La parola di augurio del Cccm: «Tutti insieme possiamo condividere il dono della solidarietà che alimenta la speranza»

ecumenismo

Quando è Natale? Questo ci servirà di segno: un bambino appena nato, un essere fragile e vulnerabile, una persona che dipende in tutto da chi la circonda. Il presepe, con al centro il bambino avvolto in fasce, è lo specchio di ciò che è l’umanità.

La pandemia questo l’ha messo a fuoco: l’umanità è fragile e vulnerabile, noi uomini e donne che ci illudevamo di essere forti e potenti e di avere tutto sotto controllo, sperimentiamo la nostra impotenza, il nostro essere esposti alla vulnerabilità e fragilità della vita umana.

In fondo lo sapevamo anche prima. Quello che tanti, qui a Milano, in Lombardia, in tutto il mondo, hanno dovuto vivere e subire in questi ultimi mesi e settimane, sdraiati su una barella, in un letto, a casa, al reparto Covid, in terapia intensiva, nelle Rsa, nei corridoi del Pronto Soccorso… ha solo evidenziato quanto sia fragile la nostra vita e quanto dipenda dal fatto che ci sia qualcuno che si prende cura di noi.

Questo vi servirà di segno! Dio si fa uomo, Dio diviene uno di noi, e non un uomo forte e potente, ma un bambino avvolto in fasce che ha bisogno di essere accolto e curato.

Questo, che cosa vuol dire? Che Dio sceglie di condividere tutto con noi anche i momenti, le condizioni di maggiore fragilità. Che Dio è proprio là, dove noi siamo più vulnerabili e fragili e ci sentiamo, a volte, anche abbandonati.

Il segno del Natale, oggi ci dice: Dio è qui… nelle terapie intensive, nei reparti, nelle case dei malati e sofferenti… Dio vuole che noi sperimentiamo la sua presenza, la sua vicinanza, proprio qui, per non sentirci soli anche quando siamo isolati.

Il presepe ci presenta il bambino, ma anche altre figure: Maria, Giuseppe, i pastori, e più tardi anche i tre magi. Il bambino avvolto in fasce, nella sua fragilità e dipendenza, ha bisogno ed è circondato da persone che lo amano, ma anche i pastori sono lì a vegliarlo, anche i magi si inginocchiano davanti a lui portando doni… Persone di diversa provenienza ed estrazione, di buona volontà… La rete di affetto, di cura, di solidarietà che ha attraversato e attraversa i giorni del nostro confinamento. L’umanità, sì, è fragile e vulnerabile, ma non è abbandonata a se stessa. Dio è qui, insieme a noi, credenti e non credenti, confidenti e dubbiosi… E tutti insieme possiamo condividere il dono della solidarietà che alimenta la speranza. Quando è Natale? Il giorno in cui comprendiamo e accettiamo che solo la vita, nella sua vulnerabilità e fragilità, diventa veramente umana, quando nella fragilità condivisa, sperimentiamola solidarietà e il prenderci cura gli uni delle altre. Il giorno in cui accogliamo Dio come un bambino appena nato nelle nostre braccia e nel nostro cuore.

Buon Natale!

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