Insegnanti, studenti e genitori partecipano alla celebrazione eucaristica vespertina presieduta alle 17.30 dall'Arcivescovo. Le testimonianze di due docenti, Marco Magni e suor Laura Mascher, sul loro ruolo di educatori

di Claudio URBANO

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L’attesa che porta con sé il tempo dell’Avvento è in fondo della stessa natura di quella speranza verso il futuro che anima i ragazzi, e il lavoro dei loro educatori. Per questo tanti insegnanti hanno accolto con favore l’invito dell’Arcivescovo a partecipare alla Messa in Duomo in questa seconda domenica di Avvento (19 novembre), insieme agli alunni, ai genitori e ai ragazzi ed educatori dei gruppi sportivi. Tra l’altro la proposta di anticipare la celebrazione con visite guidate al Museo del Duomo e al Museo Diocesano è stata recepita con grande interesse: i 400 posti disponibili sono andati esauriti nel giro di una settimana.

«Sono sicuro che monsignor Delpini coniugherà benissimo il tema dell’Avvento con il lavoro di speranza che facciamo tutti i giorni», commenta Marco Magni, insegnante di Lettere nella Scuola media di Malgrate, che ha voluto pubblicare sul sito d’istituto l’invito arrivato dalla Diocesi. Magni riflette sul ruolo dell’educatore, così come quello del cristiano: «La speranza non può essere verso qualcosa di utopico, di troppo lontano nel tempo; deve essere piuttosto calata nel concreto. Ogni giorno, proprio nel lavoro quotidiano coi ragazzi, devo poter vedere un passo di speranza. Quando poi vengono a trovarmi gli ex alunni, e li vedo cresciuti in positivo, vedo la speranza realizzata».

Non sfuggono naturalmente le difficoltà della missione di educatore, insita in quella di insegnante. «Durante l’Avvento l’Arcivescovo ha voluto invitare tutte le categorie di persone che si prendono cura degli altri – osserva suor Laura Mascher, docente di Religione al Liceo scientifico dell’Istituto Cocchetti di Milano, guidato dalle suore Dorotee, che sarà in Duomo insieme ad alunni e genitori -. Abbiamo voluto essere presenti con tutte le componenti della scuola per mostrare l’unità che cerchiamo di creare nel nostro istituto, un’unità che certo facilita il lavoro educativo». Anche se ovviamente non è sempre così. «I problemi che ci sono qui – ricorda suor Laura, riferendosi al suo istituto – non sono diversi da quelli della scuola statale», tra genitori iperprotettivi e ragazzi che – proiettati naturalmente verso una maggiore indipendenza nel loro percorso di crescita – non sono sempre ricettivi verso le indicazioni degli insegnanti. Per questo suor Laura spiega di attendersi dalle parole dell’Arcivescovo un ulteriore stimolo, uno sprone rispetto al compito educativo, mentre porterà con sé la preghiera perché «il Signore rinnovi ogni giorno la speranza e la passione di educare nel mondo di oggi, con tutte le sfide che questo comporta, per saper sempre scoprire quanto di bello c’è in ogni persona e saperlo promuovere».

Un’intenzione che evidentemente ne racchiude tante altre, come numerose sono le istanze che porteranno con sé gli insegnanti nella Messa con l’arcivescovo. Così Magni riassume la soddisfazione di chi sarà in Duomo per l’invito rivolto a «una categoria così specifica», impegnata però in un compito che sembra non esaurirsi mai quale è quello educativo. Magni riassume così la sfida quotidiana dei professori, «sotto pressione per i tanti problemi della scuola, per i tanti cambiamenti dal punto di vista educativo, per le attenzioni specifiche che esige ogni ragazzo», da una parte. Dall’altra c’è quella concretezza del quotidiano e quella speranza nel futuro che forse possono permettere di non caricare di un peso eccessivo la dimensione della scuola, di cui spesso si vedono solo i problemi e le tensioni. «Magari – conclude Magni – il vescovo saprà dare un accento positivo anche a questa nostra sfida quotidiana».

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