«Siamo segno di un Dio che è rifugio per i poveri?».
È la domanda con cui Papa Leone XIV, nel messaggio firmato il 13 giugno per la 10ª Giornata mondiale dei poveri, ci chiede un serio esame di coscienza. Le sue parole partono dal Salmo 14 e denunciano un’ingiustizia sociale che nasce dalla corruzione e dalla logica del dominio e dello scarto, e che colpisce non solo singole persone ma intere popolazioni. I poveri di oggi, scrive il Papa, sono «derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane»: il loro grido di giustizia viene spento con tecniche sempre più subdole, e l’ambiente digitale accresce il pregiudizio e l’indifferenza.
Un anno fa, nel nostro messaggio «Con i poveri. Per una società più giusta», avevamo sostenuto che le povertà non sono un destino, ma esito di iniquità, e che colpevolizzare i poveri è cecità e crudeltà. Avevamo segnalato un clima di sfiducia, insofferenza, sospetto verso le persone in povertà e verso coloro che ad esse tendono la mano. Il rischio è che quel clima si faccia cultura: più che difendere i poveri, ci si preoccupa di difendersi da loro.
Come combattere questo rischio? Il Papa non indica una tecnica, ma un movimento: arrivare dove si trovano i poveri, sperimentarne la marginalità, ascoltarli anziché soltanto parlare di loro. È il movimento che fece Francesco, di cui ricordiamo gli 800 anni dalla morte: la paura si scioglie con la prossimità, non con le barriere.
Il Tavolo sente dunque il bisogno di una narrazione diversa della povertà. Che restituisca nome e volto a chi li ha perduti. Che ci interroghi sui nostri stili di vita, perché la condivisione si oppone all’ossessione di accumulare per sé. E che non rinunci a nominare le cause: la povertà è anche questione di giustizia e di ingiustizia sociale, e una storia che le nasconde consola senza cambiare nulla. La povertà, frutto anche di ingiustizia sociale, non si previene né si contrasta con la sola repressione: si affronta con l’ascolto, l’accoglienza e opportunità concrete per le persone.
La nuova narrazione vorremmo incardinarla su tre verbi. Il Papa ci ricorda che i poveri desiderano «sentirsi a casa nelle nostre comunità». ABITARE, in effetti, non è soltanto avere un luogo fisico in cui risiedere. Pensiamo alle persone senza dimora: un tetto è necessario, ma non basta senza relazioni, riconoscimento, appartenenza. Una casa è un posto in cui qualcuno sa il tuo nome. Il tetto è necessario, e proprio per questo vogliamo ribadire il diritto alla casa, in un tempo che non lo favorisce, anche nei territori ambrosiani: a ogni uomo e a ogni donna spetta un luogo sicuro, garanzia di dignità, protezione e di una possibilità concreta di ricominciare, cornice fisica di un abitare che sia intreccio di relazioni pienamente umane.
Le persone povere, inoltre, non sono solo corpi da nutrire e da curare. Hanno una dimensione spirituale di cui prendersi cura, domande di senso, di fede, di speranza. Nel Messaggio di papa Leone il povero è colui che sa riconoscere l’essenziale e che, riconoscendo Dio come rifugio, può diventare rifugio per altri. ASCOLTARE il povero ci completa: abbiamo molto da imparare dalla sua fede.
Per giungere a un abitare intessuto di relazioni e a un ascoltare che arricchisce, occorre però, come insegna Francesco, INCONTRARE l’altro da noi. La persona in uno stato di povertà materiale. Ma anche i tanti che si affacciano con preoccupazione, addirittura con rabbia, a un futuro che non ha i connotati della promessa. Come avvicinare i giovani? Come evitare che avvertano i poveri come estranei, come minacce, se non come concorrenti e addirittura come nemici in un’epoca di conflitti sociali sempre più acuti? Dobbiamo rivolgerci ai giovani non con l’invito a un dovere di solidarietà, ma con l’attenzione alla loro condizione, alle loro anise, ai linguaggi, anche digitali, di cui sono portatori. Ai giovani, in particolare, vogliamo ribadire che la povertà e l’ingiustizia sociale non si combattono con la repressione, ma con l’ascolto, l’accoglienza, la fraternità. Vogliamo aiutarli a comprendere le difficoltà di chi vive ai margini, e a credere che dalle difficoltà è possible “sortirne insieme”. I giovani possono aiutarci a ripensare, dal basso, una società tanto disuguale da apparire strutturalmente violenta.
In questa 10ª Giornata mondiale dei poveri ci impegniamo, come Tavolo e come Chiesa ambrosiana, a camminare poveri con i poveri: ascoltando, abitando, incontrando. Istituzioni, enti di terzo settore, imprese, comunità, cittadini adulti e giovani, in condizione di benessere o di povertà: siamo tutti chiamati a farci rifugio gli uni per gli altri.
Associazione Gli amici di Gastone
Associazione Fides Casa degli Amici
Associazione CAST Milano
Associazione Effatà – Apriti
Caritas Ambrosiana
Centro Sant’Antonio
Centro di Solidarietà San Marco
Comunità di Sant’Egidio
Fondazione Casa della Carità – Angelo Abriani
Fondazione Progetto Arca
Fondazione Somaschi
Fondazione Fratelli di San Francesco
GVV – Gruppi di Volontariato Vincenziano
Opera Cardinal Ferrari
Opera Messa della Carità – Padri Carmelitani Scalzi
Opera San Francesco per i Poveri
Ronda Carità e Solidarietà Milano Odv
Suore Francescane Missionarie di Maria
Suore Missionarie della Carità


