Il Cardinale ha presieduto, in occasione del pellegrinaggio per il Giubileo della Misericordia, promosso da Comunione e Liberazione della Lombardia, la Celebrazione Eucaristica presso il Santuario “Santa Maria del Fonte”. Agli oltre ventimila presenti ha raccomandato di non dimenticare la forza della misericordia del Signore che non abbandona mai

di Annamaria BRACCINI

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Non vi poteva essere, forse, luogo migliore del Santuario di Caravaggio, che fu carissimo al servo di Dio monsignor Luigi Giussani, per vivere il pellegrinaggio giubilare di Comunione e Liberazione della Lombardia. 
Come avviene tra il 1 e il 2 ottobre in tutte le altre regioni italiane, dove il Movimento si ritrova in altrettanti Santuari mariani tra i più famosi d’Italia e tra il 1 e 15 del mese in 90 Paesi del mondo, gli aderenti lombardi di Cl, con tanti sacerdoti, prendono, così, parte al pomeriggio di preghiera intensa, di recita del rosario e di meditazione che si conclude con l’intervento del presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, don Julian Carrrón e con la Celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Scola. Davanti a oltre 20.000 persone è, infatti, l’Arcivescovo ha definire il senso di una misericordia che non abbandona mai. 
«Più passa il tempo, più siamo consapevoli della profondità delle radici del male nella nostra esistenza e in quella della famiglia umana. Un male che il nostro tempo esibisce con tanta crudeltà, come si vede nelle stragi di bambini per la guerra in questi giorni».
Eppure, appunto, il perdono è più grande. «La Sua misericordia supera non solo il nostro timore e il nostro scetticismo, ma addirittura il nostro desiderio, esaltandolo fino alla sua vera statura. La misericordia di Dio, infatti, riscatta il nostro desiderio, lo redime, gli permette di essere finalmente se stesso e, nello stesso tempo, ce lo fa riconoscere in ogni uomo e ogni donna, abbattendo così ogni barriera e divisione».
Insomma, se –  per usare un’espressione di don Giussani, “la misericordia è una cosa dell’altro mondo in questo mondo” –, è essa stessa a domandare che la nostra fede cresca attraverso una continua tensione alla conversione. 
«Tanto più quando ci si trovasse in una situazione di incomprensione reciproca, cosa che ricorre con una certa normalità nelle umane vicende, le parole dell’Apostolo Paolo a Timoteo – “ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato – descrivono il contenuto della responsabilità di ciascun membro del Movimento. Non assumere la misericordia come elemento imprescindibile per la persona in autentica comunione, e quindi come criterio di attuazione pratica dell’esistenza, condurrà inevitabilmente allo scadimento nella sequela del carisma ricevuto. La misericordia, infatti, permette di salvare a priori ogni diversità, ogni sensibilità, ogni convinzione nell’orizzonte dell’unità. Per questo sempre, in ogni autentica realtà ecclesiale, la misericordia è la bussola sia di chi guida sia di chi segue». 
Altrimenti, suggerisce Scola, si perde anche il senso del gesto giubilare che si sta compiendo. Ma come custodire il dono ricevuto? Con la testimonianza all’interno di ogni realtà ecclesiale. 
«‘Testimone’ è il nome del cristiano, descrive la sua esperienza di conoscenza della realtà e di comunicazione della verità. Infatti, senza conoscenza della realtà e comunicazione della verità non c’è propriamente testimonianza. Ravvivare e custodire il dono ricevuto è, quindi, lasciarsi possedere dalla Verità che è Gesù, secondo la forma con la quale è stata ricevuta, senza difese, senza pretese, senza pensare di essere arrivati».
La fede dimostra, così, la sua bellezza e la sua convenienza condivisibile da tutti, utile a vivere ogni esperienza, come il lavoro, il riposo, gli affetti. 
Da qui la conclusione: «È nella Chiesa e in tutte le sue forme di realizzazione che, da duemila anni, uomini e donne di ogni etnia, cultura e ceto sociale continuano a riconoscere la bellezza di Gesù, Volto della misericordia».
Anche perché di questa misericordia, come nota nel suo approfondito intervento don Carrón, il mondo ha estremo bisogno. 
«Non è un discorso sulla misericordia che può farci vivere, ma il rapporto con una Presenza, per cui uno si abbandona nelle braccia di un Altro». Altro che è il Signore quell’uomo “nato da donna che spacca tutte le immagini e i disegni limitati che possiamo formarci nella nostra fantasia”, per usare ancora un’espressione del Fondatore.
E alla fine una confidenza: «Anch’io voglio esprimere la mia gratitudine per questo invito e lo faccio raccontandovi un piccolo segreto di cui ho avuto contezza dieci giorni fa, nel senso che un testimone sicuramente autentico e veritiero me lo ha rivelato. Mi ha detto che fino agli ultimissimi momenti, tempi della sua vita – ovviamente fin quando ha potuto muoversi con la vettura – don Giussani veniva tutti i giorni a quel cancello restando sull’automobile a pregare la Madonna di Caravaggio a cui, come tutti noi sappiamo, era molto devoto. È un segno grande e commovente, ma è soprattutto una indicazione di cammino per noi».

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