Presiedendo nel Santuario Beata Vergine del Rosario, a Vimercate, la Celebrazione Eucaristica per il Decanato omonimo, al termine del Convegno su don Moioli, il Cardinale ha indicato la necessità di fondare nel Signore l’attività quotidiana e la risposta alle sfide di oggi

di Annamaria BRACCINI

messa vimercate 2014

Il Santuario gremito fin sul sagrato mentre scende la bella sera in Brianza, la liturgia curata e partecipata con attenzione e devozione, l’Arcivescovo che presiede l’Eucaristia vigiliare concelebrata da oltre quindici sacerdoti – con il Vicario Episcopale di Zona V, mons. Patrizio Garascia – del Decanato Vimercate nel Santuario “Beata Vergine del Rosario”.

Dopo la giornata intensa vissuta nel ricordo e nel nome del teologo don Giovanni Moioli, i convegnisti e tutti i cittadini – con il sindaco, Paolo Brambilla, in prima fila all’Incontro di studio e a Messa – si ritrovano nel grande e artistico tempio mariano. L’atmosfera è di calda accoglienza, di affetto con l’intero paese in festa per la vigilia della Processione annuale del miracolo “al ponte di San Rocco”.

Il Decano e responsabile della Comunità pastorale che unisce Vimercate e Burago Molgora, intitolata proprio alla “Beata Vergine del Rosario”, don Mirko Bellora, dà voce al sentimento condiviso della gente che ha atteso il Cardinale «con affetto e gratitudine grande».

Si prega, si canta, si riflette, attraverso l’omelia dell’Arcivescovo che, in apertura, pare riannodare il filo unitario della riflessione sviluppata al Convegno. «Le forti modificazioni della vostra città devono essere una sfida a riconoscere che la fede va vissuta, ma proprio per questo, deve essere pensata e comunicata», sottolinea.

Il riconoscimento è alla «Comunità Pastorale che sta cercando pazientemente di trovare risposte adeguate a questi tempi che mutano, non venendo meno alla parola della verità che è solo e sempre Cristo».

Il pensiero è anche per il Sinodo straordinario sulla Famiglia e per cui sale l’invocazione alla fine della Celebrazione, come accade in ogni parrocchia della Diocesi, attraverso la preghiera alla Santa Famiglia composta per l’occasione da papa Francesco. «È giusto che tutti noi partecipiamo a questo importante momento di Chiesa, cercando informazioni che mirino a comprendere i contenuti e lo stile con cui i Padri sinodali, in armonia, cercheranno il confronto su temi tanto importanti, che riguardano la famiglia come soggetto di azione ecclesiale e civile e che attengono a dimensioni fondamentali quali la differenza sessuale e tra le generazioni».

L’affidamento, anche in vista della Festa patronale, è a Maria. «Il Rosario non sia messo ai margini, Dio non sia dimenticato, come purtroppo tanti nostri fratelli battezzati fanno».

Certo, «la fede, i Misteri, ci sostengono in tutte le vicende della vita e incidono in essa». Ma come? «Ci aiuta l’insegnamento di San Paolo a Timoteo», spiega Scola perché non si è incatenati «se si vive con Gesù risorto. Lui ci sarà fedele, perché non può essere infedele e non ci abbandona mai».

E se «il grande peccato dell’uomo contemporaneo è vivere come se Dio ci fosse», l’urgenza che ci deve qualificare come credenti del Terzo millennio è «chiedere tutti i giorni che il Signore attraversi il nostro quotidiano. Ormai il tempo non può fare paura perché con Gesù l’eternità è entrata, qui e ora, tra noi appunto per il Signore che ci attende».

Nel giorno della Festa di San Francesco, partono d’Italia, il richiamo è per il ruolo dei cristiani nella Chiesa, ma anche nella società: «Parliamo tanto di servizio, in ogni parrocchia e Comunità pastorale – e giustamente – perché migliaia e migliaia di persone si impegnano in tante opere in maniera creativa e con generosità. Ma dobbiamo porci il problema di capire per Chi facciamo tutto questoe non solo perché», riflette il Cardinale

Da cristiani, infatti, siamo presi a servizio nello stile del racconto evangelico di Luca, appena proclamato nella Liturgia della Parola: «La coscienza di questo essere “presi a servizio” evita il rischio del narcisismo che sempre ci accompagna».

Così si è testimoni e, con le dovute differenze, «solidi cittadini», anche perché «la rinascita partirà dalla provincia» – l’Arcivescovo ne è convintissimo – e «occorre quindi avere il cuore aperto al bisogno, alle necessità soprattutto di chi è più nelle difficoltà», imparando «fin da piccoli, ognuno con i propri carismi e missione, l’amore che è donazione piena».

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