Così il San Giuseppe ha aiutato F.K. e sua moglie (lui rimasto senza lavoro per mesi, lei con un contratto a tempo determinato non rinnovato) e la famiglia di C.F., con un figlio gravemente malato di asma

di Cristina CONTI

povertà

Aiutare le persone in difficoltà e dare loro fiducia nel futuro. Questo l’obiettivo del Fondo San Giuseppe. Un intervento fondamentale per affrontare i risvolti economici della pandemia. In un momento in cui proprio le persone più deboli hanno rischiato le conseguenze peggiori.

Come è capitato a F.K., 55enne italiano di origine albanese, che vive con la moglie nel Decanato di Vimercate. Molto appassionato del suo lavoro, a tempo indeterminato, in una pasticceria. «A fine febbraio è finito il lavoro a causa del lockdown – racconta -. Anche mia moglie è rimasta a casa. E abbiamo potuto contare sulla cassa integrazione solo per il mese di marzo. Abbiamo il mutuo da pagare e dovevamo far fronte alle spese quotidiane. Non sono mai stato abituato a chiedere niente. Ma questa volta non ho potuto proprio farne a meno. Il Fondo mi ha dato un grandissimo aiuto», ammette.

La moglie era cameriera al piano in un hotel, che ha smesso di lavorare a causa della pandemia. Aveva un contratto a tempo determinato, che dopo la sospensione non le è stato rinnovato. Per fortuna a lui è andata meglio e almeno ha ripreso parzialmente. «Adesso il proprietario mi ha richiamato. Ma il lavoro è poco: faccio solo tre ore», spiega. Prima preparavano brioches per ristoranti, bar e alberghi. Quattromila al giorno. Ora solo ottocento. «Molti alberghi sono chiusi, i bar usano prodotti surgelati. Perciò ci alterniamo io e il mio collega. Se le cose nei prossimi mesi dovessero migliorare potremmo riprendere come prima. Lo spero tanto!», confessa.

Perdere il lavoro da un giorno all’altro, non sapere come far fronte alle necessità fondamentali. Una situazione ancora più complicata quando bisogna anche aiutare un figlio malato. Come è successo a C.F. Quarantasette anni, sposata con tre figli minori. Con la famiglia occupa abusivamente un alloggio. «Lavoravo nelle mense e servivo il pasto ai bambini. Ma con il coronavirus sono rimasta a casa e lo sono ancora», spiega. Se tutto va bene, potrà riprendere da metà ottobre. Ma ha ricevuto solo la prima tranche di Cig. Anche il marito, assunto, non ha ripreso pienamente il lavoro. E far fronte alle spese quotidiane è davvero difficile. «Il Fondo mi ha proprio dato una mano, così ho potuto acquistare le medicine per mio figlio, che soffre di asma: i farmaci che prende non sono mutuabili perché, a causa del lockdown, non ho fatto in tempo a fare le pratiche per l’esenzione. Un giorno ha avuto un attacco molto violento e stava quasi per soffocare: mi sono davvero spaventata. Mi hanno detto poi che deve fare alcuni accertamenti, perché questo problema potrebbe dipendere dal cuore», precisa. Ma a causa della pandemia ha dovuto rimandare anche quelli. Con il rischio di contagio elevato, infatti, gli ospedali sono stati per molto tempo off-linits per chi aveva patologie diverse dal Covid. «Senza il Fondo non so come avrei fatto. Mi ha dato un aiuto importantissimo», conclude.

 

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