L’evento apertosi lo scorso anno per celebrare gli anniversari di San Martino di Tours e Santa Crescenzia si avvia alla conclusione. Un bilancio e un gesto speciale

don Giuseppe Marinoni e il crocifisso sulla porta
Don Giuseppe Marinoni e il crocifisso sulla porta

«Non si può chiudere un Anno della Santità, come non si può chiudere – riprendendo le parole di Papa Francesco – un Anno Santo della Misericordia». Don Giuseppe Marinoni, parroco della Comunità pastorale di Magenta, illustra ai giornalisti presenti alla conferenza stampa un breve bilancio di un anno davvero speciale, quello vissuto nel territorio magentino, che si avvia al termine, ma che non esaurisce la sua spinta propulsiva.

Ecco quindi aprirsi un anno sabbatico, durante il quale sarà possibile riflettere, meditare, pregare, tornare sui fondamentali della vita cristiana. Ma non solo: «Tutto quello che viviamo è in vista di una missione. Il cammino quindi continua» – evidenzia don Marinoni, dando appuntamento per venerdì 8 dicembre all’evento finale dell’Anno della Santità, con una S. Messa solenne celebrata da monsignor Luigi Stucchi (che aprì l’anno), alle 10.30 presso la Basilica di S. Martino.

Anno della Santità, un bilancio positivo

Il parroco ricorda ciò che è stato fatto in un anno davvero denso di momenti da ricordare. Innanzitutto, l’apertura della Porta Santa, gli importanti momenti vissuti con la presenza della Madonna di Fatima, le celebrazioni di commemorazione dei due Santi patroni della città magentina, Martino di Tours e Crescenzia: momenti di devozione collettiva e condivisa che – riprendendo concetti cari al Beato Paolo VI e al cardinal Carlo Maria Martini – evidenziano il carattere non elitario della santità bensì, di una santità popolare che porta alla creazione di un popolo santo.

L’anno della Santità si è inserito nel cammino liturgico, ha stimolato positivamente la Comunità Pastorale, che è stata partecipe di eventi culturali e artistici e ha vissuto momenti di carità e di fraternità confluiti nella nascita dell’Ambulatorio comunitario, grazie alla generosità di cittadini e fedeli nell’acquistare il dolce di S. Martino.

«Dopo il refettorio, dopo l’ambulatorio, a Magenta sarebbe auspicabile un dormitorio», afferma il parroco, evidenziando la necessità di un luogo per accogliere i tanti fratelli che vivono forti difficoltà. Di certo questo Natale sarà all’insegna della solidarietà: don Giuseppe ha rilanciato la proposta fatta durante la Giornata mondiale dei Poveri, istituita da Papa Francesco, di accogliere durante le festività un povero o una famiglia da parte di un’altra famiglia. Un gesto vero, di accoglienza e di compartecipazione alla festa della Natività di Cristo.

Il segno speciale di una Porta che si apre

Ed è proprio Cristo il protagonista, ancora una volta, nell’esperienza del termine dell’Anno della Santità. «Dopo la celebrazione dell’8 dicembre, insieme agli altri sacerdoti della Comunità Pastorale distribuiremo una copia del crocifisso di Lello Scorzelli», scultore che creò il pastorale tanto caro a Paolo VI, scelto da Papa Francesco per il suo insediamento sulla Cattedra in San Giovanni in Laterano. Il messaggio da trasmettere è che la vera Porta è Gesù: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,9).

«Vogliamo sottolineare il carattere missionario di ciascuno di noi e di apertura. Accosteremo al crocifisso l’immagine di Cristo che sta alla porta e bussa», segnala ancora don Giuseppe, evidenziando il carattere di comunicazione, di passaggio e di possibilità di accoglienza del nostro prossimo attraverso il gesto di aprire i nostri cuori. Non solo: in occasione della conferenza, il parroco afferma il desiderio che il Crocifisso possa trovare posto sulla porta d’ingresso di ogni casa, un po’ ispirandosi alla Mezuzah ebraica, posta sullo stipite e contenente alcuni passi della Torah. L’augurio finale è di vivere insieme questo momento conclusivo, ma anche di aprirci ancora una volta al mistero sublime della nascita di un Bimbo che desidera trovare posto nel nostro cuore.

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