Sabato 3 ottobre, vigilia della festa di San Francesco di Assisi, nel Duomo di Milano, l’arcivescovo Mario Delpini ordinerà diaconi 11 seminaristi diocesani e 6 del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere. Alla cerimonia, che avrà inizio alle 9 (diretta su Telenova, www.chiesadimilano.it e su youtube.com/chiesadimilano), parteciperanno gli amici e le famiglie dei candidati, oltre agli educatori e ai docenti che li hanno accompagnati in questi anni di discernimento e formazione (si ricorda ai concelebranti di portare la stola di colore bianco).
Chi sono
I candidati del Seminario di Milano sono: Andrea Bassi di Binago (Co), Federico Bisi di Saronno, José Luis Bolaños Quinde di San Giuliano Milanese, Pietro Ferrera di Solaro (Mi), Daniele Gazzoli di Milano, Simone Girelli di Rozzano (Mi), Samuele Martinelli di Milano, Michele Maria Orfano di Milano, Giovanni Parini di Cassinetta di Lugagnano (Mi), Gianluca Perego di Lecco e Alessandro Achille Rossi di Biassono (MB). Fino a venerdì prossimo si raccoglieranno in preghiera presso la comunità dei Passionisti di Caravate (Va), dove vivranno gli Esercizi spirituali predicati da monsignor Carlo Faccendini, Abate della Basilica di Sant’Ambrogio.
È una classe molto variegata per età, provenienza, percorsi di studio e lavorativi e storie vocazionali. Il più giovane, Gianluca Perego, ha 24 anni ed è entrato in Seminario subito dopo il liceo; il senior, Michele Maria Orfano, classe 1987, è invece entrato in Seminario dopo nove anni di insegnamento in una scuola superiore. «Tra noi ci sono laureati in fisica, ingegneri, ex studenti di medicina, letterati, filosofi – spiegano i candidati -. Ci sono diversità di sensibilità e di carismi, ma, come in una orchestra, ognuno porta il suo timbro e dalla polifonia nasce la bellezza».

In intimità con il Padre
Negli anni di formazione hanno imparato a valorizzare queste differenze per “suonare” insieme alla sequela del Maestro, il Signore Gesù, per fare la sua volontà, come recita il loro motto – Sia fatta la tua volontà – Fiat voluntas tua (Mt 6,10) – che hanno scelto di far stampare sulla loro immaginetta in italiano e in latino. «Ci ha spinto il desiderio di portare all’attenzione nostra e di tutti coloro che ci accompagnano, il vertice del rapporto di Gesù con il Padre – spiegano -. Il motto, tratto dalla preghiera del Padre Nostro, è espressione della nostra richiesta al Figlio di imparare a pregare come lui, a entrare in quel rapporto profondo di intimità con il Padre, perché questa sia l’origine e la linfa vitale del nostro ministero».
La richiesta di Gesù di compiere la volontà del Padre ha animato l’intimo dialogo al Getsemani. «Noi undici candidati – aggiungono – quasi come gli undici apostoli al Getsemani, testimoni di questo dialogo, vertice di un amore senza riserve, chiediamo al Padre di seguire Cristo offrendo la nostra vita in obbedienza alla sua volontà. Sappiamo bene essere una richiesta impegnativa, un’impresa impossibile alle sole forze umane, per questo ci affidiamo alla grazia dello Spirito».
Il versetto in latino richiama il fiat di Maria, donna del “sì” obbediente al Padre, rinnovato fin sotto la croce del Figlio. L’immagine che i candidati hanno scelto per rappresentare il loro motto è il Cristo di Giotto, dipinto nella volta della Cappella degli Scrovegni di Padova, che nella mano sinistra regge il Libro della vita.
«Cristo, in posizione centrale, è il fulcro che attrae lo sguardo, a esprimere il nostro desiderio che tutto della nostra vita sia attirato a lui e in lui trovi il suo centro», spiegano i candidati, ai quali piace interpretare il cielo stellato che avvolge la figura del Signore Gesù come segno del «Padre nostro che è nei cieli», ma al tempo stesso richiama il manto di Maria, che con il suo fiat conduce al Figlio.



