L’udienza ai partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Cei nel 60° della sua istituzione

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«In questo anno contrassegnato dall’isolamento e dal senso di solitudine causati dalla pandemia», il virus «ha scavato nel tessuto vivo dei nostri territori, soprattutto esistenziali, alimentando timori, sospetti, sfiducia e incertezza. Abbiamo capito, infatti, che non possiamo fare da soli e che l’unica via per uscire meglio dalle crisi è uscirne insieme, riabbracciando con più convinzione la comunità in cui viviamo»: a sottolinearlo è stato il Papa, ricevendo in udienza i partecipanti all’incontro promosso dall’Ufficio catechistico nazionale della Cei nel 60° della sua istituzione.

Secondo Francesco, la catechesi e l’annuncio «non possono che porre al centro questa dimensione comunitaria. Non è il momento per strategie elitarie». «La grande comunità – ha quindi spiegato a braccio – è il santo popolo fedele di Dio. Non si può andare avanti fuori del santo popolo fedele di Dio, il quale – come dice il Concilio – è infallibile in credendo. Sempre con il santo popolo di Dio». «Cercare appartenenze elitarie – il monito di Francesco – ti allontana dal popolo di Dio, forse con formule sofisticate, ma tu perdi quell’appartenenza alla Chiesa che è il santo popolo fedele di Dio». Questo, ha quindi scandito, è «il tempo per essere artigiani di comunità aperte» e «missionarie», di «comunità che guardino negli occhi i giovani delusi, che accolgano i forestieri e diano speranza agli sfiduciati. È il tempo di comunità che, come il Buon Samaritano, sappiano farsi prossime a chi è ferito dalla vita, per fasciarne le piaghe con compassione». «Non dimenticatevi questa parola: compassione», ha aggiunto fuori testo, richiamando tutte le volte in cui, secondo il Vangelo, Gesù «ebbe compassione».

Nel riprendere le proprie parole al Convegno ecclesiale di Firenze, il Papa ha ribadito: «Desidero una Chiesa “sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti”. […] Una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». «Dopo cinque anni – ha concluso a braccio -, la Chiesa italiana deve tornare al Convegno di Firenze e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare».

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