Il colore viola delle maglie SocialCrew ha reso visibile l’appartenenza a un cammino comune che dalla Diocesi di Milano coinvolge anche quelle di Bergamo, Brescia, Como e Cremona. Sabato 24 ottobre, all’Auditorium Cascina Triulza, nell’area MIND di Milano – che ricerca e sviluppo tecnologico stanno trasformando in un vero e proprio distretto dell’innovazione -, educatori, responsabili, consacrate e sacerdoti si sono ritrovati per SocialCrew Talks, apertura della seconda annualità di «SocialCrew Oratorio – Nuovi narratori digitali». Una giornata per condividere esperienze, approfondire domande educative e ripartire con nuovi stimoli, per affiancare gli adolescenti nel racconto delle proprie comunità.

Comunicare per costruire
Accompagnamento, missione e cittadinanza hanno guidato, a partire dall’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV, la riflessione di don Stefano Guidi, direttore della Fondazione Oratori Milanesi, che ha promosso il progetto biennale: prendersi cura dei ragazzi nell’esperienza di vita del digitale, raggiungere con un messaggio forte anche chi non conosce l’oratorio, contribuire a una società accogliente: «Il nostro modo di comunicare costruisce oppure demolisce? Noi cerchiamo di essere persone che costruiscono con il nostro modo di comunicare e con il nostro modo di stare insieme». Francesca Bignelli, Iniziative per il Sociale di Intesa Sanpaolo, che sostiene il progetto, ha richiamato il valore degli oratori: «Ci ha colpito l’idea di vedere gli oratori come presidi», luoghi di inclusione e incontro tra generazioni. E la possibilità di valorizzare «giovani che parlano ai giovani con gli strumenti dei giovani, che rimpattano sulle comunità».
La prima annualità ha coinvolto 76 oratori, mille adolescenti e 150 educatori. Nelle Crew, le redazioni digitali degli oratori, fotografare, intervistare, scrivere e montare sono occasioni per prendersi cura della propria comunità, assumersi responsabilità e imparare a comunicare in modo nuovo. La formazione online, vissuta insieme in oratorio con educatori e facilitatori della Fom, ha preparato le sperimentazioni dell’estate.

Le testimonianze
Le testimonianze degli educatori delle Crew di Cogliate e Vedano Olona, per la Diocesi di Milano, e Moltrasio, per la Diocesi di Como, hanno spiegato ciò che cresce dietro i contenuti. «Ho pensato alle mille possibilità, alle tante storie che si potrebbero raccontare», ha precisato Giacomo Bassi, di Cogliate. Per gli educatori, accompagnare significa anche imparare dai ragazzi: «La risposta è stata fidarsi, ascoltarli». Il valore emerge oltre le visualizzazioni. Un podcast «sui social è arrivato sicuramente meno», ma «è arrivato tantissimo invece alla comunità», ha proseguito Sabrina Roncoroni, di Moltrasio. «Spesso sono proprio gli adolescenti che magari si pongono delle domande», ha osservato Mattia Antonini, di Vedano Olona, a proposito del confronto prima della pubblicazione di un contenuto: durata, apertura, capacità di coinvolgere.

Non perdere l’identità
Sul senso del racconto sono intervenuti Lorenzo Opizzi, Editorial Project Manager, e Matteo Iacopini, Creative Content Coach di ScuolaZoo, “il megafono delle nuove generazioni”. «Abbiamo trovato molte similitudini nelle nostre scelte che ci affiancano alla modalità intrapresa con questo percorso di SocialCrew. Quando facevo io l’animatore penso che una cosa del genere non si poteva neanche pensare, invece adesso date voce a quello che è l’oratorio», ha sottolineato Opizzi. Prima dei format e delle strategie ci si chiede: perché pubblichiamo, per chi, con quale responsabilità? Si possono seguire le tendenze, «ma senza mai perdere l’identità». «Ormai si vede tanto copiare ma se un contenuto non è autentico, non è unico, non performerà mai e ai ragazzi che lo guardano non arriverà niente: un contenuto originale (e qui cita san Carlo Acutis, ndr), mettendoci del vostro, viene percepito da chi lo guarda, questo fa la tutta la differenza del mondo». Tutelando sempre le persone: «Si ride, ok, ma mai contro qualcuno».

Avvicinare le persone
Per Iacopini la cura fa la differenza: «Un contenuto fatto bene da un contenuto fatto male si vede da mille dettagli». Il compito è avvicinare anche chi non conosce l’oratorio: «Si può raccontare veramente qualsiasi cosa, ma bisogna tradurla nel linguaggio social: è come tradurre una cosa dall’inglese all’italiano, cioè la frase, il significato è quello, solamente che è in un’altra lingua». Ritmo, apertura del video, empatia, possono avvicinare le persone, mantenendo autenticità e legame con la vita.
Nel laboratorio pomeridiano i partecipanti hanno riletto i contenuti delle Crew attraverso il «push marketing» e il «meme perfetto»: come interessare chi non frequenta l’oratorio e valorizzare la creatività dei giovani? L’ideazione di una «vox», una raccolta di brevi interviste, ha invitato a cercare domande capaci di dare voce alla comunità.

Un salto di qualità
Che cosa raccontare? Che cosa sperimentare nel nuovo anno? Le risposte hanno alimentato il dialogo con Luigi Santarelli, giornalista e speaker del gruppo RTL 102.5, la radio più ascoltata d’Italia. Ribadendo un concetto chiave, da “Very Normal People”: «Le storie si possono trovare veramente ovunque». Anche nella quotidianità, da guardare con stupore e raccontare con cura. Santarelli ha quindi suggerito attenzioni concrete per fare un salto di qualità: dalle strumentazioni tecniche agli spunti delle riprese adottate in pubblicità e video, dalla scelta delle parole al creare connessioni con altre realtà del territorio. Agli educatori ha ricordato: «Parti da dove sei, usa quello che hai, fai quello che puoi. Gli strumenti ormai sono a portata di tutti, avete la fortuna di vivere in un momento in cui potete fare tutto quasi a costo zero, non perdete l’occasione».
La seconda annualità guarda agli scambi e ai gemellaggi tra Crew, verso il Festival conclusivo, con tutte le Crew, del novembre 2027. Si riparte dalle idee condivise con gli altri educatori ed educatrici e dalla fiducia negli adolescenti, con l’entusiasmo di sperimentare: perché le idee degli adolescenti trovino spazio e ogni oratorio possa riconoscersi in una storia da condividere.






