Per monsignor Paolo Martinelli, Cappuccino, Vescovo ausiliare e Vicario episcopale, questo il significato della Lavanda dei piedi durante la Messa “in Coena Domini”, che in Duomo quest'anno coinvolge dodici persone vocate alla vita consacrata

di Annamaria BRACCINI

Dodici uomini tra italiani e giovani originari di Paesi lontani come il Myanmar e il Cameroun, di età differenti e con storie diverse alle spalle, ma che hanno in comune una sola vocazione: quella di donare la propria esistenza al Signore, come religiosi, nella vita consacrata. Sono coloro ai quali, nel Giovedì santo, il cardinale Scola laverà i piedi all’inizio della celebrazione vespertina in Coena Domini in Duomo, nella quale anche le Letture verranno proclamate da alcune religiose. Dopo i Catecumeni nel 2014, a porgere il piede al Cardinale saranno così tre Professi del Monastero benedettino “SS. Pietro e Paolo” di Buccinasco; uno dell’Ordine dei Premonstratensi, cui dal 2013 è stata affidata la cura dell’Abbazia di Mirasole; tre Frati Cappuccini che frequentano lo Studio teologico “San Francesco” di Milano; un appartenente alla Comunità monastica a carattere ecumenico di Dumenza; quattro giovani del Pontificio Istituto delle Missioni Estere.

Perché questa decisione, soprattutto per quanto riguarda il Rito della Lavanda dei piedi? «La volontà dell’Arcivescovo di coinvolgere dodici giovani nella Lavanda è bella e significativa – spiega il vescovo ausiliare monsignor Paolo Martinelli, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini (di cui indossa il tradizionale saio), vicario episcopale per la Vita consacrata maschile -, poiché si inserisce, da un lato, nell’Anno dedicato alla Vita Consacrata, e, dall’altro, indica l’importanza dell’essere presi a servizio totale, dedicandosi al Regno di Dio».

Chi sono i prescelti?
Sono persone che, appartenendo a Ordini e Istituti diversi, si trovano però tutti nel cammino della formazione iniziale e percorrono dunque i primi passi all’interno della Consacrazione, impegnandosi in quell’itinerario che li porterà a promettere definitiva fedeltà ai Consigli evangelici.

Nella memoria viva di Gesù, cosa significa compiere oggi il gesto della Lavanda dei Piedi?
Bisogna comprendere appieno il significato di un’azione che ha una valenza profondamente cristologica. È un momento molto intenso attraverso il quale Gesù mostra il suo amore, chinandosi sui piedi dei discepoli. È un gesto di servizio e di grande umiltà. Non dimentichiamoci che, nel Vangelo di Giovanni, la Lavanda dei piedi sostituisce, in un certo senso, il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia e si pone, quindi, anche come gesto eucaristico.

Concretamente e simbolicamente ciò indica che, per essere testimoni nel Regno di Dio, è necessario servire noi per primi?
Potremmo dire così: per essere presi a servizio dell’amore di Dio, occorre lasciarsi servire dal Signore e permettere che Egli si pieghi sulla nostra vita. Pensiamo alla resistenza di Pietro che, tentando di fermare il gesto, esclama (Giovanni, capitolo 13): «Signore, tu lavi i piedi a me?». La risposta di Gesù è chiara: dice a Pietro che se non avesse accettato non avrebbe avuto parte con Lui nel Regno. È indispensabile lasciarsi amare, perché questa è la condizione per essere, poi, essere presi a servizio ed essere messi a disposizione del Regno di Dio. Questo è il significato della Lavanda dei piedi.

«Vivo l’attesa di questo momento con semplicità e, ora, inizio a pensarci con emozione», riflette da parte sua fra’ Mario Ceron, uno dei dodici uomini scelti per la Lavanda in Cattedrale. Nativo di Treviso, 43 anni, un passato come muratore nel settore edile, dove ha lavorato per quasi 25 anni, nel 2008 Ceron ha iniziato il suo percorso di consacrazione nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. «Risiedo stabilmente a Milano nel Convento di piazza Velasquez, nel quale mi preparo alla mia esistenza di domani frequentando lo Studio teologico. Nel settembre 2016 dovrei pronunciare i Voti perpetui».

Fra’ Mario racconta del suo incontro col Signore, dell’impegno, come volontario, presso l’Asilo Nido di Padre Beccaro – «cerco di dare una mano» -, della prima volta che il parroco del suo paese decise che sarebbe stato uno dei dodici bambini a cui avrebbe lavato i piedi. «Certo, sono passati tanti anni – riflette -. Questa volta sarà addirittura l’Arcivescovo di Milano a compiere il gesto. Ho scelto un cammino che cambia la vita, ma nel mio piccolo, per quanto posso, giovedì mi sentirò ancor più uno dei discepoli del Signore».

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