Ne è convinto l’incaricato diocesano don Luigi Poretti: «Quasi nessun parroco sa se ve ne siano nella sua comunità». Come lui, anche il diacono permanente Umberto Castelli sottolinea l’esigenza di supporti tecnici e indica l’agevolare la confessione come l’urgenza più immediata

di Annamaria Braccini

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Don Luigi Poretti e il diacono permanente Umberto Castelli

«La difficoltà maggiore è la totale mancanza di possibilità relazionale e quindi, a partire da un accompagnamento spirituale, poter arrivare al sacramento della Penitenza. Un altro punto è trasmettere la dimensione stessa della Parola che, se deve essere il Pane di tutti, a loro non arriva»: non ha dubbi in proposito il diacono permanente Umberto Castelli, incaricato cinque anni fa dalla Diocesi per la parte amministrativa della Fondazione Pio Istituto dei Sordi e che ormai si è fatto travolgere «da una necessità che sento forte per l’evangelizzazione di queste persone» (anche se in questo accompagnamento non vi è un mandato ufficiale). Se ne è convinto d’altra parte lo stesso Arcivescovo, che nel maggio scorso aveva incontrato al Centro Asteria 200 non udenti che gli avevano chiesto di poter essere in Duomo con lui. Così sarà domenica prossima, la prima dell’Avvento ambrosiano.

«Non sentendo, il 99,9% di questi fedeli non frequenta la Messa – rileva don Luigi Poretti, incaricato diocesano per la Pastorale dei fedeli sordi -. Anche la Confessione è ostacolata, se non per qualcuno che comprende la lettura labiale perché ha frequentato i Collegi gestiti da sacerdoti come il Pio Istituto dei Sordi». Ma come i parroci potrebbero venire loro incontro? «Ogni parrocchia dovrebbe avere uno schermo che, durante la Messa, riporti i testi che vengono letti – precisa Poretti -. Mi risulta che in tutta la Diocesi una sola ne sia dotata…».

L’Arcivescovo ha preso a cuore questa forma di disabilità, tanto da citarla espressamente nella sua Lettera pastorale. «Sì – conferma l’incaricato diocesano -, anche se la situazione è molto complessa. Il mondo dei sordi è nascosto, non è conosciuto. Per esempio io celebro una Messa al mese nella parrocchia di una famiglia in cui vi è uno o, spesso, una coppia di sordi. Chiedo di partecipare alla celebrazione con un interprete. Devo dire che quasi nessun parroco conosce la presenza dei non udenti nella propria parrocchia. L’aspetto più bello è che diventa una festa: dopo la Messa, infatti, la famiglia dei sordi organizza un pranzo a cui partecipano in tantissimi».

Castelli concorda, ricordando anch’egli il significativo incontro all’Asteria e sottolineando: «Ci stiamo adoperando per trovare una soluzione informatica che possa essere adottata in tutte le chiese, con un traduttore vocale che trasferisca, attraverso un sottotitolo, quello che viene detto durante le Celebrazioni». Esistono comunque sussidi per venire incontro a tali complessità, come Castelli specifica: «Le Paoline hanno pubblicato un libretto intitolato Le mie preghiere in LIS (Lingua Italiana dei Segni), che contiene 9 semplici preghiere della fede cristiana vissuta, da recitare in famiglia». Ma se deve indicare un’urgenza immediata, Castelli pensa al sacramento della Penitenza e auspica «che i giovani sacerdoti, uscendo dal Seminario, abbiano almeno un rudimento del linguaggio dei segni».

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