faceva fatica a parlare. A un certo punto mi disse che mi doveva salutare perché non riusciva più a più tenere in mano il cellulare. Allora ho capito che si stava spegnendo».