La strada come punto di partenza, come prospettiva da cui guardare la realtà. In alcuni casi la strada come unica dimora. Ma, anche, come luogo da cui farsi vedere, e far conoscere la propria storia, magari attraverso le pagine di un giornale.
Tiene insieme queste dimensioni Scarp de’ tenis, il giornale curato dalla cooperativa Oltre, la “redazione” di Caritas ambrosiana, nato trent’anni fa con l’intuizione di raccontare il mondo degli “ultimi”, e allo stesso tempo di offrire loro, proprio attraverso la vendita del giornale di cui loro stessi sono protagonisti, una parte di reddito fondamentale per poter ripartire.
La formula
L’edizione di maggio, il numero 300 del giornale, è quindi dedicata ai volti dei venditori “di strada”: Stefano, Armina, Nicola, Mohamed, e tanti altri, fino ad arrivare ad una rete di 93 persone in tutta Italia, di cui 55 nella diocesi ambrosiana. A loro, a cui si deve la gran parte delle oltre 120 mila copie distribuite in tutta Italia nel 2025, va la metà del prezzo di copertina, tra compenso diretto e oneri fiscali: una soluzione che permette ogni anno di redistribuire ai venditori complessivamente quasi 200 mila euro.
Ma non si tratta, naturalmente, solo di numeri, per quanto concreti. «Per le persone che vivono in strada la sofferenza più grande è non avere nessuno che le ascolti», sottolinea Stefano Lampertico, direttore di Scarp. Il giornale diventa quindi anche una tribuna per le loro storie. «Una sfida, dal punto di vista giornalistico – osserva Lampertico -, perché il mondo dei senza dimora finisce sui giornali solo quando si deve parlare di una tragedia o di un evento delittuoso; mai, invece, perché anche queste persone hanno idee, sogni, desideri da raccontare».
L’intervista a papa Francesco
Un mondo di cui Scarp ha parlato anche insieme a papa Francesco, intervistato alla vigilia della sua visita a Milano, ormai quasi dieci anni fa. Come mostrano le storie dei venditori di Scarp raccolte nel numero di maggio, ma anche le tante altre notizie positive a cui il giornale si propone di dare spazio, c’è infatti molto di più che merita attenzione, rispetto alle sole cadute e difficoltà. «Cerchiamo sempre di raccontare storie che abbiano al proprio cuore momenti di dignità, spazi di risalita e di ripartenza; anche le esperienze legate alla Caritas e al mondo del volontariato possono essere uno spunto per altri, per idee e iniziative nuove», evidenzia Lampertico.
Le firme
Ma la strada, appunto, può essere anche un luogo di osservazione da cui guardare le cose con uno sguardo differente, che siano vicine o lontane da noi. Quello di Scarp si apre su tutto il mondo, con pagine che raccontano di giustizia sociale, di ambiente, di imprese nate in occasioni inaspettate. Uno sguardo “dal basso” e tra le pieghe della realtà, come quello che spesso sanno avere gli scrittori ancora più dei giornalisti.
Alla “famiglia” di Scarp si sono quindi uniti, via via, anche importanti firme, da Carlo Verdelli a Gianni Mura, fino a Piero Colaprico e a Giorgio Terruzzi, che hanno entrambi una loro rubrica su queste pagine. Per il numero di maggio è stato invitato come direttore straordinario Michele Serra, che già aveva dialogato a gennaio con monsignor Delpini sulle sfide del mondo della comunicazione. Ne è nato un giornale che, insieme all’ironia di Gino e Michele sul celebre barbun cantato da Jannacci, fa il punto su tre temi imprescindibili, soprattutto nella prospettiva dei più deboli: la casa, con un’intervista a Renzo Piano; i diritti, con una riflessione della sociologa Chiara Saraceno; la pace, con il racconto, affidato allo scrittore Eraldo Affinati, della comunità di Rondine, in Toscana, dove studiano fianco a fianco giovani di tutto il mondo, superando le discordie che contrappongono i loro Paesi in conflitto.
Tematiche che spesso sembrano sovrastare le biografie individuali. Ma a cui si si affiancano, in queste pagine, le vite dei venditori di Scarp, che continuano a dare il senso a questo giornale “di strada”.




