«Lo sport esprime bellezza per cui una chiesa come questa, ricoperta interamente di bellezza artistica, è un luogo perfetto. La bellezza non è solo quando si vince nello sport, ma quando si impara a vivere, a vincere nella vita». Così don Stefano Guidi, responsabile del Servizio diocesano per l’Oratorio e lo Sport e direttore della Fom, dà avvio nella chiesa di Sant’Antonio al «Tour dei valori dello sport», itinerario a tappe articolato tra la Basilica di San Babila, la stessa chiesa di Sant’Antonio e l’oratorio di Sant’Eufemia, offrendo incontri con testimoni del mondo sportivo, momenti di ascolto e laboratori educativi, dedicati ai valori di Excellence, Friendship e Respect, in riferimento alle riflessioni maturate negli ultimi anni grazie alle Lettere dell’Arcivescovo che hanno aiutato a rileggere i valori sportivi in chiave evangelica.

Leggere e trasmettere i veri valori dello sport
«Da qui in tre settimane passeranno circa 10 mila ragazzi e questa sarà una soddisfazione per tutti», aggiunge don Guidi rivolgendosi ai molti ragazzi che frequentano l’Istituto professionale per Servizi commerciali “Wassily Kandinsky” di Milano, tra cui alcuni della V superiore artefici della mostra a pannelli allestita proprio in Sant’Antonio.
«Questa rassegna è l’esempio di cosa succede quando la scuola viene attraversata dalla geografia integrale della città – spiega la professoressa Napoli, vicepreside dell’Istituto -. l nostro è un Istituto professionale che educa attraverso il fare e questo è il segno di ciò che accade quando tutta una scuola si mette a servizio. Il mio augurio è che questa mostra sia non solo visitata – anche attraverso la modalità dei Qr code – , ma compresa nei valori che vuole trasmettere, quelli del vivere civile, dell’inclusione, del rispetto e del prendersi cura uno dell’altro. Mi auguro che questi ragazzi che sono all’ultimo anno – hanno partecipato al progetto 3 classi di quinta del Dipartimento di grafica – e che ci lasceranno, quindi, tra qualche mese ricordino questa esperienza».
E così anche i ragazzi prendono brevemente la parola tra i tre pannelli ispirati a immagini moderne e a grandi figure di statue classiche, tra cui il celeberrimo Discobolo di Mirone, ma anche il Diadumeno (colui che si cinge la fronte) e l’Apoxyòmenos, l’atleta che si deterge il corpo dopo l’allenamento. E tutto per parlare di Rispetto, Eccellenza (quella autentica), Amicizia riletti dai pannelli dell’esposizione dal titolo complessivo «Uno sport di valore».

Il gruppo fa la differenza
Come è quello che testimonia Giordano Bortolani, 26 anni, cestista della Pallacanestro Cantù, idolo dei giovani: «Tra giocare insieme e costruire una vera esperienza è il gruppo che fa la differenza, perché se gli allenatori non riescono a costruirlo, è difficile arrivare a risultati importanti. Al di là del fatto che tutti vogliamo vincere – oggi sembra che sia l’unica cosa che conta -, la differenza tra essere un vincente a tutti i costi e una persona vera è essere contenti di quello che si fa. Questo per me vale molto».
Poi, dopo che nella chiesa di Sant’Antonio arrivano tanti bambini di diverse scuole primarie di Milano e di altre zone della Diocesi, è don Giambattista Rota, responsabile del Servizio per l’Insegnamento della Religione cattolica e responsabile regionale Irc e Scuola, a suscitare l’entusiasmo dei ragazzini invitati a ragionare sui campioni e sugli sport che amano: «Dovremmo essere tutti grati agli studenti del “Kandinsky” per quello che hanno realizzato nel vero spirito dei Giochi che, se non rispettano i loro valori, non sono vere Olimpiadi. Trasmettere ai ragazzi, anche ai più piccoli, tutto questo coopera a creare la coscienza buona di questi bimbi: il futuro, i cittadini di domani».
Dal 9 al 13 e dal 16 al 20 febbraio e, poi, ancora dal 9 al 13 marzo, durante le Paralimpiadi, la mostra potrà essere visitata da chiunque voglia fermarsi nella centralissima chiesa di via Sant’Antonio (sita nella via omonima), a pochi passi dal Duomo.



