Il presidente nazionale Diella al Sir: «Occasione per non rimanere distanziati nella fede. A luglio e agosto torneremo a utilizzare aerei e pullman, per i treni non è ancora possibile»

di Filippo PASSANTINO

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L’Unitalsi riparte con i pellegrinaggi: è stato pubblicato online il calendario per la stagione 2021. Da Loreto a Fatima e Lourdes, mete italiane e non solo destinate agli ammalati per tornare in sicurezza nei santuari mariani, nel rispetto di tutte le procedure e dei protocolli anti-Covid per la sicurezza dei viaggi.

Il primo pellegrinaggio, organizzato dalla sezione romana-laziale, si terrà a Loreto a fine giugno. Per luglio e agosto è già fitto il calendario di appuntamenti con le partenze verso Lourdes, Fatima e Santiago de Compostela (Spagna). Il presidente dell’Unitalsi, Antonio Diella, indica la strategia organizzativa: «A luglio e agosto i pellegrinaggi si svolgeranno con aerei e pullman. Al momento non è sostenibile la possibilità di tornare con i treni a Lourdes». Treni da sempre simbolo dei viaggi dell’Unitalsi con gli ammalati.

L’Unitalsi tornerà, dopo diversi mesi, in cammino verso i santuari mariani. Con quale desiderio?
Il pellegrinaggio è il cuore dell’esperienza della nostra associazione. Per noi è sempre stato il percorso verso un incontro con Dio nei luoghi che ha scelto per essere meglio raggiungibile. Sentiamo il bisogno di rimetterci in cammino per andare alla sorgente della speranza: è davvero il tempo di riaprire il cuore.

Come vi organizzerete?
Ci organizzeremo rispettando le normative degli Stati interessati, quello italiano, quello francese, quello portoghese. Faremo pellegrinaggi in assoluta sicurezza. E li faremo in aereo e in pullman. Proprio perché, nella nuova forma organizzativa, tendiamo a non fare pellegrinaggi con grandi numeri di presenze. Preferiamo un numero di persone più ristretto e una durata del viaggio più breve che ci dia maggiore sicurezza. Chiaramente i pellegrinaggi saranno rivolti a persone vaccinate o negative al Covid.

Dunque, per i treni bisognerà aspettare…
Il tempo del viaggio al momento deve essere ridotto rispetto alla nostra storica abitudine che era quella dei treni. I pellegrinaggi in treno saranno gli ultimi a partire perché a bordo vi è una presenza molto elevata di persone e anche la durata dei contatti è più lunga. Noi pensiamo di poter riprendere a fine anno quest’esperienza. Quando la campagna vaccinale dovrebbe essere arrivata alla fine. In modo che sia più semplice garantire che non ci siano contagi.

La nuova organizzazione come inciderà sulle strutture ricettive?
Un numero più contenuto di persone ci permetterà di garantire anche nelle case che ci accoglieranno il distanziamento nelle sale da pranzo e durante le celebrazioni religiose. Il numero di posti in un aereo o in due o tre pullman è quello che ci dà più garanzie. Ovviamente continueremo a utilizzare mascherine e igienizzazione. Inoltre, a Lourdes abbiamo un accordo per ottenere negli ambienti la maggiore pulizia possibile. Con noi ci saranno gli ammalati. Quindi, anche l’organizzazione dell’assistenza è stata rivista in modo da avere persone dedicate specificamente a quel servizio ed evitare di esporli al contatto con tutti.

Com’è organizzato il calendario?
Lo abbiamo programmato in maniera tradizionale. Dopo che saremo ripartiti, si susseguiranno i pellegrinaggi in partenza dalle varie regioni italiane. Poi, tra fine settembre e inizio ottobre faremo il pellegrinaggio nazionale, cioè quello in cui si incontrano pellegrini e volontari di tutte le regioni italiane. In quel periodo la vaccinazione sarà più diffusa, ma nel frattempo cominceremo a creare una catena di presenza unitalsiana a Lourdes.

Perché venire con voi in pellegrinaggio?
Dobbiamo riaprire il cuore, la nostra esperienza religiosa e umana alla vicinanza con gli altri. Sempre in sicurezza. Ma sia una vicinanza di cammino, di preghiera, di gioia. Venire in pellegrinaggio significa voler riaprire il proprio percorso spirituale verso Dio e verso i fratelli. Siamo giunti in un momento in cui bisogna tornare a guardare negli occhi le persone e riavvicinarsi. Dobbiamo avere un distanziamento fisico ma non possiamo rimanere distanziati nella vita, nei cammini e nella fede, che è un’esperienza concreta e di comunione, non un’esperienza da remoto.

 

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