Sabato il cardinale Scola presiede la celebrazione eucaristica vigiliare nella parrocchia di Santa Maria alla Fontana e incontra i sacerdoti del Decanato. Il parroco e decano don Roberto Viganò presenta la visita e l'attività della comunità, particolarmente impegnata verso i ragazzi

di Cristina CONTI

Don Roberto Viganò

Sabato 17 gennaio il cardinale Scola si recherà in visita pastorale alla parrocchia di Santa Maria alla Fontana di Milano (nell’omonima piazza). Alle 18 presiederà la celebrazione eucaristica vigiliare e al termine incontrerà i sacerdoti del Decanato Zara. «La visita dell’Arcivescovo si inserisce nel suo programma di visitare i Decanati e incontrare le diverse comunità parrocchiali», spiega il parroco e decano, don Roberto Viganò.

Come vi siete preparati a questo appuntamento?
Abbiamo fatto un percorso di preghiera e stiamo leggendo i testi dell’Arcivescovo La Comunità educante e Un nuovo umanesimo per Milano e le terre ambrosiane. Stiamo cercando, insomma, di approfondire le sue parole. Per il primo di questi testi, per esempio, abbiamo organizzato incontri con le catechiste della nostra parrocchia e con quelle della parrocchia del Sacro Volto, con cui seguiamo il cammino di pastorale giovanile.

Sul vostro territorio si svolgono attività particolari?
Ci sono alcuni momenti forti. La Via Crucis del Venerdì santo, per esempio, prevede un percorso che termina alla parrocchia del Sacro Volto. A fine maggio, invece, facciamo una processione che parte dal Sacro Volto e arriva a Santa Maria alla Fontana. Il nostro è un santuario molto bello, chiamato anche «la piccola Lourdes di Milano», fondato nel 1507 da Carlo D’Amboise dopo aver ottenuto una guarigione miracolosa.

La crisi economica si è sentita nel vostro territorio?
Il tessuto sociale qui è eterogeneo: le condizioni economiche sono mediamente buone, c’è qualche situazione di povertà. La crisi si è sentita e abbiamo cercato di aiutare le famiglie più in difficoltà attraverso i centri di ascolto e aumentando notevolmente la distribuzione dei pacchi viveri, che oggi raggiungono 80-90 famiglie ogni mese. La situazione comunque non è drammatica: la crisi si sente, ma la comunità è disponibile e attenta. Dal 2007 abbiamo costituito un Fondo di Solidarietà per le famiglie e le persone che hanno necessità: è sostenuto generosamente dai parrocchiani che sono molto sensibili ai poveri della zona.

Giovani: a che punto siamo?
La pastorale giovanile in città è sempre difficile, ma ci sono segni di speranza. In Decanato, a questo proposito, stiamo facendo un buon lavoro, con una collaborazione intensa tra i diversi oratori, attività comunitarie per le elementari, le medie e gli adolescenti. Ogni anno da noi si svolge poi un pellegrinaggio, rivolto a tutti i preadolescenti appena cresimati, che coinvolge tutte le parrocchie: le mete sono Roma (per riflettere sulle figure di Pietro e Paolo), Venezia (per approfondire la figura di San Marco) e Assisi (sulle orme di San Francesco e Santa Chiara). Questi luoghi vengono riproposti ogni tre anni in un cammino che ci aiuta a riscoprire la fede. Ci sono poi tentativi di proporre esperienze giovanili particolari, come il Cammino di Santiago. Le parrocchie fanno catechismo insieme e ci sono buone proposte comuni per la pastorale giovanile. Diverse sono le comunità religiose presenti nel territorio e impegnate su questo fronte: salesiani, pavoniani, sacramentini. Oltre, ovviamente, ai vicari parrocchiali.”

Anziani: com’è la situazione?
Col passare degli anni gli anziani l’età media degli anziani si è alzata. C’è una notevole presenza di anziani nella nostra parrocchia anche a causa dei costi elevati delle case che costringono le famiglie più giovani ad abbandonare la città. Un gruppo si occupa della terza età e abbiamo una particolare attenzione per la pastorale dedicata a queste persone. Nella parrocchia abbiamo anche un centro di incontro attivo dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 18: si chiama “Oasi” e propone un cammino spirituale e culturale, proiezione di film, promozione di aspetti particolari che emergono dalla vita quotidiana. Ci ritroviamo inoltre annualmente a maggio per un momento di preghiera e di fraternità nel nostro santuario.

Ci sono molti stranieri nel vostro Decanato?
C’è una presenza consistente di immigrati di tutte le nazionalità. I cinesi hanno soprattutto attività commerciali, i musulmani non sono molti e c’è un numero elevato di persone che provengono da Paesi di tradizione cattolica, che hanno instaurato un rapporto cordiale e fraterno con la comunità, partecipano all’Eucaristia e sono bene inseriti in parrocchia e in oratorio.

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