A quarant’anni dalla morte, la lezione di Giuseppe Lazzati continua a interrogare il presente. Intellettuale, educatore, costituente morale del cattolicesimo democratico italiano, il professore milanese attraversò il Novecento tra la tragedia del nazifascismo, l’impegno civile e la ricerca di una fede incarnata nella storia.
È da questa eredità che nasce il libro Giuseppe Lazzati. Testimone e maestro. Eredità e profezia di un laico secondo il Vangelo (In Dialogo, 104 pagine, 12 euro), curato da Gianni Borsa e Luciano Caimi. Un volume che restituisce i tratti essenziali della biografia e della spiritualità di Lazzati attraverso quattro parole-chiave: fede, educazione, cultura e politica.
Con i contributi di Marta Margotti, Franco Monaco e Valentina Soncini, Giuseppe Lazzati. Testimone e maestro propone così la figura di un laico capace ancora oggi di parlare alla Chiesa e alla società.
«Limpido testimone, impareggiabile maestro»: è forse la più bella, centrata e prospettica definizione per dire, ancora oggi, chi sia stato Giuseppe Lazzati. Sono parole del cardinale Carlo Maria Martini, pronunciate durante le esequie del professor Lazzati, per il quale l’Arcivescovo di Milano nutriva una profonda stima.
A quarant’anni dalla morte (18 maggio 1986) questa pubblicazione – assieme a diverse altre iniziative editoriali e culturali, a incontri a carattere storico, a celebrazioni religiose – intende da una parte presentarne i tratti essenziali della biografia e della spiritualità, dall’altra riproporne l’estrema attualità del tratto umano e dell’esperienza cristiana mediante quattro “chiavi di lettura” della sua vita: la fede, l’educazione, la cultura, la politica.
Protagonista nella Chiesa e nel Paese
Giuseppe Lazzati, nato nel 1909, ha attraversato il Novecento portandone le impronte (come emerge dal profilo biografico che apre il volume): a partire dall’ambiente milanese in cui è cresciuto; poi l’associazionismo cattolico, le due guerre mondiali, il fascismo, l’internamento nei campi di concentramento nazisti, la ricostruzione post bellica che lo vede “padre costituente” e parlamentare; sarà quindi docente universitario, direttore di un quotidiano d’ispirazione cristiana, presidente dell’Azione cattolica ambrosiana, laico con numerosi impegni nella Chiesa del post Concilio. E, ancora, rettore dell’Università cattolica del Sacro Cuore a partire dal ’68 e durante l’epoca del terrorismo. Non ultimo, fondatore dell’associazione di cultura politica Città dell’Uomo. Dunque, una figura protagonista nella Chiesa e nell’Italia del XX secolo.
Un percorso umano e cristiano caratterizzato in profondità dalla fede, e particolarmente da una spiritualità con al centro Gesù Cristo e il suo Regno, e dall’amore per la Chiesa.
Una vita intensa, aperta e generosa, fedele alla vocazione di laico consacrato, modellata sull’insegnamento che troviamo in Lumen gentium (n. 31): «Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio».
L’educatore che guardava al futuro
Lazzati, uomo integerrimo, mite, intelligente, generoso, dedito alla costruzione di relazioni e all’ascolto, sempre aperto al dialogo, è stato principalmente un educatore, al servizio delle giovani generazioni in cui ha sempre creduto: perché era un uomo che guardava al futuro. Tanto che, nonostante siano trascorsi quattro decenni dalla sua nascita al cielo, egli ci parla ancora oggi.
Lo confermano le pagine seguenti, affidate a studiosi e amici del professore. A partire da un assunto di fondo, come rileva Luciano Caimi: «Lazzati fu realmente un uomo abitato dalla presenza del Signore. […] Uomo ben piantato con i piedi per terra, ma in tensione verso la patria celeste». Così, per Lazzati, la preghiera era ricerca costante e intensa di Dio, un «bisogno del cuore, atto d’amore da parte di chi, sentendosi amato dal Signore, avverte la necessità di corrispondervi al meglio delle sue possibilità».
Argomento approfondito da Valentina Soncini (nel capitolo Lazzati e la fede), la quale va alla ricerca delle “fonti” della fede lazzatiana, totalmente immersa nel messaggio essenziale del Vangelo e degli insegnamenti della Chiesa e ugualmente pronta a rendere ragione della propria speranza. Un’esperienza credente con tre punti chiave: il dialogo con Dio, la contemplazione nell’azione e il radicamento nella storia come “luogo teologico”. Dunque, una fede incarnata, qual è la fede in Cristo.
Un capitolo di questo lavoro non poteva che essere dedicato a Lazzati e l’educazione. «Lo stile educativo di Lazzati – sottolinea ancora Caimi – brillò sempre per l’ascolto attento e rispettoso dell’interlocutore, l’accoglienza sollecita dell’umanità di chi gli stava di fronte, il genuino spirito dialogico, l’intento di liberare nel giovane i dinamismi interiori di bene e di progresso personale».
Tema che “incrocia” quello affidato a Marta Margotti: Lazzati e la cultura. Per il professore, la cultura corrisponde a un’opera paziente di studio, ricerca e competenza, e a un’azione corrispondente di creatività, seminagione, confronto, progettualità. Cultura per Lazzati significa, al fondo, coltivare l’umanità, ponendo il sapere in dialogo con la fede in una tensione di reciproco arricchimento e inveramento. «La sua proposta – cristiana e civile, insieme – resta valida ancora oggi, proprio perché va all’essenziale della vita individuale e getta le basi di un’autentica convivenza umana, dove idealità e concretezza si sostengono l’una con l’altra. In questo senso, il riferimento alla coscienza personale garantisce ampi margini di autonomia ai credenti, ma anche dà loro una più grande responsabilità».
«Pensare politicamente»
Il “culto” lazzatiano della formazione e della competenza torna nel contributo su Lazzati e la politica, affidato a Franco Monaco. Per «costruire la città dell’uomo a misura d’uomo», formula con cui Lazzati si riferiva alla politica, occorre «pensare politicamente», ossia «elaborare gli ideali (compresi quelli cristiani) in conformità alle regole e alle mediazioni proprie della politica e segnatamente di quelle proprie delle società pluralistiche e dei sistemi politici democratici». Il compito di ogni cittadino alla partecipazione democratica, pur interpretato e realizzato in varie forme, secondo Lazzati è a maggior ragione prescritto ai laici cristiani, come «forma moderna della carità» (Paolo VI) e, al contempo, «vocazione peculiare del cristiano laico».
Questo libro vorrebbe rappresentare un omaggio a un uomo cui la Chiesa e il Paese devono molto; ma soprattutto potrebbe essere uno strumento per rileggerne il percorso che mette in luce una profonda coerenza fra tutte le tappe della vita e gli impegni assunti, con un costante riferimento al Signore. Un cristiano con il sorriso, proteso a leggere i segni dei tempi per scorgervi un Dio laborioso, misericordioso, sempre all’opera, amico dell’umanità. È, questa, un’espressione di profezia della quale siamo riconoscenti al venerabile Giuseppe Lazzati.



