Il cardinale Scola ha celebrato l’Eucaristia nella parrocchia Santo Stefano di Osnago e ha, poi, incontrato i sacerdoti del Decanato di Merate. Ai fedeli ha chiesto di non dimenticare il dovere di una comunicazione “missionaria” della fede

di Annamaria BRACCINI

scola Osnago

Una realtà popolare viva con alle spalle profonde radici cristiane. Questa è la comunità che il Cardinale visita, celebrando l’Eucaristia nella parrocchia Santo Stefano a Osnago e incontrando, poi, tutti i sacerdoti del Decanato di Merate. Dà il benvenuto il parroco, don Costantino Prina che ricorda i sedici preti nativi ancora viventi – tra loro anche il cardinale Ravasi e il già arciprete del Duomo, monsignor Manganini – cui si aggiungono ben venticinque religiose.

La tradizione qui è solida – e lo si vede anche dai moltissimi fedeli che affollano la chiesa, con in prima fila i ragazzi che riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana, il sindaco Paolo Strina e tutta la Giunta comunale –, ma anche a Osnago occorre “passare da una fede di convenzione a una di convinzione”, aggiunge il parroco che cita l’Arcivescovo nella Lettera pastorale. Le parole che il Cardinale pronuncia nell’omelia sono come una risposta ideale a quelle fissate ne “Il campo è il mondo”.

«Oggi non sono tra voi per un evento eccezionale o per festeggiare un anniversario, ma questo rende ancora più significativa la presenza dell’Arcivescovo perché si inserisce in una domenica normale, anche se – nota – un elemento speciale per me esiste ed è il rapporto con il vostro parroco, che a Malgrate, ha accompagnato fino alla morte mia madre e mio padre».

Dalle Letture del giorno si articola la riflessione rivolta direttamente alla Comunità: «Siamo qui perché percepiamo che alla origine del nostro essere, della storia e del mondo c’e un Dio creatore e che questo stesso Dio ha sconfitto la morte».

Una Liturgia centrata sulla fede che ci fa – come dice Paolo nella Lettera ai Romani – “eredi”. Da qui una prima necessità perché pur «senza perdere nulla della nostra storia e tradizione, assumiamo in termini personali il rapporto con Gesù», da vivere con consapevolezza più intima e profonda, pare suggerire l’Arcivescovo in riferimento alla pagine evangelica di Giovanni. L’episodio è quello del funzionario del re che, provato nella sfera degli affetti dalla malattia del figlio, sceglie comunque di credere, affidandosi liberamente a Gesù. «Quell’uomo credette, si mise in cammino e coinvolse tutta la sua famiglia nella fede: così deve essere per noi, in un itinerario che è appunto il passaggio dalla convenzione alla convinzione e che trasforma la nostra parentela di carne nella parentela in Cristo». Nasce, allora, la grande domanda che coinvolge tutto il cuore, anche e forse soprattutto oggi: «Che ne è della fede? Quale il ruolo di Gesù nella vita quotidiana? Nel lavoro, nei rapporti, in famiglia, Gesù e al centro o a lato?». Se tutti siamo ammessi a questa esperienza di vita nuova che inizia con la fede, dobbiamo chiederci se ciò che facciamo ha a che fare con il Signore, anche nelle “perle del fare”, come il Cardinale definisce le due iniziative promosse in paese, “Adotta un famiglia” realizzata in collaborazione con Caritas e Servizi sociali del Comune per sostenere nelle tante difficoltà della crisi attuale e la “Locanda del Samaritano” che accoglie famiglie in difficoltà abitative. Un “farsi prossimo” concreto e certamente rilevante – questo –, frutto di una fede storicamente radicata, ma che deve sempre crescere, come auspica il Cardinale: «Già comunicate il vostro essere cristiani con la carità, con la cultura, con la Catechesi, ma occorre ancora maggiore energia in questa comunicazione missionaria dell’amore gratuito e della bellezza di Dio». Una “Buona notizia” da portare a chi ha perso la strada di casa, a viene da varie parti del mondo del mondo – a Osnago il 10% dei residenti è ormai di origine straniera –, a chi dice di non credere. Chiediamo allora al Signore che aumenti la nostra fede».

E, prima della benedizione finale, il Vescovo conclude rivolgendosi ai più giovani: «Vi porto nel cuore, voi che vi preparate a ricevere Gesù nella comunione sappiate che potete dare del tu a Gesù – se non gli diamo del tu vuol dire che non è una persona viva e la nostra fede si scoraggia – e voi ragazzi della Cresima siate consapevoli che ricevendo lo Spirito santo, vivrete un momento fondamentale. Imparare l’amore per il Signore e comunicare la vita bella del Vangelo con semplicità a scuola, con i coetanei, senza mai abbandonare la parrocchia, è il compito che vi affido. E se qualcuno avesse nel cuore la vocazione a darsi per intero a Gesù sappiate che in diocesi c’è una Comunità che vi attende».

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