Molte centinaia di fedeli hanno partecipato alla tradizionale Processione mariana che, da oltre un secolo, si svolge per le vie che circondano la parrocchia di Santa Maria di Caravaggio. «Abbiamo tutti bisogno di perdono per ripartire ogni mattina», ha detto l’Arcivescovo

di Annamaria BRACCINI

Processione  Caravaggio1

Insieme per riflettere, al termine del mese mariano e in questo Anno Santo della Misericordia, sul perdono di Cristo che avvolge noi oggi e, duemila anni fa, le donne e gli uomini che gli furono accanto. Così – attraverso i cinque misteri recitati nella Processione guidata dal cardinale Scola, che segue la statua della Madonna di Caravaggio – l’adultera, Zaccheo, il figlio pentito, il ladrone appeso alla croce, Pietro sembrano animarsi e uscire dalle parabole evangeliche per indicare la via di un riscatto sempre possibile. Le vie che si percorrono tra i locali della movida giovanile ed edifici di epoche diverse – con le case di ringhiera strette tra moderni palazzi, a testimonianza del crescere disordinato della città – sono quelle della popolosa zona a sud di Milano, nata intorno ai Navigli, da cui prende nome anche il Decanato.

Si parte e si arriva nella bella parrocchia intitolata a Santa Maria di Caravaggio, sorta come piccola costruzione lignea di devozione mariana, divenuta nei decenni il cuore del quartiere, tanto che la Processione – con la statua identica a quella che si trova nel Santuario di Santa Maria del Fonte a Caravaggio e il Gonfalone, risalenti al 1902 – si svolge da più di un secolo, sempre nei giorni dell’apparizione di Maria alla Beata Giannetta.

L’Arcivescovo – a cui sono vicini una ventina di sacerdoti, tra cui il parroco don Prinza, il decano don Cazzaniga e altri presbiteri provenienti dalle parrocchie del Decanato – la definisce «un gesto pieno di valore», nell’omelia rivolta alle centinaia di fedeli che si affollano in chiesa, dove in altare maggiore è riposta la statua: «In primo luogo, il valore di questo gesto che si è tramandato di generazione in generazione insieme alla nostra fede e all’amore alla Vergine, sta nella sua antichità. In secondo luogo, è importante la scelta di dedicare la recita del Santo Rosario a talune manifestazioni della grande misericordia del Dio incarnato, di Gesù e di sua madre, Maria, per tutto il popolo, che, come si vede bene qui, siamo noi: il popolo santo di Dio. Una misericordia che raggiunge ciascuno personalmente». E aggiunge: «In terzo luogo, è un gesto che ha voluto essere una testimonianza pubblica della nostra fede».

Significato, questo, che Scola tiene a sottolineare in modo specifico: «Tutti noi percepiamo che il mondo sta cambiando molto e che, per tanti nostri concittadini e ospiti di Milano, ciò che abbiamo compiuto appare privo di significato: dagli uomini della generazione di mezzo in giù, viene sentito come una stranezza. Invece noi siamo certi di aver portato, in questo bel quartiere, un segno di speranza». Quella di cui ogni persona – «lo sappia o meno» – ha necessità: «Speranza di cui Milano – che sta, forse, lentamente trovando la sua fisionomia di metropoli nel contesto dell’Europa e della realtà mondiale – ha tanto bisogno. Infatti, solo la speranza ci dà quel tanto di pace che ci permette ogni mattina di riaprire la nostra giornata nell’abbraccio della misericordia di Dio Padre, manifestatasi nel dono totale di sé offerto da Gesù che si fece trattare da peccato, lui che non aveva conosciuto peccato, per la nostra redenzione e per la nostra salvezza».

Tre elementi, nota ancora il Cardinale, di cui la realtà parrocchiale e decanale devono «andare fieri e tramandare», spiega guardando nelle prime file i tanti ragazzini, che hanno da poco ricevuto la Prima Comunione e la Cresima. «Voglio solo aggiungere un elemento che sento prezioso per la mia persona: questa speranza che ci viene dalla Madonna – come dimostra il grande avvenimento dell’apparizione a Caravaggio, di cui voi fate memoria per tutta la città -, ci consente di vivere fino in fondo la misericordia di Dio che salva noi, nonostante noi».

Da qui il richiamo agli episodi di perdono – la forma più elevata e permanente del dono che ci fa rinascere e ci rigenera dal profondo – narrati durante la Processione: «Il peccato, se lo riconosciamo e ne proviamo autentico dolore, è vinto dall’amore che Gesù ci vuole». Come fu per l’adultera, Zaccheo e il figlio smarrito, che torna a casa atteso dal padre, così è, per noi, l’abbraccio pieno di commozione del Signore.

«Come non mettersi nei panni di Pietro al quale Gesù chiede per tre volte: “Mi vuoi bene? Lasciamo che questa domanda sia rivolta a ciascuno di noi. Lasciamo che la resistenza che possiamo avere nel cuore e che il nostro venire qui ha vinto, sia frantumata dall’abbraccio di Cristo, attraverso la strada di Maria. È compito della donna portare ogni uomo all’esperienza dell’amore, portarlo verso Dio. Deponiamo tutto ciò che ci pesa ai piedi della Vergine di Caravaggio: tutto ciò che ci fa fatica, a partire dal nostro peccato. Il vero nostro progetto di vita è la fede e l’energia morale è il riprenderci dopo aver sbagliato nel grande sacramento della libertà che è la Riconciliazione. Affidiamo a Maria i nostri giovani, i bambini, quanti sono nella prova fisica e morale, i più poveri, bisognosi ed emarginati, i martiri cristiani e gli uomini delle religioni perseguitati e talora messi a morte in numero notevole, ogni cosa che sembra impedire il nostro passo. Ripartiamo, da questo bell’appuntamento con la Madre, lieti e più spediti nel nostro cammino».

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