Nell’Anno “Famiglia Amoris laetitia” il Pontefice ha scritto una lettera agli sposi, soffermandosi su difficoltà e opportunità vissute durante la pandemia ed esortando a partecipare alla vita sociale ed ecclesiale

di Agensir

Papa e sposi (foto Sir / Marco Calvarese)
foto Sir / Marco Calvarese

«Come Abramo, ciascuno degli sposi esce dalla propria terra fin dal momento in cui, sentendo la chiamata all’amore coniugale, decide di donarsi all’altro senza riserve. Così, già il fidanzamento implica l’uscire dalla propria terra, poiché richiede di percorrere insieme la strada che conduce al matrimonio. Le diverse situazioni della vita – il passare dei giorni, l’arrivo dei figli, il lavoro, le malattie – sono circostanze nelle quali l’impegno assunto vicendevolmente suppone che ciascuno abbandoni le proprie inerzie, le proprie certezze, gli spazi di tranquillità e vada verso la terra che Dio promette: essere due in Cristo, due in uno. Un’unica vita, un “noi” nella comunione d’amore con Gesù, vivo e presente in ogni momento della vostra esistenza. Dio vi accompagna, vi ama incondizionatamente. Non siete soli!».

Lo scrive il Papa nella lettera agli sposi in occasione dell’Anno “Famiglia Amoris laetitia”, indetto dal Santo Padre nel quinto anniversario della pubblicazione dell’Esortazione apostolica post-sinodale, che si è aperto lo scorso 19 marzo e si concluderà il 26 giugno 2022 con il X Incontro mondiale delle famiglie a Roma. «I figli sono un dono, sempre, cambiano la storia di ogni famiglia – prosegue il Papa -. Sono assetati di amore, di riconoscenza, di stima e di fiducia. La paternità e la maternità vi chiamano a essere generativi per dare ai vostri figli la gioia di scoprirsi figli di Dio, figli di un Padre che fin dal primo istante li ha amati teneramente e li prende per mano ogni giorno. Questa scoperta può dare ai vostri figli la fede e la capacità di confidare in Dio».

Lo sguardo fisso su Gesù

«La vocazione al matrimonio è una chiamata a condurre una barca instabile – ma sicura per la realtà del sacramento – in un mare talvolta agitato», ma «non dimentichiamo che, mediante il Sacramento del matrimonio, Gesù è presente su questa barca». Lo ribadisce il Papa nella lettera agli sposi, invitando a tenere «lo sguardo fisso su Gesù» perché «solo così avrete la pace, supererete i conflitti e troverete soluzioni a molti dei vostri problemi. Non perché questi scompariranno, ma perché potrete vederli in un’altra prospettiva».

Quindi il Santo Padre si sofferma su alcune difficoltà e opportunità che le famiglie hanno vissuto in questo tempo di pandemia: «Per esempio, è aumentato il tempo per stare insieme, e questa è stata un’opportunità unica per coltivare il dialogo in famiglia. Certamente ciò richiede uno speciale esercizio di pazienza; non è facile stare insieme tutta la giornata quando nella stessa casa bisogna lavorare, studiare, svagarsi e riposare. Non lasciatevi vincere dalla stanchezza; la forza dell’amore vi renda capaci di guardare più agli altri – al coniuge, ai figli – che alla propria fatica». Per alcune coppie, osserva il Papa, «la convivenza a cui si sono visti costretti durante la quarantena è stata particolarmente difficile» e «i problemi che già esistevano si sono aggravati, generando conflitti che in molti casi sono diventati quasi insopportabili. La rottura di una relazione coniugale genera molta sofferenza per il venir meno di tante aspettative; la mancanza di comprensione provoca discussioni e ferite non facili da superare. Nemmeno ai figli è risparmiato il dolore di vedere che i loro genitori non stanno più insieme. Anche in questi casi – aggiunge Francesco -, non smettete di cercare aiuto affinché i conflitti possano essere in qualche modo superati e non provochino ulteriori sofferenze tra voi e ai vostri figli. Non dimenticate che il perdono risana ogni ferita».

«Prendere l’iniziativa all’interno della comunità»

«Educare i figli non è per niente facile. Ma non dimentichiamo che anche loro ci educano. Il primo ambiente educativo rimane sempre la famiglia, nei piccoli gesti che sono più eloquenti delle parole. Educare è anzitutto accompagnare i processi di crescita, essere presenti in tanti modi, così che i figli possano contare sui genitori in ogni momento». Nella lettera agli sposi in occasione dell’Anno “Famiglia Amoris laetitia”, papa Francesco ricorda che «la coscienza dell’identità e della missione dei laici nella Chiesa e nella società è cresciuta»: «Avete la missione di trasformare la società con la vostra presenza nel mondo del lavoro e di fare in modo che si tenga conto dei bisogni delle famiglie. Anche i coniugi devono prendere l’iniziativa all’interno della comunità parrocchiale e diocesana con le loro proposte e la loro creatività, perseguendo la complementarità dei carismi e delle vocazioni come espressione della comunione ecclesiale».

Pertanto il Papa esorta gli sposi «a partecipare nella Chiesa, in particolare nella pastorale familiare», perché «alle famiglie spetta la sfida di gettare ponti tra le generazioni per trasmettere i valori che costruiscono l’umanità. C’è bisogno di una nuova creatività per esprimere nelle sfide attuali i valori che ci costituiscono come popolo nelle nostre società e nella Chiesa, Popolo di Dio».

Il «coraggio creativo» di San Giuseppe

«Se prima della pandemia per i fidanzati era difficile progettare un futuro essendo arduo trovare un lavoro stabile, adesso l’incertezza lavorativa è ancora più grande. Perciò invito i fidanzati a non scoraggiarsi, ad avere il “coraggio creativo” che ebbe san Giuseppe, la cui memoria ho voluto onorare in questo Anno a lui dedicato». Nella lettera agli sposi in occasione dell’Anno “Famiglia Amoris laetitia”, papa Francesco invita i giovani che si preparano al matrimonio a non esitare «ad appoggiarvi alle vostre famiglie e alle vostre amicizie, alla comunità ecclesiale, alla parrocchia, per vivere la futura vita coniugale e familiare imparando da coloro che sono già passati per la strada che voi state iniziando a percorrere».

Infine, il Santo Padre invia «un saluto speciale ai nonni e alle nonne che nel periodo di isolamento si sono trovati nell’impossibilità di vedere i nipoti e di stare con loro; alle persone anziane che hanno sofferto in maniera ancora più forte la solitudine. La famiglia non può fare a meno dei nonni, essi sono la memoria vivente dell’umanità. Le tante sfide non possono rubare la gioia di quanti sanno che stanno camminando con il Signore. Vivete intensamente la vostra vocazione. Non lasciate che la tristezza trasformi i vostri volti – conclude il Papa -. Il vostro coniuge ha bisogno del vostro sorriso. I vostri figli hanno bisogno dei vostri sguardi che li incoraggino. I pastori e le altre famiglie hanno bisogno della vostra presenza e della vostra gioia: la gioia che viene dal Signore!».

 

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