Nell’80° della costruzione della sede del Seminario e nel 450° della sua istituzione, la Veglia vocazionale presieduta dall’Arcivescovo: «L’intera di ogni uomo è una risposta a una chiamata che si realizza in ogni istante»

di Annamaria BRACCINI

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Simone, 25 anni di Buccinasco, uno dei sedici seminaristi ambrosiani che frequentano la IV Teologia, era sotto la doccia, un giorno di fine settembre del 2008, quando – lo spiega lui, con emozione – vede, come in un flash, il suo futuro come prete. Due anni per decidere, e ora, dopo un quinquennio di Seminario, «anni meravigliosi, in cui Dio mi ha ribaltato e sorpreso, anni di conversione», è qui a raccontare la sua vocazione: «Ho capito che Dio vuole da me che io sia un vero uomo che corre verso il Suo amore, quello che ci rende liberi e felici».

Di storie tutte diverse e insieme uguali nell’unico desiderio di arrivare al Ministero ordinato, ce ne sarebbero tante: 154 storie di giovani, ma ormai non mancano anche i quarantenni, che si preparano con il cammino seminaristico al loro domani sacerdotale. Come quelle dei sedici Diaconi che diventeranno preti il prossimo 13 giugno e che, con i loro genitori, siedono ai lati dell’altare della Basilica interna al Seminario di Vengono, dove il Cardinale presiede la Veglia vocazionale nella 52° Giornata Mondiale delle Vocazioni. 

Nel Seminario che, in una sorta di open day, è stato in festa per un intero giorno, tra musica, banchetti per la vendita di graziosi oggetti disseminati sotto i portici, punti gastronomici, – si ricorda anche l’ottantesimo della sede di Venegono Inferiore, e il 450° dell’istituzione del Seminario arcivescovile di Milano – scende il silenzio quando le campane richiamano in chiesa dove, per la preghiera vocazionale, gente di tutte le età si affolla e moltissimi giovani siedono assiepati per terra fin alle spalle dell’altare. Prima, in una suggestiva penombra, poi, con il Rito della luce che illumina in tutti i sensi, la Basilica, si celebrano i Vespri, si ascolta la Parola di Dio, la riflessione di papa Benedetto tratta dal Messaggio per il Congresso Latinoamericano sulle vocazioni del 2011, la testimonianza di chi ha provato la bellezza della chiamata. Chiamata che è anche il cuore dell’omelia dell’Arcivescovo, che prima della preghiera pubblica incontra alcuni giovani impegnati nel cammino vocazionale.

«La vocazione che, vuol dire chiamata, domanda una risposta», dice il Cardinale, aggiungendo: «Chiediamoci quale sia la chiamata più importante. È quella alla vita, perché chiunque viene al mondo, attraverso i genitori, lo deve a Colui che lo ha messo nell’esistenza e qui lo mantiene. Dunque, l’intera vita dell’uomo e di ogni uomo è una risposta e la vocazione si realizza in ogni istante, perché in questo momento io, voi, tutti noi, stiamo rispondendo a Dio, il Creatore». Un’esistenza, quindi, da sperimentare nella dimensione della risposta e che, pur con i limiti e i peccati umani, riveli un preciso stile connotato dall’amore.

«Lo dico soprattutto ai ragazzi – scandisce il Cardinale rivolgendosi ai più giovani -. Bisogna imparare ad amare, anche se tutti, specie oggi, in Europa, credono di sapere ogni cosa. Il problema è che sotto la parola amore vi è tutto e il contrario di tutto, mentre amare – se si ha la vocazione al matrimonio e alla costruzione di una famiglia – vuol dire volere il bene per il bene dell’altro e non usare mai il prossimo per il proprio piacere». La vocazione a Dio «è una forma di amore che realizza integralmente la persona. Come si fa a impararla? Non certo da soli, ma affidandosi e prendendo sul serio la vita secondo Gesù, che è l’amicizia è la fraternità in Lui da coltivare ogni giorno. Lasciatevi aiutare nell’appartenere a una Comunità». E tutto con la certezza che viene da un Dio affidabile, sottolineata dalle parole dell’Orazione che l’Arcivescovo cita: “Concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e di desiderare ciò che prometti”. «È il dovere che ordina l’amore, gli dà direzione, lo rende potente. La felicità, promessa da Dio – conclude Scola -, è il compimento della nostra vita ed è questo che dobbiamo desiderare».

Poi, alla fine, dopo «l’abbraccio spirituale» del Cardinale a ognuno, il grande applauso, le premiazioni del quinto Torneo di calcio pomeridiano e la consegna della targa per la quarta Rassegna musicale “AlwaysWrock”, mentre la sera scende, nella cena comunitaria ci si prepara ad ascoltare tutti insieme l’attesissimo concerto dei  “ParRoks”.

 

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