Testimonianze all’incontro sulle pratiche di accoglienza promosse dai cittadini, in programma sabato 1 febbraio alla vigilia della Giornata per la vita

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Silvia, Antonella e Stefano hanno età, professioni e situazioni familiari diverse, ma sono accumunati da una stessa caratteristica: praticano il buon vicinato, quella virtù civile raccomandata dall’arcivescovo Mario Delpini nel suo primo Discorso alla città (6 dicembre 2017). Saranno proprio loro i protagonisti dell’incontro “Dal buon vicinato all’accoglienza: per una quotidianità condivisa”, organizzato dallo Sportello Anania di Caritas Ambrosiana e dal Servizio per la Famiglia della Diocesi di Milano, in programma sabato 1 febbraio, dalle 9.30, in via San Bernardino 4 a Milano, in occasione della Giornata per la vita.

Silvia Briatico, 32 anni, educatrice di Nerviano, appartenente alla realtà delle Famiglie missionarie a Km0, l’estate scorsa, con altre vicine di casa, ha deciso di prendersi cura dei figli più piccoli delle altre mamme del paese impegnate con il lavoro. «Ero in attesa del mio secondo figlio, avevo del tempo libero e stavo bene. Così, sapendo di poter contare sull’aiuto di altre amiche, ho accettato la proposta del parroco di organizzare un oratorio estivo per i piccoli dagli 0 ai 6 anni – racconta -. Per quattro settimane nel mese di luglio abbiamo accolto 30 bambini. Ogni giorno ci siamo inventate un’attività diversa: giochi, canti, preghiere, insomma quello che si fa in oratorio con i ragazzini più grandi adattato all’età dei nostri ospiti. Alla fine è andato tutto bene e noi siamo state contente di avere dato una mano ad altre donne che in quel momento erano in difficoltà nel conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia».

Antonella Camilli di anni ne ha 62 e vive a Siziano. Quando è andata in pensione, ha deciso di dare una mano a Sadou, Amadou, Teodor, Hassime, che condividono un appartamento in paese messo a disposizione dalla parrocchia. «Ho smesso di lavorare, i miei figli sono ormai grandi, avevo tempo ed energie – spiega -. Così ho aderito al progetto “La Casa di Ein Karem”, voluta dal parroco don Felice e da altri parrocchiani, per offrire ospitalità a neo maggiorenni appena usciti dalle comunità per minori stranieri non accompagnati. Personalmente, in realtà, non faccio nulla di straordinario. Li invito una volta alla settimana a casa mia e intorno a un piatto di pasta al forno di cui vanno matti, mi faccio raccontare la loro giornata. Sono tutti e quattro in gamba, fanno lavori faticosi, che prevedono anche turni notturni e nel contempo badano anche alla cura dell’appartamento. Con le altre famiglie cerchiamo solo di rendergli la vita un po’ più leggera e se possibile farli sentire a casa anche se i loro cari sono lontani».

Stefano, 45 anni, di Milano, con la moglie è una delle famiglie affidatarie che ha aderito al progetto del Comune promosso dalla Sportello Anania di Caritas Ambrosina. Ha scelto la formula part-time: nel fine settimana e durante l’estate si occupa della figlia di un donna sola che lavora e non ha parenti vicini. «Il progetto è iniziato due anni fa e la definirei un’esperienza a somma positiva. Ci hanno guadagnato tutti. La bambina ha migliorato il suo rendimento scolastico. La mamma è più serena. Mio figlio ha trovato una sorellina», commenta.

Non sono casi isolati

«Queste storie, fortunatamente, non sono casi isolati: nella città metropolitana di Milano secondo gli ultimi dati Istat più del 7% dei abitanti (in termini assoluti 241.212 persone) fanno del volontariato all’interno di istituzioni non profit, associazioni, cooperative, enti ecclesiastici – afferma Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana -. Un’enorme capitale sociale che insieme che con quello economico rappresenta un altro primato della città. Compito delle istituzioni è valorizzare questo patrimonio. Ed un modo per farlo è proprio è far conoscere chi si impegna per altri affinché si produca un effetto emulazione. Questo è esattamente l’obiettivo del nostro incontro».

 

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