Opportunità, punti di forza, criticità e prospettive future del nuovo modello di assistenza per la terza età prefigurato dalla riforma regionale al centro di un seminario promosso da Caritas Ambrosiana

anziani attivi

Cosa sono le Residenze per Anziani aperte? A questo tema è stato dedicato il seminario, promosso dall’area anziani di Caritas Ambrosiana, svoltosi oggi a Milano. Al centro del dibattito il nuovo modello dei luoghi di cura per la terza età prefigurati dalla riforma regionale. La riforma infatti parte proprio dall’intuizione, corretta, che serva un sistema che accompagni le persone fragili in tutto il percorso assistenziale e quindi unisca in un’unica regia le patologie acute, trattate negli ospedali, e le patologie meno acute, ma permanenti o di lungo periodo.

L’incontro ha portato all’attenzione la necessità di partire dalla conoscenza dell’esperienza reale di chi ha messo in pratica questa misura della Rsa (Residenza sanitarie per anziani) aperta, affinché la riforma di sistema in corso di applicazione ne tenga conto, facendo tesoro dei suoi aspetti positivi e mettendo mano alle criticità che essa ha evidenziato.

Uno dei problemi maggiori che la misura evidenzia, e con essa la più generale riforma del welfare, è il fatto che a occuparsi di accompagnamento delle fragilità siano quasi esclusivamente soggetti che sono sempre stati abituati a ragionare in termini strettamente sanitari o socio-sanitari, come appunto le Rsa. Servirebbe invece che l’accompagnamento degli anziani fragili fosse portato avanti, in maniera coordinata, da tutti i soggetti del territorio che compongono il benessere delle persone: quelli che si occupano di socialità, di abitare, di tempo libero, di volontariato, ecc.

Si tratta allora, da questo punto di vista, di un sistema che superi la frammentazione e la divisione tra sanitario e sociale non affidando tutto a strutture e a figure sanitarie, ma coinvolga in rete tutti i soggetti del territorio che incidono sulla qualità della vita delle persone in situazione di fragilità.

La mattinata ha dato spazio alla narrazione delle attività realizzate per evidenziare i punti di forza e le criticità che l’esperienza fatta ha evidenziato e suggerire come (ri) partire per poter contribuire al processo di cambiamento in corso relativo alla riorganizzazione del sistema socio-sanitario della Regione Lombardia e agli interventi a favore della popolazione anziana.

«Per quanto riguarda l’attenzione ai bisogni di cura da sempre sollecitiamo la realizzazione di un sistema integrato di sostegni alla domiciliarità che governi in chiave unificata i vari interventi che molto spesso sono erogati in modo disconnesso e discontinuo, non adeguati per una presa in carico globale della persona/famiglia di riferimento e sovente in fase emergenziale – ha detto Franca Carminati, responsabile dell’area anziani di Caritas Ambrosiana -. La ricomposizione dei servizi è cruciale nel sostegno della domiciliarità delle persone anziane, ma allo stesso tempo è anche necessaria la condivisione delle informazioni sull’utenza tra Asl, Ospedali, medici di base, Comune e realtà organizzate del territorio».

Secondo Carminati è anche «fondamentale una maggiore attenzione all’elaborazione e concretizzazione di  progetti di sostegno dell’invecchiamento attivo che coinvolgano assessorati con competenze diverse per poter sviluppare e supportare tutte quelle forme di socialità e di impegno civile dedicate, le forme di apprendimento permanente lungo tutto l’arco della vita del cittadino, lo sport e l’uso del corpo in progressivo mutamento, ecc ; attività che devono circolare ed essere accessibili e fruite da tutti i cittadini sensibilizzati a “programmare e preparare la propria vita” in previsione della fase in cui sarà più debole, fragile e forse anche solo».

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