Sta per partire la seconda edizione dell’iniziativa nata nella Comunità pastorale, ma che coinvolge anche risorse esterne e si rivolge a persone dai 19 anni in su. «I temi della vita cristiana assomigliano ai gradini di una scala a chiocciola: girando attorno al centro, salgono sempre più alto», spiega don Leopoldo Porro, responsabile della Pg cittadina

Don Leopoldo Porro foto di Jahela Paglione
Don Leopoldo Porro (foto Jahela Paglione)

di Jessica FOSSATI e Filippo MAGNI

«Fornire contenuti di qualità ai giovani, perché possano combinare diversi elementi e fare sintesi nel loro cammino di fede». È l’obiettivo cui punta la “Università della Fede” nelle parole di don Leopoldo Porro, responsabile della Pastorale giovanile di Brugherio. Il sacerdote ha ideato questo tipo di cammino lo scorso anno (con ottimi risultati e oltre 40 iscritti) e il prossimo 25 ottobre, alle 18, inizia la seconda edizione.

Parola di Dio, arte del discernimento, rapporto tra fede e ragione, rapporto tra fede e cultura, sono i temi fondanti a partire dai quali è stata elaborata la proposta, con il coinvolgimento di risorse interne ed esterne alla Comunità pastorale. Si rivolge ai giovani a partire dai 19 anni: sia a chi frequenta abitualmente la vita di parrocchia e oratorio, sia a chi ne è lontano, ma si pone delle domande. «Crediamo in un oratorio che sia come una “città aperta”, che promuova il confronto, la collaborazione, lo scambio – afferma -. Aspettiamo qualsiasi giovane che venga attratto da questa idea di apertura e profondità».

La proposta di corsi è variegata perché i giovani, prosegue don Leo, «vivono dimensioni molto diversificate. È difficile riuscire a radunare un gruppo attorno a un tema soltanto, perché i contesti e le situazioni che viviamo sono molto diversi. Questo ci ha portato a pensare che forse è meglio dare diversi contenuti e permettere che ciascuno personalizzi il proprio cammino».

La struttura è in semestri: si può scegliere un corso (tra i quattro attivi) che si sviluppa in 4 domeniche fino al 13 dicembre. E poi sceglierne un secondo, nel 2021 in date ancora da confermare. Da qui la scelta di chiamarla “Università”, «anche se ovviamente non lo è – precisa il sacerdote -, ma vi si ispira nelle caratteristiche di varietà, profondità e personalizzazione».

L’idea, infatti, non è quella di «una proposta elitaria – precisa don Leo -, ma di attrezzare, con i necessari strumenti, il cammino di un giovane che desiderasse vivere la sua fede nel mondo contemporaneo». Un’immagine efficace per rendere l’idea, aggiunge, «è quella della scala a chiocciola. I temi della vita cristiana assomigliano molto ai gradini di quel tipo di scala, che si irraggiano dal centro e sembrano insistere sempre sulla stessa area. In realtà, girando attorno al centro, ritornano sempre sui punti della circonferenza che disegnano, ma a un livello, salendo, sempre più alto». Così, i cosiddetti “temi cristiani maggiori” che negli anni vengono ciclicamente riproposti nella catechesi in oratorio, con l’età sono affrontati ad un livello più alto.

«Il livello universitario è quello che i giovani, avendo superato la fase della cosiddetta età evolutiva, vogliono vivere per maturare una fede sempre più consapevole e aperta, in grado di orientarne il futuro».

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