Una profonda dimensione spirituale, al di là del contesto istituzionale, ha caratterizzato il rito presieduto dall’Arcivescovo nel Santuario di San Pietro

di Annamaria BRACCINI

Seveso nuovi parroci

La celebrazione di preghiera e benedizione per tutti i presbiteri che hanno ricevuto una nuova destinazione e l’immissione nell’Ufficio di parroci e responsabili di Comunità pastorali, che si svolge presso il Centro pastorale ambrosiano di Seveso, si fa occasione per rileggere alcuni dei punti cardinale della missione sacerdotale all’interno della Chiesa. Le letture previste per questo Rito – dal Libro del profeta Geremia, dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinzi e dal capitolo 10 del Vangelo di Giovanni (con il famoso brano del Buon Pastore) -, ma anche gli adempimenti formali divengono, infatti, una preghiera unica e condivisa, come chiede l’Arcivescovo che presiede la celebrazione. Molti i preti presenti, tra cui i 52 che giurano fedeltà nell’assumere l’ufficio da esercitare a nome della Chiesa, cui si aggiungono 6 presbiteri che assumono incarichi diversi, come la responsabilità di cappellanie ospedaliere.

«Sono lieto e onorato. Vogliamo che, anche nelle inevitabili difficoltà, tutto sia avvolto dalla Grazia del Signore e trasformato in preghiera imparando dai Salmi. Anche in questo momento istituzionale deve inserirsi una dimensione spirituale», dice in apertura monsignor Delpini cui sono accanto, in altare maggiore del Santuario di San Pietro Martire, il vicario generale monsignor Franco Agnesi e i Vicari episcopali di Zona.

«In ogni posto e storia ci sono grazie, meriti, mutamenti come anche fatiche da affrontare. Questo mi mette nella disposizione di essere a servizio per accompagnare il vostro Ministero – dice ancora l’Arcivescovo nella sua omelia -. Oggi, con la destinazione, si definisce il vostro ruolo che è dentro il presbiterio, il clero, la Chiesa. Questa è una prima riflessione che merita di essere fatta oggetto di disciplina spirituale, ossia che l’appartenenza viene prima dell’incarico. La comunione ecclesiale viene prima della divisione dei compiti, quella presbiterale prima dell’efficienza nel servizio, la comunione nella missione prima dell’originalità singolare di ciascuno. Il ruolo è importante, ma ha un senso solo dentro una dinamica di comunione che pretende la pratica della sinodalità nella conduzione delle comunità che vi sono affidate».

Inoltre, «la destinazione comporta una responsabilità, un farsi carico di adempimenti, doveri e attenzioni che può essere considerata nella dimensione mondana del prestigio e del potere. Ma noi dobbiamo viverla in quella spirituale del servizio. Nel nostro tempo, il tema della responsabilità è facilmente esposto alla fatica di diventare bersaglio di critiche e destinatario delle pretese, piuttosto che suscitare rispetto e deferenza. Assumendo tale responsabilità voi avete un peso da portare e un servizio da esercitare. Le nostre comunità hanno diritto di aspettarsi da noi un esercizio di Ministero edificante. Questo, tuttavia, non vuole dire corrispondere alle pretese delle Comunità che, talvolta, hanno inerzie e rigidità che chiedono di essere convertite: un’attività che può essere gravosa».

Evidente il riferimento alo “stile” con cui vivere gioie e fatiche: «Lo stile con cui noi facciamo fronte a questo servizio deve essere lo stile di Gesù. Il Vescovo e i suoi collaboratori sono alle vostre spalle per sostenervi e incoraggiarvi, cosa di cui, a vostra volta, avete diritto. Voglio assicurarvi che potete contare su di me e sui collaboratori quando ci sono questioni difficili o decisione da prendere».

Infine, un terzo punto: l’essere dei “mandati”: «Voi non siete liberi professionisti che si creano una loro pastorale, siete mandati per realizzare le proposte, i piani, pastorali della Diocesi e le indicazioni concrete del Vescovo. In ciò sentitevi accompagnati».

Poi, la Professione di fede, il giuramento, la lettura, da parte dell’Ordinario, del Decreto di immissione in possesso a norma del canone 527. E da quest’anno, anche la benedizione di tutti i presbiteri che hanno ricevuto la nuova destinazione.

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