Matteo Ravanello, operatore del settore e candidato al diaconato permanente, racconta le iniziative riservate che hanno preceduto e preparato l’invito alla celebrazione presieduta dall’Arcivescovo oggi alle 17.30: «Una risposta all’appello del Papa a “uscire” e a trovare nuove strade per l'evangelizzazione»

di Claudio URBANO

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Matteo Ravanello con la moglie Paola a un evento di Ferragamo

Chiesa e moda, «due mondi che a Milano non si erano mai parlati», rileva Matteo Ravanello, impiegato in una piccola concessionaria di pubblicità nel comparto, ma anche candidato al diaconato permanente, in prima fila nell’organizzare la Messa che l’Arcivescovo celebrerà il 25 novembre, alle 17.30 in Duomo, per gli operatori del settore. Eppure per Milano la moda è il primo settore produttivo, con 91 mila addetti. Oltreoceano, al Metropolitan Museum di New York, la mostra Heavenly bodies – che indagava il legame tra moda e immaginario della religione cattolica – è stata la terza più visitata di sempre, anche se l’interesse che ha mosso oltre un milione di visitatori non era certamente solo spirituale.

Come sempre, però, l’incontro tra i due mondi è nato da un’occasione concreta, la grande partecipazione alla Messa celebrata in Duomo, nel febbraio scorso, per l’ultimo saluto a Franca Sozzani, storica direttrice di Vogue Italia, che ha portato l’Arcivescovo a chiedersi: cosa posso fare, come posso mettermi a disposizione di questo mondo?

«Il Vescovo ha voluto incontrare e conoscere, in modo privato e amichevole, i maggiori designer e stilisti italiani» spiega Ravanello, che ha fatto da tramite per questo incontro. Oltre a quelli di Claudio Marenzi e di Carlo Capasa, alla guida rispettivamente di Confindustria Moda e della Camera nazionale della Moda, Ravanello fa i nomi di alcuni tra i più famosi stilisti che, in forma riservata, hanno già incontrato o vedranno a breve monsignor Delpini. Così si è arrivati alla Messa per questa seconda domenica d’Avvento: «Gli inviti sono stati più di 12 mila, dalle modelle ai fotografi, dai buyers alle sarte, fino agli stilisti; sono arrivati anche nelle fabbriche delle più importanti case di moda». C’è poi l’idea di proseguire il dialogo, magari con incontri e dibattiti pubblici: «Penso che l’Arcivescovo risponda all’appello del Papa di uscire dalle sacrestie, dalla tradizione, di trovare nuove strade per l’evangelizzazione, facendo in modo intelligente qualcosa che finora non si è fatto», osserva Ravanello.

La moda è a sua volta incuriosita da questo invito. Non manca chi se ne domanda le ragioni, visto che finora – è il pensiero di alcuni – la Chiesa non aveva mai prestato attenzione. Eppure «quello della moda è un settore serio, ci sono persone brave, che si impegnano, che vanno a Messa», sottolinea Ravanello. Un settore che, certamente, sul piano dell’impegno sociale reagisce bene a livello privato, senza riflettori. Sul piano pubblico e della comunicazione cresce sempre più l’attenzione per il lavoro etico e per sistemi produttivi sostenibili (lo stesso Arcivescovo è stato invitato ai Green Carpet Fashion Award durante l’ultima Settimana della Moda). C’è poi, riporta Ravanello, l’interesse di tutto il settore a sdoganarsi da alcuni cliché, come l’immagine di un settore frivolo e banale: «La mia opinione personale è che l’errore della moda sia stato andare nei telegiornali: la sfilata è un ambiente molto tecnico, e una gonna dal taglio provocante, se è vero che genera più attenzione, non verrà poi messa in produzione al di fuori delle passerelle. Si sono generati pregiudizi e preconcetti, che nella maggior parte dei casi non corrispondono alla realtà». Un settore sfavillante, ma anche complesso, che merita di essere incontrato.

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