Sara Marabotti, responsabile di Sant'Antonio alla Brunella a Varese, racconta la sua full immersion a contatto con i ragazzi, tra giochi, canti, balli, gite, attività e preghiera. E soprattutto una profonda attenzione educativa

di Claudio URBANO

oratorio Varese

«Il mio oratorio non è piccolo, ma con uno sguardo si abbraccia tutto. C’è un’aria di familiarità e di protezione, come una casa». Descrive così gli spazi del “suo” oratorio Sara Marabotti, responsabile di Sant’Antonio alla Brunella (dal nome di una vecchia casa colonica dei Frati minori), nel centro di Varese.

A essere ben sfruttato, durante l’oratorio estivo, non è però solo lo spazio, con 150 ragazzi che riempiono tutte le gradinate del campo da basket, ma soprattutto il tempo. «La cosa bella è che si vive veramente 24 ore al giorno, sei sempre a contatto con i bambini», spiega. Cinque settimane tra giugno e luglio più una a settembre. Dall’apertura dei cancelli alle 7.45 fino alla chiusura alle 17.30 e alla riunione finale con gli animatori, è una sorta di full immersion. La giornata è scandita dagli inni della Fom, dalla storia della Creazione raccontata con alcune slides e attraverso il personaggio di San Francesco; dalle attività, con la pasta di sale e i laboratori di cucina, il ballo e i lavoretti, come gli “acchiappasogni”; il gioco libero e quello organizzato, fino alle gite, al parco acquatico o sulla funivia di Laveno, sul Lago Maggiore.

Quello che conta, però, è soprattutto l’attenzione ai ragazzi, forse la chiave con cui si può riassumere lo spirito dell’oratorio. Lo conferma Benedetta, «ormai all’ultimo anno come animatrice – racconta a malincuore -. Ma proprio per questo ce la sto mettendo tutta…». Un impegno che non passa inosservato. «Mi colpisce sempre il fatto che i bambini mi lascino il posto libero a tavola, per farmi sedere a fianco a loro quando ho finito di servire i piatti». Poi c’è un’attenzione che si esprime con le parole. «Io sono cresciuta qui e so che c’è sempre qualcuno di cui mi posso fidare. Ma anche i bambini – spiega – hanno bisogno che li si tratti non come più piccoli, ma come amici. Così possono aprirsi, si possono raccontare agli animatori».

Così l’oratorio ha un senso anche per chi poi non viene durante l’anno: «Ai bambini rimane comunque un bel ricordo, alcuni iniziano poi a venire anche a catechismo. E le mamme confermano che qui i bambini si trovano bene». Non sfugge quindi l’aspetto educativo, per i più piccoli come per gli animatori. «Per i figli di molte famiglie, le possibilità di svago non mancano, ma qui i bambini si mettono in gioco», continua Sara. Così per i più grandi. «Molti hanno mille attività durante l’anno, per loro è difficile unire tutte le esperienze», sintetizza Sara.

Come dire che l’impegno educativo non è precisamente una “vocazione” per tutti gli animatori. In queste settimane però, sempre a contatto coi bambini, anche i più grandi possono portare a casa qualcosa. «L’idea del servizio, la capacità di confrontarsi, anche quando c’è qualcuno che la pensa diversamente e si deve arrivare a un compromesso, ma anche l’idea della preghiera. Alla fine siamo come una grande famiglia», promuove i suoi ragazzi Sara. Per loro, l’oratorio in estate sta aperto anche due sere alla settimana. Benedetta è d’accordo con la sua educatrice: «All’oratorio mi sento come a casa».

 

 

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