Monsignor Michele Di Tolve, Rettore del Seminario, descrive la classe di 15 diaconi diocesani che, insieme a due del Pime, saranno ordinati dall’Arcivescovo in Duomo alle 9 (diretta tv, radio e web) e sottolinea: «Parrocchie e oratori sono terreni fertili perché i giovani possano scoprire la loro vocazione»

di Ylenia SPINELLI

«Persone che fissano lo sguardo su Gesù e, proprio per questo, sanno guardare alla gente, con la speranza che nasce dalla fede». Così monsignor Michele Di Tolve, Rettore del Seminario di Milano, descrive i 15 candidati al sacerdozio, che verranno ordinati dall’arcivescovo Mario Delpini sabato 8 giugno, alle 9, nel Duomo di Milano (diretta su Telepace – canale 187, Chiesa Tv – canale 195, Radio Mater e www.chiesadimilano.it). «Sono giovani uomini che, nella loro storia personale, hanno fatto veramente un incontro significativo con il Signore Gesù attraverso la Chiesa – prosegue il Rettore -. Si sono lasciati attrarre da Lui e hanno capito che solo all’interno della comunità cristiana potevano comprendere qual era il mistero d’amore che Dio aveva seminato nel loro cuore: la loro vocazione».

Scorrendo le loro biografie, sembrerebbe una classe modello: preti giovani, cresciuti in oratorio, che sin da ragazzi hanno prestato servizio in parrocchia. È così?
Sì, questa è la realtà che appartiene a tutti gli attuali seminaristi. Credo che ciò possa dare consolazione ai nostri preti e a tutti gli educatori: non è per nulla inutile lo sforzo che vivono i nostri confratelli, le religiose, i religiosi e i tanti fedeli laici all’interno del percorso formativo delle nostre comunità cristiane. Solo la vita comunitaria delle nostre parrocchie e dei nostri oratori è capace di generare cammini personali di fede e di ricerca vocazionale. Nessuno può camminare da solo. Non ci sono cammini autentici di sequela del Signore Gesù, se non avvengono all’interno della vita ecclesiale. Questi preti 2019, e tutti i nostri seminaristi, provengono da quella splendida esperienza di vita cristiana che è la Chiesa ambrosiana, in tutte le sue articolazioni, in tutto il suo territorio e in tutti quegli ambienti di vita dove i cristiani testimoniano il Vangelo.

Le nostre parrocchie sono dunque ancora terreni fertili per le vocazioni?
Ascoltando la storia di tutti i nostri seminaristi, posso davvero attestare che le nostre parrocchie e i nostri oratori sono terreni più che fertili perché ogni ragazzo e ragazza possa scoprire la propria vocazione. Vorrei far notare che ancora oggi, nella nostra diocesi, il 96% dei seminaristi proviene proprio dall’esperienza educativa vissuta in parrocchia e in oratorio; anche coloro che vengono accompagnati in Seminario dopo una prima esperienza universitaria o lavorativa, raccontano come la prima intuizione vocazionale è raggiunta intorno ai 16-17 anni, in piena adolescenza. Riconosco pure che l’esperienza di fede di alcuni seminaristi, all’interno di associazioni o movimenti, non è mai stata vissuta in alternativa o in contrapposizione all’esperienza delle parrocchie e degli oratori. È proprio vero allora che, quando la Chiesa vive l’uniformità nell’unità, i cammini di fede dei nostri ragazzi, adolescenti e giovani, possono essere sanamente orientati a porsi le domande fondamentali dell’esistenza e soprattutto a uscire da quell’essere egocentrici e narcisisti. Come Chiesa dobbiamo avere ancora più fiducia nella potenza dello Spirito Santo che ci indica la strada della comunione e della missione. Quando la comunità cristiana vive i legami che nascono dal comandamento dell’amore che ci ha donato Gesù, quando questi legami di fraternità non si ripiegano su se stessi, ma ci fanno percepire la volontà di Gesù di arrivare a tutti, allora il desiderio di essere testimoni e missionari, in ogni momento e ambito della vita, è l’occasione che Dio sceglie per far sentire la sua voce, la sua chiamata.

«Siate lieti nella speranza» è il motto dei Preti 2019: come potranno essere veri segni e testimoni di speranza nelle nostre parrocchie?
Innanzitutto questi nostri giovani preti potranno essere segni e testimoni di speranza nelle nostre parrocchie perché loro stessi sono il frutto della fede, della speranza e della carità della Chiesa che li ha generati alla fede e alla vocazione. Saranno segni e testimoni della speranza, se non dimenticheranno mai tutto quello che Dio ha compiuto nella loro vita e il cammino che ha fatto loro compiere. Saranno segni e testimoni di speranza, se sapranno guardare al Signore Gesù, unico fondamento della nostra speranza. Saranno segni e testimoni di speranza se, a partire dalla sapienza che nasce dalla fede, sapranno vedere in ogni storia delle persone che incontreranno i segni della presenza di Dio che già sta lavorando nel loro cuore. Saranno segni e testimoni di speranza, se faranno memoria della misericordia che hanno ricevuto e se saranno ministri della misericordia verso tutti. Saranno segni e testimoni della speranza, se sapranno far vedere il bene che oggi non si vede, ma che c’è già, come germoglio, generato dal Padre, nella vita del mondo. Saranno segni e testimoni di speranza, se si lasceranno guidare da Maria, colei che aiuta sempre la Chiesa a mettersi in ascolto della parola del Signore. Saranno segni e testimoni di speranza se come lei, la Madre del Signore e madre nostra, non passeranno il tempo a lamentarsi, ma pronunceranno con la bocca e con la vita il loro «eccomi».

Con quali raccomandazioni o suggerimenti accompagnerà i diaconi al giorno dell’ordinazione?
Direi semplicemente: ricordatevi di tutto il cammino che il Signore vi ha fatto compiere dal giorno della vostra nascita fino a oggi. Continuate ad affidarvi a colui che è fedele. Amate la Chiesa che è la Sposa del Signore, amatela tanto, perché solo attraverso di lei avete potuto incontrare Gesù.

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