Alla beatificazione di fra Zosimo Maria Brambat e di altri cinque monaci monsignor Azzimonti presente in rappresentanza dell’Arcivescovo

di Emilia FLOCCHINI

Il martirio dei beati Albertino Maisonade e Domenico Zawrel in un dipinto di Mario Barberis, conservato nel museo dell’abbazia di Casamari
Il martirio dei beati Albertino Maisonade e Domenico Zawrel in un dipinto di Mario Barberis, conservato nel museo dell’abbazia di Casamari

C’era anche un milanese tra i monaci che, nella notte del 13 maggio 1799, furono assaliti da soldati francesi all’interno dell’abbazia cistercense di Casamari, oggi in provincia di Frosinone. Si tratta di fra Zosimo Maria Brambat, del quale, come per altri cinque confratelli, è stato riconosciuto il martirio in odio alla fede con il decreto di cui papa Francesco, il 26 maggio 2020, ha autorizzato la promulgazione.

La celebrazione eucaristica col Rito della Beatificazione (trasmessa in diretta streaming su www.teleuniverso.it) è prevista per sabato 17 aprile alle 10.30, nella chiesa dell’abbazia di Casamari: sarà presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e monsignor Carlo Azzimonti, Vicario episcopale della Zona pastorale I, sarà presente in rappresentanza dell’Arcivescovo.

Prima della fine del 1792, data nella quale il futuro martire chiese di essere ricevuto nell’abbazia, non si hanno molte notizie della sua vita; la sua nascita a Milano è comunque accertata dai documenti dell’epoca. Forse era giunto a Casamari perché i monasteri più vicini che seguivano gli Usi della Stretta Osservanza cistercense, ossia quelli francesi, erano stati soppressi durante la Rivoluzione. Nel 1794, dopo due anni come oblato, fu ammesso in noviziato, mentre il 20 novembre 1795 emise la professione semplice come religioso converso.

Nel 1799, dopo la fine della Repubblica partenopea, alcuni gruppi di soldati francesi sbandati iniziarono a depredare Napoli e dintorni, spingendosi fino nel Lazio. Alla notizia dei primi saccheggi, l’abate in carica, padre Romualdo Pirelli, fuggì a Palermo, lasciando la responsabilità della comunità a padre Simeone Cardon, priore claustrale.

Il 13 maggio 1799, alle otto di sera, i monaci si stavano apprestando al canto della Compieta, quando avvertirono la presenza di alcuni soldati. Padre Simeone li accolse e li sfamò, ma appena costoro si furono ripresi cominciarono a cercare oggetti preziosi nell’abbazia, spingendosi anche alla profanazione delle Specie eucaristiche.

Molti monaci fuggirono, ma cinque di essi – padre Simeone, padre Domenico Maria Zawrel, fra Albertino Maria Maisonade, fra Modesto Maria Burgen e fra Maturino Maria Pitri – furono feriti gravemente a colpi di archibugio e di arma bianca: morirono tutti durante la notte, tranne il priore, che spirò verso le sette del mattino seguente. Invece fra Zosimo, ferito prima da uno sparo, poi da colpi di sciabola, si tenne nascosto per tre giorni. Morì il 16 maggio, a pochi passi dalle mura dell’abbazia, sul punto di dirigersi verso la vicina cittadina di Boville Ernica per ricevere l’Unzione degli infermi. Le spoglie dei sei martiri riposano dal 1951 nella chiesa abbaziale.

Il processo diocesano della loro causa si è svolto dal 6 dicembre 2014 al 25 febbraio 2016 nella diocesi di Frosinone-Veroli Ferentino, ma, come ha indicato il postulatore generale dell’Ordine Cistercense, padre Pierdomenico Volpi, interpellato dal Sir il 30 maggio 2020, la loro testimonianza «non ha tempo. Sono pietre vive del monastero di Casamari e segnarono un inizio di rinnovamento e di grazia per la comunità monastica».

 

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