In Italia da trent’anni, vedova da tre, il 31 ottobre Julia Emma sarà consacrata in Duomo, dopo aver riscoperto la fede nel Cammino neocatecumenale: «Ancora una volta tocco con mano la misericordia di Dio»

Julia Emma
Julia Emma con uno dei suoi figli

Mi chiamo Julia Emma, sono peruviana e vivo in Italia da circa 30 anni. Sono cresciuta soltanto con la mia mamma e i miei fratelli. Fin da piccola mia madre mi ha inculcato l’amore alla Madonna, anche se io non andavo a Messa. Così questo amore materno celeste mi ha accompagnato ogni giorno. Ma a vent’anni sono rimasta orfana, per cui ho vissuto il tempo della mia giovinezza nel peccato profondo, totalmente lontana della Chiesa, nell’ignoranza totale della Parola di Dio.

Non ho chiesto di venire in Italia, ma Dio, nonostante i miei innumerevoli peccati, ha voluto portare a termine il suo disegno d’amore che aveva pensato per me. E così, arrivata in Italia, nella ricerca di lavoro, Dio si è servito di una suora che mi ha fatto conoscere una famiglia cristiana praticante. Sono stati loro a parlarmi dal Signore e così ho cominciato a frequentare il Cammino neocatecumenale (oggi sono al 28° anno di cammino).

In quel periodo convivevo. Per me, lontana dalla Chiesa, era normalissimo. Sono rimasta incinta e mi sono trovata a essere una ragazza madre e crescere da sola il mio piccolo. Dopo un po’ di anni ho conosciuto un’altra persona. Sono rimasta incinta e, per grazia di Dio, ci siamo sposati in chiesa. Così nacquero altri due figli.

Nel Cammino ho riscoperto di essere figlia amata da Dio, che avevo una dignità (perduta con i miei peccati) e che il mio corpo è tempio dello Spirito Santo. Mi sono sentita amata e perdonata. Dio si è manifestato come padre buono («santifica il mio nome con la tua vita»).

Fin dall’inizio il mio matrimonio è stato molto travagliato, ma è durato 14 anni. Sono stata sostenuta dalla fede, aiutata dai miei catechisti, sacerdoti, suore e fratelli nella fede e dalla infinita misericordia di Dio. Finché mio marito è arrivato ad alzare le mani: allora io e i miei figli siamo rimasti a casa, mentre lui ha continuato la sua vita lontano.

In questo periodo Dio si è manifestato sposo santo nella mia vita. Devo benedire il Signore, perché nonostante la grande sofferenza dei miei figli, loro hanno continuato a credere e ad ascoltare la sua Parola ed essere fedeli al Signore.

Dopo 4 anni dalla separazione, a novembre 2017 abbiamo saputo della malattia di mio marito: io e i miei figli siamo andati a visitarlo quasi tutti i giorni. Dio ha permesso che nel suo ultimo giorno di vita, il 31 dicembre, io fossi lì, mano nella mano con lui, tutto il giorno. In quel momento quello era il mio posto di moglie: ormai in coma, alle 19.25 è tornato alla casa del Padre.

Dopo tre mesi di vedovanza mi sono recata dal nostro caro Arcivescovo, monsignor Mario Delpini, perché avevo bisogno di essere iscritta nell’elenco delle vedove, come dice san Paolo. Pensavo fosse una cosa veloce. Invece, un’altra sorpresa del Signore. L’Arcivescovo mi disse: «Ti mando all’Ordo viduarum». Io non sapevo cosa fosse, ma obbedii.

Penso che lo Spirito Santo mi abbia guidato e mi abbia portato all’Ordo, dove subito mi sono sentita accolta a braccia aperte. Così, dopo il mio percorso di due anni, posso toccare con mano ancora una volta la Sua misericordia in questa santa consacrazione. Chiedo soltanto che mi aiuti ad essere fedele, a fare la Sua volontà e supplico la Sua benedizione per i miei figli.

Grazie di cuore.
Dio vi benedica.

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