Con la Celebrazione eucaristica presieduta nella parrocchia “San Domenico”, il Cardinale ha aperto la Missione Francescana Cittadina. Moltissimi i fedeli che ha hanno partecipato anche al cammino iniziale, partito dalla Prepositurale di San Magno

di Annamaria BRACCINI

Missione Legnano

«Avete un gioiello preziosissimo, custoditelo e venite a pregare».

Le parole con cui il cardinale Scola si rivolge ai fedeli, nella breve sosta che compie nella basilica di San Magno, dopo averne ammirato le preziose pitture e pregato presso le reliquie del Santo, sono come la sintesi dell’intero messaggio che l’Arcivescovo lascia a Legnano. Si  apre, così, la Missione Francescana Cittadina con la consegna del Mandato ai Missionari. Proprio da San Magno, infatti, si avvia il cammino: davvero tanta la gente che partecipa, dai più piccoli con le lanterne alle autorità con il sindaco; dai sacerdoti e religiosi alla rappresentanza della Comunità albanese che qui conta oltre 1300 presenze. Si arriva alla parrocchia di san Domenico in cui si fatica a entrare, perché la chiesa è già gremita. In un clima gioioso si avvia l’Eucaristia, presieduta dall’Arcivescovo e concelebrata da oltre 50 sacerdoti: disposti sull’Altare maggiore e, come una corona, ai suoi piedi, ci sono i presbiteri delle 8 realtà della città, naturalmente i Francescani, con il coordinatore nazionale delle Missioni al Popolo dei Frati minori d’Italia, fra’ Giovanni Paolo Bianco, gli impegnati nella Missione, il decano del Decanato Legnano, don Fabio Viscardi e il prevosto, monsignor Angelo Cairati. È lui che, nel suo saluto di benvenuto, dice: «Come Chiesa siamo minoranza, tuttavia, lungi dall’abbatterci, vogliamo essere minoranza creativa. Dunque, il nostro intento dare testimonianza: questo è il senso profondo della Missione Cittadina».             

«Iniziando questo straordinario momento volete accogliere Gesù che viene tra noi, sopra e dentro di noi. La sua relazione amorosa è così potente da incorporarsi a noi stessi perché siamo assimilati a Lui e non Lui a noi», osserva il Cardinale.

Eppure, per Scola, «sentiamo una distanza dentro il nostro cuore, il non riuscire a fare emergere tale suo incorporarci, così che, lentamente, la potenza spirituale e concreta della sua presenza sfuma e non prolunghiamo il senso di questa appartenenza nel quotidiano investendone tutti gli ambienti dell’umana esistenza».

Dalla frase del Vangelo di Marco, con Cristo che rimprovera gli Undici per la loro incredulità, nasce una prima riflessione: «Il Signore si comporta così perché i Discepoli non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto, ai testimoni che sono il modo con cui la Fede si fa evidente. La fede, infatti, passa sempre dal testimone. Non li rimprovera per la loro fragilità, per il peccato, ma per l’incredibilità e la durezza di cuore che impedisce di riconoscerlo risorto attraverso il documento dei testimoni». Segno di testimonianza che, invece, vogliono essere i Francescani a Legnano, «con un gesto che ci metterà in condizione di condividere, attraverso le opere di misericordia, quell’amore che il Signore non smette di donarci gratuitamente».

«Dobbiamo pendere molto sul serio il dono che Dio fa a Mosé, inviandolo al faraone (nella prima Lettura è stato appena proclamato il Libro dell’Esodo): «Questo mandato non vale solo per i Missionari, ma per tutti. È il cristiano a essere in se stesso missione. Quanto confondiamo l’essere missionari con iniziative, con il tentativo di guadagnare l’altro, e quanto poco comprendiamo che esserlo a che fare con la conversione quotidiana. Dobbiamo lasciarci mandare fino agli estremi confini del mondo proclamando il Vangelo a ogni creatura», come si legge sempre nella pagina di Marco: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto”.

«Uscire da questa chiesa è questo partire. I discepoli sono pronti a dare la vita perché lo hanno visto risorto e questo vale anche per noi, non c’è differenza sostanziale. Occorre  essere certi della compagnia del Signore – che non si è allontanato dal suo popolo  ascendendo al cielo – perché la Chiesa stessa è compagnia guidata al destino della Trinità, la grande casa dalle porte aperte. Praticate con generosità le opere di misericordia, fatevi missionari tra i missionari, testimoni. La bellezza di Cristo non può essere negata alcun modo o strappata dal volto del cristiano, perché Dio si è fatto, con Gesù, compagno, amico, fratello di ognuno attraverso una nuova parentela. Se siamo umili e semplici nella fede possiamo essere un segno di creatività e libertà per ogni nostro fratello. La Missione sia come una rugiada del mattino per questa importante città».

Poi appunto la consegna del Mandato al centinaio di Missionari – Francescani, suore e laici – che fino al 23 ottobre porteranno il Vangelo per le strade della città, animando un fittissimo calendario di  incontri (www.missionelegnano.it) nel quadro dell’iniziativa rivolta a tutti, come recita il pieghevole che, nei giorni scorsi, è stato recapitato in 25mila caselle di posta della città. Filo conduttore della Missione che terminerà, sempre in San Domenico, il 23 ottobre, è la frase dell’episodio evangelico di Zaccheo: “Oggi devo fermarmi a casa tua”. Un’attenzione particolare verrà rivolta ai giovani e ragazzi, tanto che i Missionari affiancheranno gli insegnanti di religione ed entreranno nelle classi terze, quarte e quinte Superiori, andandoli anche a incontrare in piazza, nei centri commerciali, nei locali della movida. Anche l’importante realtà delle Claustrali del Carmelo di Legnano (incontrate privatamente dal Cardinale prima della celebrazione) prenderanno parte alla Missione, con la preghiera.

«Lei a nome della Chiesa ci ha dato il via e le diciamo grazie. Qui rappresentiamo tutta Italia», dice, infine, fra’ Bianco, che arriva da Napoli, e sottolinea i percorsi pensati per gli adolescenti, i giovani, le famiglie e l’Ordinazione sacerdotale del carmelitano fra’ Roberto che avverrà domenica. 

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