In un’affollata cerimonia consegnate da parte dell’Arcivescovo al rettore emerito dell’Università cattolica e al giornalista già direttore de «Il Popolo Cattolico». Delpini: «Il Papa sa che può contare su di voi, perché con il vostro lavoro e servizio, le cariche che avete rivestito, avete dimostrato il vostro nome di cristiani, l’appartenere alla Chiesa cattolica e l’essere a servizio del popolo di Dio. È una chiamata alla responsabilità»

di Annamaria BRACCINI

Onorificenze pontificie a Zaninelli e Possenti

«Mi unisco per congratularmi con voi e mi sento onorato di essere tramite del Papa». Nella Cappella arcivescovile, l’Arcivescovo, mons. Mario Delpini, esprime così i suoi sentimenti, durante il Rito di consegna delle Onorificenze pontificie, conferite dal Santo Padre al professor Sergio Zaninelli, rettore emerito dell’Università cattolica del Sacro Cuore (fu alla guida dell’ateneo dal 1998 al 2002) e al giornalista Amanzio Possenti, storico direttore del Il Popolo Cattolico di Treviglio, fondato nel 1921.
Nella Cappella affollata di parenti, rispettivi colleghi, amici dei due decorati, ci sono, per il primo, il rettore della Cattolica, Franco Anelli; l’assistente ecclesiastico generale, monsignor Claudio Giuliodori; il presidente Michele Colasanto e il Consiglio di amministrazione dell’Istituto Auxologico, del quale fu presidente Zaninelli dal 2012 al 2016. Per Possenti, non manca il vescovo Giuseppe Merisi, legatissimo a Treviglio; il prevosto, monsignor Norberto Donghi; l’attuale direttore del settimanale, Filippo Magni e la redazione.
In riferimento al capitolo 11 del Vangelo di Luca, appena letto, l’Arcivescovo nota: «La parola del Vangelo indica cosa significhi dire questo onore. Vi si dice, infatti, “Sono beati coloro che ascoltano la Parola di Dio”».
«Non è tanto il Papa che onora delle persone, ma il fatto che si rivolge a queste stesse, di cui conosce i meriti, ha stima, per fare onore a questo segno di distinzione, perché sa che può contare su di voi, perché con il vostro lavoro e servizio, le cariche che avete rivestito, avete dimostrato il vostro nome di cristiani, l’appartenere alla Chiesa cattolica e l’essere a servizio del popolo di Dio. È una chiamata alla responsabilità. Lo dico per incoraggiarvi a vedere in questa onorificenza non una tanto sorta di premio alla carriera, ma piuttosto una chiamata a condividere da vicino la missione del Papa. Una chiamata a onorare il vostro appartenere al gruppo dei Decorati e, più in generale, alla Chiesa cattolica».
Il Vescovo, l’amicizia personale con i due insigniti. «Il direttore Possenti, talvolta, mi fatto scrivere qualcosa e con Il Popolo Cattolico ho avuto occasione di collaborare quando ero vicario episcopale di quella Zona, la VI. Mi sono interessato in diversi momenti, dell’Auxologico – di cui era presidente il professor Zaninelli -, apprezzandone la professionalità, la qualità dell’organizzazione e le opere di solidarietà, ad esempio, in Africa.
Questi legami personali sono come una finestra per vedere tutto il servizio che avete svolto e che certo onorerete con la vostra vita, con il servizio, l’esempio che potrete dare e la preghiera per il Papa».
Poi, il momento solenne della benedizione delle Decorazioni e del conferimento: Zaninelli, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di san Gregorio Magno e Possenti, Cavaliere dell’Ordine di san Gregorio Magno.
La parola passa brevemente a Eugenio Pozzoli, presidente di Adas, Associazione decorati Apostolicae Sedis – è presente anche l’assistente ecclesiastico, monsignor Marco Navoni -, che richiama la felice coincidenza, in questo 2019, del 90esimo dell’Associazione ambrosiana, con i suoi 150 Decorati negli anni.
Infine, sono gli stessi Decorati a dire la loro emozione. «Questo è un giorno felice e la presenza del rettore della Cattolica è per me molto importante, così come dei vertici dell’Auxologico. Mantengo un grande rapporto con l’Università, dove ho lavorato soprattutto nella prospettiva della formazione: ho un’ambizione di avere un piccolo posto nella storia dell’Ateneo», spiega il rettore emerito. Mentre Possenti – suo il record italiano di 35 anni continuativi alla direzione dello stesso giornale, dal 1983 al 2018, ricorda anche il suo impegno professionale a L’Eco di Bergamo: «Si lavora sempre insieme, fare il giornalista in una redazione è ritrovare se stessi, raccontando la storia degli altri».

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