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Testimonianza

Don Damiani: «Leone XIV in Camerun con parole di pace»

Fidei donum ambrosiano nel Paese da oltre dieci anni, racconta che la popolazione ha vissuto la visita del Papa come una benedizione: «Grande entusiasmo per la sua presenza in questo momento storico, in cui servivano espressioni di conforto e un incoraggiamento alla pacificazione»

di Lorenzo GARBARINO

20 Aprile 2026
Leone XIV Messa a Bamenda (Vatican Media / Sir)

Dopo l’Algeria, il viaggio apostolico di papa Leone XIV in Africa è proseguito nela sua seconda tappa, il Camerun, dove sono presenti anche tre fidei donum ambrosiani. A Ngaoundéré opera don Mario Morstabilini, che in una diocesi di più di 70 mila chilometri quadrati, dove solo il 7% della popolazione è cristiana, sostiene le comunità locali. Qui non si soffre la fame, ma si convive con la miseria di un contesto dove il lavoro è sempre più precario. Nessuno può permettersi grandi lussi, ma le famiglie si svenano per mandare i figli a scuola. È proprio in queste campagne che la Chiesa ha realizzato scuole e ospedali a costi accessibili, essenziali soprattutto per i villaggi più lontani dalle città.  

Don Luca Damiani
Don Luca Damiani

A Garoua, lungo il fiume Benue, si trovano invece don Alessandro Maggioni e don Luca Damiani. Quest’ultimo in particolare risiede in Camerun da più di dieci anni, e descrive la sua esperienza di fidei donum come una grazia. Il suo servizio di accompagnamento al Vescovo locale gli ha permesso di constatare come il Signore, anche nel più piccolo villaggio della savana, si faccia presente con chiunque si prenda cura di chi ne ha bisogno: «Non è sempre facile in una cultura e una realtà molto diversa da quella italiana, ma è una scuola di umiltà e pazienza che ci fa comprendere quanto stiamo a cuore al Signore». 

Il sacerdote ha raccontato in particolare come la comunità locale abbia vissuto la visita del Papa come una benedizione. «C’era grande entusiasmo per la sua presenza. Dal Pontefice i camerunensi si attendevano una parola di conforto e un incoraggiamento alla pacificazione. Il suo discorso sulla fraternità, che può andare al di là degli interessi personali o etnici, sarà sicuramente una spinta a collaborare per la pace, e per risolvere le numerose questioni che impediscono lo sviluppo del Paese». 

La situazione

Il sacerdote spiega come Leone XIV abbia trovato una situazione molto particolare. Don Damiani descrive il Camerun come una nazione giovanissima (l’età media è di poco più di 18 anni), dove però le prospettive di lavoro e sviluppo non sono affatto rosee. «L’economia è stagnante – racconta il fidei donum – e politicamente non si riesce a risollevare la nazione». Il presidente del Camerun è Paul Biya, che lo scorso ottobre è stato dichiarato vincitore delle ultime elezioni presidenziali. Ha 93 anni, e governa il Paese dal 1982. Se nel 2032 giungesse alla conclusione del suo mandato, l’ottavo consecutivo, avrebbe 99 anni.

Il Papa con il Presidente della Repubblica (Vatican Media / Sir)

Oltre alla politica, lo sviluppo del Paese è rallentato dai conflitti etnici interni, che secondo don Damiani minacciano il cammino comune. «Le forti tensioni delle aree anglofone e francofone spesso sfociano in scontri violenti. All’estremo nord inoltre è ancora attiva l’organizzazione terroristica Boko Haram, e altre bande organizzate di briganti minano la stabilità della regione. Tra la popolazione resta forte il desiderio di ripartire». 

Leone XIV Camerun
Foto Vatican Media / Sir

Rifugiati e meno solidarietà internazionale

I problemi interni non sono l’unica preoccupazione per i camerunensi. Oltre agli ultimi eventi geopolitici, in Camerun persistono ancora diverse questioni irrisolte. Don Damiani racconta come le relazioni con la Francia, una delle nazioni che ha colonizzato in passato il Camerun, non siano ancora idilliache.

Il fidei donum ricorda inoltre che le decisioni dello scorso anno degli Stati Uniti di sospendere gli aiuti economici ai suoi progetti umanitari, diversi dei quali erano attivi nel Paese all’epoca, non abbiano certo aiutato. «I bisogni sono tanti, soprattutto per quei progetti di cooperazione già avviati e che di colpo sono stati abbandonati. E oltre agli effetti della guerra in Medio Oriente, in Camerun si ripercuotono le conseguenze di diversi conflitti in Africa». Dal Sud Sudan e dalla Repubblica Democratica del Congo sono giunti infatti in Camerun diversi rifugiati.

Ed è proprio in questo quadro che Damiani ricorda come la Chiesa abbia la responsabilità di portare una parola di dialogo, lavorando per la pace. «Non è sempre facile, ma il suo impegno sociale, spirituale e formativo è apprezzato e riconosciuto».

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