L’Arcivescovo ha incontrato circa 500 rappresentanti del mondo sportivo, consegnando loro la Lettera per gli allenatori. Cambio della guardia al vertice del settore Sport della Diocesi: a don Alessio Albertini succede don Stefano Guidi

di Annamaria Braccini

dirigenti sportivi allenatori

«Essendo qui vogliamo dire semplicemente, ma in modo convinto, il nostro “sì”, perché anche noi siamo fondamentali per costruire insieme il Regno di Dio».

Dice così, in apertura dell’incontro tra l’Arcivescovo e i responsabili delle società sportive, don Stefano Guidi di cui, nell’occasione dell’affollato appuntamento, viene resa pubblica la nomina a nuovo responsabile del Settore Sport del Servizio per l’Oratorio.

Presso il Salone Pio XII del Centro Pastorale di via Sant’Antonio 5 a Milano, oltre 500, tra dirigenti allenatori, educatori, sportivi di vertice e di base – tra gli altri il presidente del Centro Sportivo Italiano-Milano, Massino Achini -, partecipano all’articolato momento di confronto, voluto dall’Arcivescovo stesso che da sempre (nello scorso Avvento aveva specificamente invitato in Duomo, appunto, tutto il mondo sportivo) considera questo ambito cruciale per la crescita dei giovani.

La lettura dell’icona evangelica dal Vangelo di Luca al capitolo 10 e della preghiera dell’Educatore, con la benedizione, precedono l’intervento introduttivo di don Mario Antonelli, vicario episcopale per l’Educazione e la Celebrazione della Fede.

«Un tributo di riconoscenza» va subito al finora responsabile del Settore sportivo e che manterrà il suo incarico di Consulente Ecclesiastico nazionale del CSI, «don Alessio Albertini nato con la casacca ambrosiana che, con l’Ordinazione, gli è stata tatuata sulla pelle».  

L’annuncio della nomina di don Guidi – direttore anche della FOM – e del nuovo nome del Servizio “per l’Oratorio e lo Sport”, «indicano un legame necessario che ha un suo preciso stile», evidenza don Antonelli nell’orizzonte di una compiuta Comunità educante.

«Saremo inguardabili, dal punto di vista del Vangelo, se ci limitassimo a una sorta di compatibilità tra l’attività oratoriana e sportiva, senza darsi fastidio vicendevolmente».

Insomma, «non logiche eccessive e/o ossessive di protagonismo», ma scambio di relazioni con un preciso spessore educativo attento alla priorità dei valori e delle dimensioni dell’annuncio, prima tra tutti la centralità di Gesù. «Noi Chiesa, come ci ha abituato a considerare il vescovo Mario, siamo in debito verso il mondo della Parola del Vangelo».

L’intervento dell’Arcivescovo e la Lettera per gli allenatori

Si arriva, così, al cuore dell’incontro, con la riflessione dell’Arcivescovo e la consegna della sua “Lettera per gli allenatori” che presenta, nella veste grafica, un grande numero 1, a indicare che sarà il primo di una serie di messaggi che, probabilmente, giungeranno durante il prossimo quinquennio.

In un breve video parlano i protagonisti sportivi dell’oratorio di Paina, attenti concordemente a sottolineare la crescita complessiva non solo dell’atleta, ma del bambino e del giovane.

In sostanza, ciò che chiede monsignor Delpini. «Vi parlo immaginando che facciate parte della Comunità cristiana, ma vorrei rivolgermi a tutti, anche a chi pratica sport, magari, fuori dall’oratorio. Mi pare che il Vescovo possa darvi un messaggio e per questo vi viene consegnata la Lettera, perché sono consapevole delle vostre responsabilità, ma anche dell’autorevolezza che avete. Mi piacerebbe avere un incontro regolare con voi, perché, nella nostra concezione ambrosiana e anche lombarda, lo sport è consustanziale alla parrocchia: dove c’è il campanile c’è il campo sportivo».

Da qui, il binomio oratorio e sport, «non una congiunzione debole, ma intrinseca nella reciproca presenza». 

Un tema caro – questo – a Delpini e lo si capisce. «I ragazzi vi ascoltano in una maniera indiscutibile. Proprio per quella ‘e’ che congiunge oratorio e sport, dovete sentire la responsabilità di educare uomini e donne mature, pronti per la vita».

Come a dire, considerata l’ascendenza che, su alcune (ampie) fasce di età giovanili, hanno gli allenatori, la possibilità di indicare vita buona, con disciplina e ordine, è immensa e può trasmettere modi di vivere, insegnando «a gestire la propria esistenza, le relazioni, il corpo».

In secondo luogo, un’altra consegna legata alla capacità di osservazione e alla conoscenza che gli allenatori possono avere, interpretando tratti caratteriali e “segni” indicativi della condizione del ragazzo che emergono, con più facilità, nella pratica sportiva che altrove.

Infine, un terzo termine, la confidenza: «i ragazzi hanno soprattutto bisogno che li si ascolti su argomenti dei quali non parlano con altri»

«L’autorevolezza che porta alla consapevolezza, l’osservazione e la confidenza che un cucciolo d’uomo deve poter avere nei confronti di un adulto sono fondamentali per la cura di coloro che vi sono affidati».

Pur non nascondendosi le difficoltà i rischi che vengono, talvolta, dalla necessità di fare risultati, dalle pressioni dei genitori e dalle aspettative dei ragazzi, la raccomandazione è sempre l’alleanza con un unico fine, quello educativo. 

Per questo l’Arcivescovo lancia un “decalogo”, o meglio, ne definisce 6 punti fondamentali.

«Lo sport è per l’uomo e non l’uomo per lo sport; lo sport è per tutti (anche per i meno dotati o i disabili), ma non è tutto (perché bisogna trovare un inserimento dello sport nella complessità della vita del ragazzo); la pratica sportiva è un’occasione di incontro, ma non di scontro».

E, ancora, «La persona che pratica lo sport non è solo un “fisico per prestazioni”, ma è un uomo o donna per relazioni libere e rispettose». Il riferimento è anche alla dimensione sessuale deve essere insegnata con rispetto e vigilanza, essendo vigili, come allenatori, nei riguardi pure della propria dimensione emotiva e corporea.

Si prosegue con gli altri punti: «La pratica dello sport richiede una disciplina che ordina le energie e le orienta a uno scopo: l’ordine delle energie facilita la pratica della virtù; i minori che praticano lo sport richiedono una attenzione educativa che non è solo sportiva».

Ancora da scrivere i punti dal 7 al 9, magari da parte degli educatori stessi, mentre il decimo suona come una sintesi dell’intera logica che si intende proporre. «La comunità cristiana promuove lo sport: lo considera una risorsa aggregativa, educativa, integrativa delle sue attenzioni. Promuove lo sport, ma non solo lo sport».

Infine, è don Guidi a concludere, illustrando alcune iniziative e tappe del cammino di formazione. Anzitutto, la proposta “OraMiFormo. Bullismo e Cyberbullismo” che si affianca al tradizionale percorso “EduCare”, componendosi di una piattaforma on line (www.oramiformo.it) e della realizzazione di incontri a livello centrale, nei Decanati e sul territorio. «Uno strumento per crescere, per partecipare, per camminare insieme. Proposta che vuole arrivare a tutti quelli che aiutano l’oratorio, parlando del vissuto dei ragazzi che qualche volta presenta problematiche».

Poi, i sussidi cartacei a cura del Centro Studi Sport Educazione Oratorio della FOM e CSI, con l’uscita a breve di un terzo opuscolo sull’organizzazione della società sportiva.  L’appuntamento è anche per la proiezione, il 10 novembre in anteprima diocesana, (Cineteatro “Rosetum”, ore 18.30) del primo docufilm dedicato all’oratorio, “Qui è ora”, realizzato in 5 realtà lombarde, di cui 2 ambrosiane.    

Senza dimentica la «sfida» del pellegrinaggio degli sportivi al Sacro Monte, in programma per il 1 maggio 2019, da vivere «nella logica della Lettera pastorale di questo anno».

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