Cari confratelli,
è ormai divenuta una bella consuetudine nel nostro presbitero quella di riunirci nel Duomo non solo al termine della Quaresima, durante la Messa Crismale, ma anche al suo inizio, con una celebrazione penitenziale che meglio permette inserirci con la giusta disposizione del cuore in questo tempo santo. Il ritrovarci tra di noi è anche occasione propizia per rivolgere a tutto il clero alcune comunicazioni che riguardano il cammino della Diocesi e le modalità di esercizio del nostro ministero.
In particolare, abbiamo ritenuto non più procrastinabile una riflessione relativa alle abitazioni dei sacerdoti. A tutti noi, infatti, nella misura in cui è affidato uno specifico incarico pastorale, è messa a disposizione una abitazione di proprietà della parrocchia o di enti presso i quali prestiamo servizio. Essa ci è consegnata, perché possiamo godere di una vita dignitosa e non ci manchi l’essenziale. Tuttavia, sappiamo di occupare l’abitazione non come proprietari, ma come persone a cui – appunto – è messa a disposizione. Le case parrocchiali, in quanto proprietà di parrocchie e di altri enti ecclesiastici, sono beni della Chiesa e mantengono la loro specifica finalità.
Vi consegniamo, pertanto, le nuove disposizioni diocesane riguardanti le case dei presbiteri, che aggiornano alcune determinazioni già in essere e stabiliscono nuove procedure rispetto a possibilità che, a causa della scarsità del clero, si sono recentemente presentate, tra le quali la destinazione dell’abitazione ad altri scopi (aule di catechismo, luogo stabile per le vite comuni…).
Nella loro essenzialità, queste disposizioni vorrebbero essere un aiuto a mantenere prassi comuni, al fine di garantire una certa equità nel trattamento dei singoli presbiteri, nonché di fornire iter precisi per il discernimento circa l’utilizzo delle case parrocchiali non più occupate stabilmente da un sacerdote, ai quali chiaramente si aggiungono – se del caso – i già normati passaggi autorizzativi. I processi decisionali che riguardano l’utilizzo degli immobili parrocchiali – tra cui anche le abitazioni dei sacerdoti – non possono prescindere da un coinvolgimento non solo dell’autorità, che ha uno specifico dovere di vigilanza sull’utilizzo dei beni ecclesiastici, ma anche della comunità stessa, nella logica della sinodalità, che insieme vogliamo praticare.
Nella speranza che questo strumento possa aiutarci a vivere al meglio la nostra missione, auguro che questo tempo — per noi sacerdoti molto impegnativo — sia occasione di cammino fecondo, perché insieme possiamo celebrare lieti la Pasqua del Signore.


