Con il motu proprio “Aperuit illis”, nella terza domenica del tempo ordinario (la prima sarà il 20 gennaio 2020)

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«Stabilisco» che «la III domenica del tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio». Lo scrive Papa Francesco nella Lettera apostolica in forma di Motu Proprio «Aperuit illis», emanata nella memoria liturgica di San Girolamo. Il Pontefice ricorda che a conclusione del Giubileo della misericordia aveva indicato l’idea di «una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio», e il Motu Proprio odierno è la risposta alle tante richieste giunte «da parte del popolo di Dio, perché in tutta la Chiesa si possa celebrare in unità di intenti la Domenica della Parola di Dio».

La domenica prescelta, la terza del tempo ordinario (la prima sarà il 20 gennaio 2020), non è un tempo qualsiasi, ma – precisa Francesco – si colloca «in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani». Non «una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida».

Dal Papa l’invito alle comunità a «vivere questa Domenica come un giorno solenne» intronizzando il testo sacro. In questa domenica i vescovi potranno celebrare il rito del lettorato. Fondamentale, sottolinea il Pontefice, che «si preparino alcuni fedeli a essere veri annunciatori della Parola con una preparazione adeguata», mentre i parroci potranno trovare forme per la consegna della Bibbia, o di un suo libro, a tutta l’assemblea.

Preparare bene l’omelia

«La Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. Essa appartiene, anzitutto, al popolo convocato per ascoltarla e riconoscersi in quella Parola», si legge nel Motu Proprio. No a «monopolizzare il testo sacro», avverte Francesco: la Bibbia «è il libro del popolo del Signore che nel suo ascolto passa dalla dispersione e dalla divisione all’unità. La Parola di Dio unisce i credenti e li rende un solo popolo». Di qui l’importanza dell’omelia, che «possiede un carattere quasi “sacramentale”». «Per molti dei nostri fedeli, infatti, questa è l’unica occasione che possiedono per cogliere la bellezza della Parola di Dio e vederla riferita alla loro vita quotidiana – spiega il Papa -. È necessario, quindi, che si dedichi il tempo opportuno per la preparazione dell’omelia. Non si può improvvisare il commento alle letture sacre». «Non stanchiamoci mai di dedicare tempo e preghiera alla Sacra Scrittura, perché venga accolta “non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio”», il monito del Pontefice che invita anche a non divagare e a non dilungarsi. Importante che anche i catechisti, «per il ministero che rivestono di aiutare a crescere nella fede, sentano l’urgenza di rinnovarsi attraverso la familiarità e lo studio delle Sacre Scritture».

Inscindibile rapporto con l’Eucaristia

La Bibbia, «in quanto Sacra Scrittura, parla di Cristo e lo annuncia come colui che deve attraversare le sofferenze per entrare nella gloria. Non una sola parte, ma tutte le Scritture parlano di Lui. La sua morte e risurrezione sono indecifrabili senza di esse», sottolinea papa Francesco. «È profondo il vincolo tra la Sacra Scrittura e la fede dei credenti»; di qui l’invito a riservare importanza «all’ascolto della Parola del Signore sia nell’azione liturgica, sia nella preghiera e riflessione personali». «Inscindibile» il rapporto tra Sacra Scrittura ed Eucaristia: «Come cristiani siamo un solo popolo che cammina nella storia, forte della presenza del Signore in mezzo a noi che ci parla e ci nutre. Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non “una volta all’anno”, ma una volta per tutto l’anno».

Nel richiamare quindi la seconda Lettera di Paolo a Timoteo e la costituzione conciliare Dei Verbum, Francesco precisa: «La Bibbia non è una raccolta di libri di storia, né di cronaca, ma è interamente rivolta alla salvezza integrale della persona». A questo fine la Sacra Scrittura «sotto l’azione dello Spirito Santo trasforma in Parola di Dio la parola degli uomini scritta in maniera umana». Senza la sua azione, «il rischio di rimanere rinchiusi nel solo testo scritto sarebbe sempre all’erta, rendendo facile l’interpretazione fondamentalista». «Come ricorda l’Apostolo – spiega il Papa – “la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita”».

Non separare Scrittura e Tradizione

Papa Francesco mette in guardia dal rischio frequente di «separare tra loro la Sacra Scrittura e la Tradizione, senza comprendere che insieme sono l’unica fonte della Rivelazione. Il carattere scritto della prima nulla toglie al suo essere pienamente parola viva; così come la Tradizione viva della Chiesa, che la trasmette incessantemente nel corso dei secoli di generazione in generazione, possiede quel libro sacro come la “regola suprema della fede”». «Un’ulteriore provocazione che proviene dalla Sacra Scrittura» riguarda «la carità», sottolinea Francesco, secondo il quale «costantemente la Parola di Dio richiama all’amore misericordioso del Padre che chiede ai figli di vivere nella carità».

Richiamando la parabola del povero Lazzaro, il Papa rilancia la «grande sfida» per tutti noi: «Ascoltare le Sacre Scritture per praticare la misericordia». La Parola di Dio «è in grado di aprire i nostri occhi per permetterci di uscire dall’individualismo che conduce all’asfissia e alla sterilità mentre spalanca la strada della condivisione e della solidarietà».

Il richiamo, infine, all’episodio della Trasfigurazione, «simile alla trasfigurazione della Sacra Scrittura che trascende se stessa quando nutre la vita dei credenti», e alla beatitudine di Maria che «precede tutte le beatitudini pronunciate da Gesù per i poveri». «Nessun povero – conclude Francesco – è beato perché povero; lo diventa se, come Maria, crede nell’adempimento della Parola di Dio».

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