Un convegno e un open day, oltre a un libro, sottolineano l'anniversario di fondazione del Centro milanese voluto da Caritas Ambrosiana e celebrano la Giornata mondiale dell'1 dicembre. Laura Rancilio (responsabile Area bisogno): «Per alcune persone affette dall’Hiv questa struttura ha rappresentato una svolta. Ora vogliamo individuare un futuro realistico per questo tipo di servizi»

di Luisa BOVE

Laura Rancilio
Laura Rancilio

Un libro, un convegno e un open day. Sono i tre ingredienti scelti da Caritas Ambrosiana per celebrare quest’anno la Giornata mondiale contro l’Aids. L’occasione è del tutto eccezionale perché coincide con il trentennale del Centro “Teresa Gabrieli”, che aprì i battenti nel dicembre 1989. «Il Centro è nato nel momento in cui era più forte la spinta degli ospedali a dimettere le persone per le quali non si intravvedevano più possibilità di cura e soprattutto erano molto lunghe le liste d’attesa di chi attendeva il ricovero», spiega Laura Rancilio, responsabile Area bisogno della Caritas. Il convegno, che si terrà

Si intitola proprio «Centro Teresa Gabrieli, storie di casa, 30 anni e poi…» il convegno in programma venerdì 29 novembre, dalle 8.30 alle 13, presso la sede Caritas (via San Bernardino 4, Milano). Tra i relatori Luciano Gualzetti (direttore Caritas), Marco Granelli (assessore alla Mobilità e lavori pubblici di Milano, già responsabile dell’Area Aids in Caritas), Silvana Bussoleni (Ats Milano), Massimo Villa (Uoc Malattie infettive) e altri ancora. «Ripercorreremo 30 anni di storia (raccolta anche in un volume, ndr) attraverso la narrazione e la rappresentazione dei numeri di chi è passato dal “Gabrieli”, cercando di capire con i vari relatori qual è il futuro possibile e realistico per questo tipo di servizi», puntualizza Rancilio. La seconda parte del convegno prevede invece una tavola rotonda.

Gli ospiti accolti al Centro “Gabrieli” sono stati in tutto 281 e per 79 di loro quella è stata l’ultima casa. Nel primo decennio i decessi erano molto frequenti, mentre in quello successivo c’è stata una netta riduzione, grazie ai nuovi farmaci antiretrovirali e soprattutto alle terapie combinate. «È stato un periodo di grandi speranze – dice Rancilio -, di possibilità di ripresa di vita autonoma tra lavoro, casa e famiglia. Per alcune persone affette dall’Hiv questa è stata una svolta, tant’è che nel secondo decennio gli infettivologi parlavano di Sindrome di Lazzaro, perché diversi malati che si credevano già morti, grazie alle terapie erano ancora in vita». Se per qualcuno la malattia, presa in tempo, permetteva una qualità di vita molto alta, per altri, ormai colpiti nel fisico e nella psiche, diventava complicato assicurare una vita piena e autonoma al di fuori delle strutture di accoglienza. «Il terzo decennio è segnato da una maggiore cronicità, da un turn over inferiore di persone e da qualche decesso», aggiunge Rancilio, che ne parlerà al convegno chiedendosi «cosa può essere fatto e cosa resta di buono quando la vita viene rimessa insieme», come un vaso riaggiustato con tanti cocci. L’immagine si rifà alla tecnica giapponese kintsugi che ripara con l’oro le ferite dell’anima, «per ridare valore ai pezzi che vengono rimessi insieme».

L’Open day si terrà invece sabato 30 novembre, dalle 15 alle 19, allo stesso Centro Gabrieli (via Adolfo Consolini 3, quartiere Gallaratese, Milano). È un’iniziativa rivolta alla cittadinanza. Conclude Rancilio: «Vuole essere un momento di grande impatto emotivo, per questo sono state preparate alcune installazioni con oggetti di uso quotidiano cui è attaccato un Qr code che permette di ascoltare la storia di un ospite legata all’oggetto stesso. Sarà possibile conoscere fragilità e difficoltà, ma anche speranze e sogni, di uomini e donne accolte al “Gabrieli”».

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