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Pontificale

La santità milanese secondo Delpini: «Gente per bene che fa il bene»

Nell’omelia di Tutti i Santi in Duomo, l’Arcivescovo indica tre testimoni della santità ambrosiana: Carlo Acutis, Marcello Candia e don Domenico Pogliani. Storie diverse, unite dalla capacità di compassione e dall'attenzione per la felicità altrui

di Annamaria BRACCINI

1 Novembre 2026
Messa pontificale di tutti Santi celebrata nel Duomo di Milano dall'arcivescovo Delpini.

«Ha fatto molto clamore che un gruppo di adolescenti e di giovani infelici si siano scatenati con scene di teppismo disastroso. In questi giorni tutti parlano di questi giovani e hanno proposto diagnosi, punizioni, rimedi, accuse. Ma io credo che san Carlo Acutis abbia rivolto uno sguardo di simpatia e compassione a questi suoi coetanei della Milano di oggi e abbia parlato a loro della sua gioia. La sua gioia è di vedere Dio, secondo la promessa del Vangelo».

La celebrazione

Nella solennità di Tutti i Santi, in Duomo, l’Arcivescovo chiama per nome i santi che hanno fatto grande Milano. E inizia proprio dal più giovane, il “Santo dei Millennials”, Carlo Acutis, il ragazzo che può dire tanto all’inquietudine che scuote la metropoli e quei giovani che hanno devastato la piazza di fronte alla Cattedrale dove monsignor Delpini presiede il Pontificale solenne del 1 novembre, concelebrato dai canonici del Capitolo metropolitano.  

Messa pontificale di tutti Santi celebrata nel Duomo di Milano dall'arcivescovo Delpini.
Messa pontificale di Tutti Santi celebrata nel Duomo di Milano dall’arcivescovo Delpini. Agenzia Fotogramma

«La Vergine Maria e migliaia di statue sono state collocate per dire che chi prega in questo Duomo, prega nella comunione dei santi, i quali rimangono qui giorno e notte perché noi, che vi restiamo per qualche momento, possiamo sentire la loro intercessione instancabile, la loro esemplarità incoraggiante e possiamo insieme tutti dare gloria a Dio», dice, in apertura, monsignor Delpini che, dopo poco nell’omelia, delinea quella che si potrebbe definire la via milanese alla santità.

La via milanese alla santità

«Da dove viene questa moltitudine di santi, chiede uno degli anziani al veggente dell’Apocalisse per metterlo alla prova – come i molti fedeli presenti hanno appena ascoltato nella prima Lettura -, ma se noi poniamo una domanda simile, possiamo rispondere che alcuni vengono da Milano, da questa nostra Chiesa», da una terra ambrosiana «che si conferma, dunque, terra di santità».

«La santità milanese non ha come suo tratto caratteristico il martirio, anche se custodiamo e veneriamo molte reliquie dei martiri, come ci ha insegnato sant’Ambrogio. Piuttosto, potremmo dire che la santità milanese è la santità della gente per bene che si appassiona a fare il bene e riesce a convincere molti a fare il bene»

Da qui le tre figure proposte: appunto san Acutis e i venerabili Marcello Candia e monsignor Domenico Pogliani, le cui virtù eroiche sono state riconosciute dal Papa proprio in questi giorni.

Carlo Acutis  

«C’è un ragazzo di quindici anni, Carlo Acutis che parla agli adolescenti di Milano e del mondo intero. La sua breve vita, intensa e felice, potrebbe fare un lungo discorso ai ragazzi e alle ragazze di oggi. Ha parlato con franchezza e confidenza ai suoi coetanei: ecco dove si semina gioia, in chi è puro di cuore. Amico mio, non ti serviranno le cose che puoi rubare, non ti daranno soddisfazione i danni che puoi combinare. Amico mio, rientra in te stesso e lascia che la grazia di Dio purifichi il tuo cuore».

Chiarissimo, nelle parole del vescovo Mario, il riferimento ai protagonisti della guerriglia metropolitana.

Marcello Candia

E, poi, c’è il ricco industriale come fu Marcello Candia, nato nel 1916 e scomparso nel 1983, «che sviluppa la sua azienda per la produzione di anidride carbonica nella Milano della ricostruzione e, come usano fare a Milano, lavora, lavora, pensa, e insieme si prende a cuore opere di bene. Nel 1961 vende l’azienda e dedica tutto se stesso, tutti i suoi soldi a opere di prossimità ai malati, ai lebbrosi, ai poveri delle terre povere del Brasile».

È lui che, come i tanti milanesi che «vivono il lavoro come una lotta per affrontare le sfide dell’innovazione, della concorrenza, della congiuntura geopolitica», ha qualcosa da dire anche (e forse) soprattutto a coloro che «entrano in operazioni finanziarie e fanno soldi con i soldi».

Messa pontificale di tutti Santi celebrata nel Duomo di Milano dall'arcivescovo Delpini.
Messa pontificale di Tutti Santi celebrata nel Duomo di Milano dall’arcivescovo Delpini. Agenzia Fotogramma

«Forse semina inquietudini nei cuori dei ricchi frenetici, distratti, infelici. Forse dice: amico, non ti serviranno i soldi accumulati per essere felice. Ecco come si apre la via della gioia, attraverso un cuore puro, al punto che persino i ricchi possono immaginare che, invece di fare soldi con i soldi, si può fare del bene con i soldi e dare lavoro, continuare a lavorare come lavorano i milanesi con quel sorriso sincero in cui si riflette la beatitudine promessa».

Don Domenico Pogliani

Infine, il parroco di altri tempi, don Domenico Pogliani (1838-1921), esempio tipico del clero ambrosiano «dedicato e intraprendente, attento ai giovani della parrocchia di Cesano Boscone e alla sua gente», con un farsi prossimo sollecito e preveggente che «lo induce ad avviare quell’opera di accoglienza per persone con disabilità, di riabilitazione che si chiama la “Sacra Famiglia”».

E così, tra migliaia di statue di santi, moltissimi dei quali dedicati alla carità, come don Lugi Monza e il beato don Gnocchi, risuona tutto l’orgoglio dell’arcivescovo Mario per i “suoi” sacerdoti di ieri e di oggi. 

«Io credo che don Pogliani parli ai preti e a tutti i cristiani di Milano, come parlano i curati di campagna. Confida a tutti quanta gioia abbia trovato nel far sorridere quelli che nella Sacra Famiglia hanno trovato casa. E don Pogliani confida ai preti e ai cristiani impegnati quale sia la fonte della sua gioia: vedere Dio. Don Pogliani, che aveva tanta familiarità con i semplici, suggerisce quale sia la via che conduce alla gioia: il cuore puro, sincero, che prova compassione e non pensa ossessivamente a se stesso ma alla gioia degli altri».