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Esperienza

Seminaristi, una fraternità condivisa

Continua l'esperimento degli studenti di terza Teologia, che dallo scorso settembre hanno vissuto una convivenza presso alcune comunità della Diocesi. «La vicinanza alla vita di una parrocchia permette di sperimentare una testimonianza reciproca», spiega don Castagna, rettore del Seminario

di Ylenia SPINELLI

29 Maggio 2024

Vivere in piccole fraternità, condividendo la routine quotidiana, scandita da preghiera, studio e faccende domestiche. È ciò che il Seminario di Milano ha pensato per i suoi studenti di terza Teologia, un esperimento, partito lo scorso settembre, che si inserisce nella riconfigurazione del percorso in preparazione al sacerdozio.

A testare questa nuova modalità di convivenza sono stati undici seminaristi divisi dagli educatori in tre gruppi, ciascuno ospitato in una diversa comunità della Diocesi (Lurate Caccivio, Saronno e Gavirate), non troppo lontana da Venegono, per permettere ai ragazzi di frequentare ogni mattina le lezioni in Seminario.

Oggi, a distanza di otto mesi, si può provare a fare un bilancio di questo esperimento che avrà una durata triennale e che dunque coinvolgerà, con gli opportuni aggiustamenti, altri seminaristi di terza Teologia. «È parso proficuo introdurre, dopo il biennio – spiega don Enrico Castagna, rettore del Seminario – un elemento di discontinuità che offrisse altri aspetti su cui verificarsi. In particolare, questa esperienza offre l’opportunità di una condivisione e collaborazione più stringente con alcuni fratelli. Allo stesso tempo la vicinanza alla vita di una Comunità pastorale permette di sperimentare una testimonianza reciproca tra comunità e seminaristi nella linea della fraternità per la missione, tipica del presbiterio diocesano».

Un’esperienza unica in ciascuna delle tre fraternità, che non ha mancato di produrre i frutti desiderati. «Il fatto di doversi esporre o di dover accogliere l’altro nella sua differenza e con i suoi ritmi, il fatto di dover decidere insieme per tanti aspetti della quotidianità e altre dinamiche tipiche di una stringente vita comune sono state un’esperienza reale e provocante», sottolinea il rettore, aggiungendo: «Si è potuto riflettere più concretamente su uno stile diocesano che vada al di là di appartenenze e affinità. I momenti di confronto tematici con le coppie di sposi e i presbiteri della Comunità pastorale ospitante sono stati proficui e hanno offerto elementi di verifica utili. Inoltre i seminaristi hanno potuto sperimentare una gestione economica sobria e condivisa».

La presenza delle fraternità ha arricchito le comunità che le hanno ospitate, come quella di Lurate Caccivio, il cui responsabile è don Flavio Riva. «I seminaristi hanno aperto dialoghi e possibilità di confronti – racconta il sacerdote -. Se ne sono accorti gli adolescenti, i diciottenni e i giovani che, a partire dall’ascolto della Parola, hanno condiviso con Michele, Pietro, Federico e Simone le domande che fanno pensare, scaldano il cuore e aprono i cammini».

Un dono anche per don Flavio che con i seminaristi ha vissuto diversi momenti della giornata, dalla Messa mattutina con interventi sintetici, «schegge omiletiche», come le ha scherzosamente ribattezzate, per permettere ai ragazzi di arrivare in tempo alle lezioni a Venegono, alla liturgia delle ore curando le pause, il silenzio e il canto. «Grazie alla loro presenza sono tornato indietro negli anni – ammette il sacerdote – ricordando quello che ci diceva l’allora rettore maggiore, mons. Serenthà: ovvero che per fare bene il prete bisogna rimanere un po’ seminaristi, uomini in cammino, desiderosi di imparare dalla vita e dal Maestro».