A Monza è il giorno dell’ultimo saluto per padre Daniele Frigerio, il sacerdote comboniano spentosi domenica 23 agosto all’età di 71 anni. I funerali sono stati celebrati mercoledì 26 agosto nella parrocchia di San Donato.
Ordinato nel 1980 e dal 2012 vicario della comunità pastorale Santi Quattro Evangelisti a Monza, negli anni era divenuto uno dei punti di riferimenti tra i fedeli del luogo. «È molto difficile trovare le parole, quando la perdita che avverti è così vasta enorme che ti lascia senza fiato – sono le parole degli amici di padre Frigerio -. Trenta anni di amicizia, di relazioni, di crescita personale e collettiva grazie al tuo operato».
Nella lettera aperta scritta dalla Comunità di Tavarnelle in Val di Pesa in Toscana, dove aveva vissuto per anni, padre Frigerio è stato ricordato per la sua visione, specialmente come uomo di pace e dialogo. Grazie alle sue testimonianze dell’Africa, in particolare in Ciad, i cittadini monzesi avevano scoperto le profonde ingiustizie perpetrate nel continente, come la «povertà estrema, le guerre indotte, le responsabilità dei “Paesi ricchi “nel condizionare pesantemente ancora lo sviluppo dei Paesi africani continuando a praticare l’estrazione di ricchezza attraverso meccanismi di pesante sfruttamento economico e finanziario e con devastanti effetti sociali ed ambientali».

Ma oltre alla conoscenza, il sacerdote aveva insegnato ai suoi parrocchiani il valore intrinseco della cooperazione, sintetizzabile nella reciprocità, nel rapporto tra pari. «Ci hai fatto conoscere un Africa consapevole di portare avanti un proprio modello di sviluppo non imposto dall’esterno, capace di prendere in mano il proprio futuro e dove noi possiamo essere solo semplici compagni di viaggio. Grazie a te e abbiamo iniziato e sviluppato tantissime attività, progetti nei quali sono stati coinvolti molti partner istituzionali, sociali ed economici, la nostra comunità è cresciuta socialmente e culturalmente, diventando molto più consapevole sulle questioni strategiche presenti di fatto in tutto il mondo: le diseguaglianze, la lotta alla povertà ed ai meccanismi economici che la generano, il valore dell’accoglienza e dell’inclusione dei migranti».
Questa sua azione era poi proseguita dopo la sua nomina a “rettore “della Casa dei Comboniani di Firenze, grazie soprattutto alle attività organizzate assieme alle comunità dei migranti locali a Firenze. Collaborazioni che il sacerdote sottolineava come fondamentali per costruire e rafforzare i legami della comunità, in modo tale che fossero davvero aperte e senza la pretesa di omologare popoli e culture diverse. «Tutto questo – aggiungono nella lettera – ancora più necessario nel presente dove sono cresciute le spinte nazionaliste, le derive razziste e xenofobe, e la riproposizione delle “piccole patrie “identitarie, chiuse, che costruiscono muri fisici e culturali, che si fondano sull’egoismo e la paura».
L’elogio di padre Frigerio si conclude con un estratto del libro pubblicato alcuni anni fa per raccontare il percorso avviato dal sacerdote: «Rimettere in piedi l’uomo africano – salvare l’Africa con gli africani». «Questo motto di Daniele Comboni – aggiungono – resta il principio fondamentale al quale si ispira la presenza in Africa di una chiesa sempre più africana».



