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Lettera

L’Arcivescovo: «Esequie, occasione di evangelizzazione e di fraternità»

Monsignor Delpini scrive alle comunità cristiane fornendo alcune indicazioni in merito alla dimensione comunitaria dei funerali, ai rapporti con le famiglie dei defunti, allo svolgimento della celebrazione, ai discorsi di congedo, alla sepoltura e alla custodia delle ceneri

29 Ottobre 2026

Scegliendo simbolicamente la ricorrenza della Commemorazione dei defunti (2 novembre), l’Arcivescovo  di Milano ha scritto una “Lettera alle comunità cristiane sulla celebrazione delle esequie e la professione di fede nella risurrezione”, con alcune indicazioni anche pratiche.

Dopo avere ricordato che su questo tema nel 2017 è stato pubblicato un più approfondito “Direttorio diocesano per la celebrazione delle esequie”, monsignor Delpini spiega di voler «proporre qualche attenzione specifica che può contribuire a fare di una situazione una occasione di evangelizzazione e di fraternità».

L’Arcivescovo richiama anzitutto la dimensione comunitaria dei funerali: «Il dolore per la morte di una persona cara è intimo, ma non privato, la dimensione comunitaria del dolore e della speranza deve essere custodita e promossa da tutta la comunità», aggiungendo che i ministri ordinati ma anche i laici sono chiamati ad «accompagnare le famiglie, nella preghiera e animazione delle celebrazioni in chiesa e nella preghiera di suffragio nelle case del commiato e al cimitero».

Un paragrafo della Lettera è dedicato al rapporto con i familiari della persona deceduta e al ruolo delle agenzie di onoranze funebri. «Per quanto è possibile – sottolinea l’Arcivescovo – il prete, il diacono, i ministri incaricati devono cercare un rapporto diretto con la famiglia del defunto. Il servizio delle onoranze funebri non deve essere un filtro, ma un tramite per l’incontro con i parenti». E ancora: «Per la celebrazione del funerale non c’è una tariffa da versare alla parrocchia. Pertanto, le agenzie delle onoranze funebri non devono indicare nelle loro tariffe l’offerta per la Chiesa».

Un’attenzione particolare va riservata anche allo svolgimento della celebrazione: «Nel rapporto con le famiglie è possibile concordare le forme della celebrazione, tenendo presente la sensibilità delle persone, le consuetudini della parrocchia, la disponibilità dei ministri». In ogni caso, precisa l’Arcivescovo, «la scelta tra la celebrazione della Messa e la liturgia della Parola non può essere l’imposizione di uno schema uniforme o una scelta compiuta solo dal ministro celebrante».

Quanto ai discorsi di congedo, questi rischiano a volte di essere «troppo numerosi, troppo lunghi e troppo sgraziati». Sarebbe opportuno che questi interventi siano concordati preventivamente con chi presiede. «In ogni caso – è l’invito di mons. Delpini – è consigliabile che la celebrazione sia terminata e sia evidente che gli interventi non sono parte della celebrazione».

In un altro passaggio si affronta il tema della sepoltura e della custodia delle ceneri. In particolare la Lettera ricorda che custodire le ceneri nelle proprie abitazioni contraddice le normative della Chiesa e propone di dedicare «un momento comunitario per accogliere in cimitero e benedire le urne delle ceneri».

Nella parte finale l’Arcivescovo ritorna sulla necessità che la comunità accompagni le persone che sono nel dolore: «Terminate le celebrazioni, la comunità cristiana deve trovare il modo di accompagnare le persone con segni di attenzione e di prossimità: si è creato infatti un vuoto che non si può colmare, una pena che non si può consolare se non con intensa preghiera e sollecitudine fraterna». E ribadisce l’importanza della preghiera di suffragio per i defunti: «La preghiera per i defunti esprime la fede della comunità cristiana che la vita non è tolta, ma trasformata e a chi muore in pace con Dio è dato il possesso di una gioia senza fine».