Presiedendo in Duomo la Celebrazione per la prima domenica di Quaresima e il Rito dell’imposizione delle ceneri, il Cardinale ha sottolineato il valore di un momento straordinario per vivere la conversione del cuore e la penitenza. Un pensiero commosso alla drammatica vicenda di Chiuso: «Come non avere il cuore trafitto per l’odierna tragedia di Lecco?»

di Annamaria BRACCINI

rito delle ceneri

La Quaresima che non «è tempo di parole o di conferenze, ma di radicamento in Cristo. Tempo favorevole per il cambiamento delle nostre relazioni costitutive, tempo di concretezza da vivere nella penitenza e nella fraternità».

In Duomo il cardinale Scola presiede l’Eucaristia della prima domenica di Quaresima e la sua riflessione, proposta alle migliaia di fedeli riuniti in Cattedrale, è tutta un invito a vivere, come figli di Dio, la compiutezza dell’umano portando la gioia del Vangelo nel grande campo che è il mondo.

«La Quaresima ci invita a ricominciare il nostro cammino dietro Gesù, non persi dietro a noi stessi, alla distrazione delle cose o degli affetti che occupano, talvolta, tutto lo spazio della nostra coscienza», sottolinea subito l’Arcivescovo. E scandisce le prime parole che il Signore pronuncia all’inizio della sua missione pubblica – “Convertitevi e credete al Vangelo” –, che vengono ripetute, alla fine della Celebrazione, nel Rito dell’imposizione delle ceneri. Ceneri che, anche visivamente, ricordano la necessità della conversione del cuore in quella logica battesimale che, non a caso, la liturgia ambrosiana richiama con insistenza proprio nel cammino quaresimale, delineato come tempo di “tensione tra morte e nascita”. Una rinascita che trova la sua radice nel vivere «in pienezza i rapporti costitutivi che ci accompagnano ogni giorno: la relazione con Dio – che provoca la nostra libertà –, quella con gli altri – fratelli nell’unica paternità di Dio – e quella con noi stessi, capaci, nella conversione, di riscoprirci». E l’appello è, allora, alla fraternità «come dimensione centrale del nostro essere cristiani nell’apertura a tutti i nostri fratelli e sorelle che compongono al famiglia umana».

Fraternità che è carità, nota il Cardinale, e che ci rende «costruttori di vita buona anche in questi momenti in cui la zizzania sembra vincere, in tempi pieni di contraddizione».

La Quaresima è quindi un «tempo favorevole», da vivere nell’Eucaristia, perché, come scrive papa Francesco nel suo messaggio, «vi è una sola miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo». Quel Cristo che è l’innocente per eccellenza e che, nel Vangelo del giorno, vince la tentazione: «Anche noi siamo messi molte volte alla prova, ma qui emerge chi siamo, la consistenza che abbiamo, ciò che veramente è importante per noi», aggiunge l’Arcivescovo.

Anzitutto è importante, o dovrebbe esserlo, la penitenza, «cioè l’andare al profondo di noi stessi perché emergano la nostra verità e la capacità di tendere alla giustizia, accostandosi al sacramento della Riconciliazione, col digiuno e con le opere di carità», come quelle concretissime cui chiama la nostra diocesi, la “Quaresima di solidarietà” ed il sostegno al Fondo Famiglia-Lavoro. E, poi, la preghiera personale e liturgica, magari «la rinuncia ad un pasto settimanale», la pratica della Via Crucis proposta anche in Duomo attraverso il cammino catechetico dei martedì guidato dello stesso Arcivescovo. Senza dimenticare la vicinanza con chi soffre nel mondo e nelle nostre terre, da testimoniare «con la preghiera per il popolo ucraino, per tutti i fratelli cristiani uccisi a causa della fede». Il pensiero va anche al dramma di queste ore consumatosi a Chiuso: «Come non avere il cuore trafitto per l’odierna tragedia di Lecco?», dice commosso il Cardinale.

«La preghiera ci aiuti a portare il nostro smarrimento che non può non essere smarrimento di tutta la nostra società e la nostra impotenza non priva di responsabilità. Penitenza e letizia sembrano agli antipodi, invece, in forza della Pasqua di Cristo, a cui ci vogliamo preparare con decisa energia, diventano espressione del paradosso cristiano della conversione».

E, in conclusione, dopo un richiamo del Cardinale ancora «alla preghiera quotidiana» – preziosa in questo tempo – si rinnova il Rito dell’imposizione delle ceneri, che tra le navate del Duomo dura a lungo per i moltissimi fedeli che ordinatamente, in molte diverse file, convergono verso l’altare maggiore per riceverle.

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