L’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica vigiliare e ha incontrato i sacerdoti del Decanato Zara. «Siete una comunità viva», ha detto, «un decanato molto importante e significativamente ricco di esperienze diverse»

di Generoso SIMEONE

Santa Maria alla Fontana

Una zona articolata e differenziata della città, a cavallo tra il centro e la periferia. Una zona che incontra tutti i fenomeni che sono in atto all’inizio di questo millennio. Così il cardinale Angelo Scola ha definito il decanato di Zara nella sua visita pastorale di sabato 17 gennaio durante la messa presieduta nella chiesa gremita di Santa Maria alla Fontana, nel cuore del quartiere Isola di Milano.
Prima di cominciare la celebrazione eucaristica l’arcivescovo ha incontrato in una sala parrocchiale i bambini delle scuole elementari e medie incoraggiandoli nel loro percorso di avvicinamento alla comunione e alla cresima. Scola ha invitato i più piccoli a pensare e a non dimenticare i loro coetanei di altre parti del mondo che vivono in una condizione di sofferenza. L’avvio della liturgia in chiesa è stato preceduto da un intervento del parroco, don Roberto Viganò. Il sacerdote ha voluto ricordare San Benedetto Menni e Beata Eugenia Picco, due figure vissute nel decanato di Zara.
«Per l’Arcivescovo», ha esordito Scola nella sua omelia, «il momento della celebrazione eucaristica con il suo popolo è il più ricercato e il più sentito. Le otto parrocchie del vostro decanato sono un microcosmo, un mondo in piccolo che affronta tutte le problematiche e le contraddizioni dei tempi che viviamo. Ho avuto modo di conoscere la varietà delle vostre esperienze e del vostro impegno e vi sono riconoscente perché decidete di vivere nella bellezza di Cristo».
Scola si è poi soffermato sulle letture e sul Vangelo, che ha ricordato il miracolo delle nozze di Cana. «La liturgia della parola», ha detto il Cardinale, «ci ha offerto degli spunti interessanti. Tutto ruota attorno al tema dell’Epifania, vale a dire alla manifestazione universale di Gesù. Siamo invitati a riconoscere Gesù come unico vero salvatore di tutti gli uomini.
Nel Vangelo che abbiamo letto questo aspetto ci viene rimandato attraverso un elemento molto semplice, ma al tempo stesso potente: il banchetto. Il convito non è solo nutrimento, ma rappresenta il dilatarsi del bisogno di relazione con l’altro. Siamo invitati a radicare la nostra esperienza affettiva, che il convito simboleggia, dentro la stessa modalità di amore che Cristo intrattiene con ciascuno di noi. In questo modo diventiamo tutti fratelli, figli dell’unico Padre».
Non è mancato un accenno ai recenti fatti d’attualità che stanno preoccupando il mondo. «Quando la storia ci scuote in circostanze tragiche”, ha proseguito Scola, «se siamo seri sentiamo il bisogno di un salto di qualità in ciò che più caratterizza il nostro Io, vale a dire la fede. Dobbiamo essere radicati e costruiti su Gesù, saldi nella fede. L’esempio è il comportamento di Maria alle nozze di Cana. Abbiamo letto che non reagisce di fronte alla frase di Gesù “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”, ma semplicemente dice ai servitori “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Maria è la prima credente».
Al termine della celebrazione eucaristica l’Arcivescovo ha parlato direttamente ai fedeli richiamando il valore dell’unità. «Siete una comunità viva», ha detto, «un decanato molto importante e significativamente ricco di esperienze diverse. Tuttavia l’unità della comunione prevalga su tutto il resto, non è possibile che una differenza di opinione divida. Ci vuole uniformità nell’unità».
Scola ha poi invitato a comunicare in modo semplice e immediato la bellezza dell’esperienza umana che, come credenti, viviamo in Cristo.
«La famiglia», ha detto, «deve essere soggetto dell’annuncio del Vangelo e non solo oggetto della cura dei sacerdoti. Prendete in considerazione, nelle vostre case, la preghiera. Gesti come il segno della croce al mattino e consegnarsi a Maria alla sera».
Il Cardinale ha poi invitato i parrocchiani a «usare gli strumenti che la Diocesi mette a disposizione per farci un’idea di dove sta andando il mondo attraverso i centri culturali, le sale di incontro, anche il cinema».
L’ultimo pensiero è stato per i più piccoli. «Uno dei compiti più importanti», ha concluso Scola rivolgendosi ai bambini, «è che impariate a voler bene».

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