«Vengo del Benin e sono in Italia dal 2004, ma sono arrivata in Diocesi di Milano nel mese di dicembre 2014. Sono sempre stata a Magenta, nella parrocchia dei Santi Giovanni Battista e Girolamo Emiliani che fa parte della Comunità pastorale cittadine. Sono molto contenta di essere qui e ho imparato tanto». Suor Blandine Denou, religiosa delle Oblate Catechiste Piccole Serve dei Poveri, ha una voce fresca, giovane e simpatica, quando racconta, con poche pennellate in un buon italiano, come da un piccolo Paese dell’Africa occidentale, lontano migliaia di chilometri da Milano, si senta oggi orgogliosamente parte della Chiesa ambrosiana.
Quel è il suo ruolo nella diaconia di Magenta?
Ci vediamo una volta alla settimana per programmare la pastorale delle parrocchie. Poiché attualmente in Santi Giovanni Battista e Girolamo non c’è sacerdote, noi collaboriamo con i preti della Comunità pastorale per la catechesi, la visita agli ammalati, a domicilio che in ospedale, e per la Pastorale giovanile. È un impegno notevole, ma di grande soddisfazione.
Quando è nata la sua vocazione?
Nel mio Paese vedevo le suore della Congregazione (fondata nel 1914 proprio in Benin), ma non mi era mai venuto in mente che sarei diventata una di loro. Un giorno, seguendo una Messa per gli ammalati, improvvisamente mi sono messa a piangere, sentivo un calore in me e non capivo cosa mi stesse succedendo, ma avevo dentro una voce che diceva di dedicarsi a pregare e a occuparsi dei poveri. Lì è nata una luce: sono andata dai miei genitori – non credenti e scettici sulla mia scelta – e poi da una suora che mi ha parlato dell’Istituto delle Oblate Catechiste Piccole Serve dei Poveri. A 20 anni ho cominciato a frequentare le religiose, a 25 ho iniziato il cammino quadriennale nel Postulato, ho emesso i voti nel 2001. Ora ho 53 anni e in questo 2026 farò i 25 anni di consacrazione.
Come è arrivata in Italia?
Ho obbedito alla Madre superiora che mi ha mandato in missione in Italia – dove abbiamo due comunità a Milano e una a Brescia -, anche se il nostro Istituto è presente anche in Francia, in Colombia e Marocco. All’inizio, senza capire e parlare una parola d’italiano, è stato difficile, ma prima a Roma, poi in Toscana a Massa Marittima e all’Isola d’Elba, e ancora attraverso un altro periodo romano, infine nel 2014 sono approdata in Diocesi di Milano, risiedendo a Magenta.
Come si trova nella nostra Chiesa?
Mi sono subito ambientata bene, anche perché ho potuto sperimentare da vicino la realtà ecclesiale, la sua organizzazione e la vitalità diocesana. Per esempio non conoscevo il Rito ambrosiano e, quindi, per me è stata una felice scoperta, che vivo come una grande ricchezza. Forse è esagerato dire che mi sento di evangelizzare, perché la Chiesa ambrosiana non ne ha bisogno, piuttosto mi pare di sperimentare uno scambio di condivisione e di doni, perché ricevo tanto, ma cerco anche di offrire il calore e la gioia tipica dell’Africa.
Qual è il suo sogno nel cassetto?
Essendo religiosa, devo obbedire ai nostri superiori, quindi non è che ho il desiderio di una scelta particolare. Dove ti mandano, tu vai. Non è un sogno, ma è quello che vuole il Signore, però sarei molto felice di poter rimanere sempre in missione.




