Intervento alla seduta del Consiglio: appello alla vigilanza contro il malaffare, incoraggiamento all’azione in favore delle famiglie, dei giovani e del lavoro, volontà a collaborare alla creazione di una società realmente plurale e interreligiosa. E un auspicio: «I giovani riapprendano il gusto della politica»

di Annamaria Braccini

L'Arcivescovo Delpini in Consiglio regionale

L’elogio dell’umanesimo lombardo, la vigilanza sulla corruzione sempre in agguato, la valorizzazione del territorio che non è “solo” Milano, l’apprezzamento per il lavoro svolto e per le sinergie avviatesi da tempo con le istituzioni regionali. E poi l’auspicio che si possa lavorare sempre più a favore del bene comune, dei giovani, della famiglia, dell’integrazione multietnica, per poter dire «benvenuto futuro», così come delineato nel Discorso alla Città 2019. Questi i punti-cardine dell’articolato intervento pronunciato dall’Arcivescovo nell’Aula consiliare della Regione Lombardia, a Palazzo Pirelli.

I saluti dei Presidenti

Davanti a consiglieri e consigliere, assessori e sottosegretari, porge il benvenuto il presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi che, esprimendo l’orgoglio per i 50 anni dell’Consiglio, dice: «La Chiesa ambrosiana è parte essenziale del tessuto lombardo, per noi da sempre interlocutore importante, per la sapienza che la caratterizza nell’intercettare i cambiamenti, oggi sempre più rapidi, e nell’esprimere una visione etica, interessante per tutti, credenti e non credenti. Eccellenza, mi permetto l’esortazione a una rinnovata partecipazione attiva alla vita politica delle nostre comunità da parte della Chiesa e del mondo cattolico, la cui distanza degli ultimi anni non credo abbia giovato alla costruzione di quel bene comune che tutti auspichiamo».

Parole cui fa eco il saluto del presidente Attilio Fontana, che cita il Discorso alla Città e la necessità di fare alleanze: «Dalla nostra profonda e radicata matrice culturale cattolica dobbiamo trarre l’importanza del dialogo. Il nostro impegno, come Regione Lombardia, con il consueto appoggio della Curia, sarà orientato anche e soprattutto ai giovani nel supporto alle forme di aggregazione e apprendimento esperienziale nell’ambito degli oratori lombardi e nel favorire una loro partecipazione attiva alla vita della nostra comunità nei cambiamenti in atto». In riferimento al Consulta per il dialogo interreligioso, già avviatasi e con l’auspicio «che possa fungere da organismo di confronto», Fontana definisce ancora la Chiesa di Milano «un interlocutore privilegiato».

L’intervento dell’Arcivescovo

Di stima e di ringraziamento «per il lavoro quotidiano svolto con professionalità e dedizione», parla l’Arcivescovo, ricordando come la sua visita si inserisca nella scia di quelle già realizzate dai suoi predecessori sulla Cattedra di Ambrogio e Carlo: «Questo mio incontro è il segno e il frutto anche di tante forme di collaborazione più spicciola e quotidiana, che ci vedono alleati e cooperatori in tanti campi, proprio per la ricerca e la difesa del bene comune: nell’educazione come nella cura delle fragilità, nell’attenzione ai più deboli come nella promozione di uno stile ambrosiano e lombardo che domanda di essere accompagnato nel cambiamento d’epoca che ci sta interessando. Qui vengo come metropolita di Lombardia e non solo della Diocesi di cui sono Vescovo».

Da qui l’elogio di quello che viene definito «l’umanesimo lombardo, per cui si è configurato un modo di vivere, di lavorare e di pregare insieme, di coltivare pensieri e competenze, di vivere la solidarietà e il volontariato. Tutti dobbiamo essere molto grati a tutti e la consapevolezza di aver molto ricevuto e di ricevere molto è motivo di responsabilità verso l’Italia e il mondo».

Responsabilità che non può avere uno sguardo, per così dire, solo “milanocentrico”: «Forse una certa enfasi sulla città, un certo ossessivo convergere di risorse, di attenzioni mediatiche, di rivendicazioni di eccellenze finiscono per essere un danno per la stessa città di Milano. Il danno per la città è che si spopola di abitanti e si riempie di pendolari e di turisti», mentre il territorio rimane una grande periferia-dormitorio.

Poi il pensiero va alle minacce sempre presenti come la corruzione: «L’impressione che le misteriose forze del male percorrano vie per insinuarsi negli affari lombardi e investire i loro profitti illeciti per moltiplicarli approfittando di quanto offre la nostra Regione è, talora, confermata da alcuni fatti e da alcune indagini. Il compito del sistema politico e amministrativo è quello di vigilare, di resistere alla tentazione di lasciarsi distrarre da proposte allettanti, di creare alleanze per discernere, per contrastare i piani della malavita organizzata, dei capitali di ambigua provenienza, per evitare prevarichino quelli che sanno come aggirare la legge e agiscono senza scrupoli. Contrastare la prepotenza non richiede solo normative e interventi delle forze dell’ordine, piuttosto chiede che la si ritenga un fatto politico e un impegno dell’amministrazione».

Tornano, richiamando l’ultimo Discorso alla Città, i temi della famiglia e dei figli, del lavoro e dei giovani, della società plurale, del futuro del cristianesimo ambrosiano.

«Da tempo si chiede che la politica consideri la famiglia un bene irrinunciabile per la società e ne promuova la serenità, che si favoriscano anche fiscalmente le famiglie che generano figli, che la questione della casa, delle case popolari in particolare, sia adeguatamente affrontata».

Sulla sfida del lavoro (soprattutto quello che non c’è): «Occorre stimolare la politica nazionale, immaginando soluzioni regionali che, insieme a imprenditori, organizzazioni sindacali e associazioni, sappiano provocare quel salto di qualità che tante famiglie e tanti disoccupati o male occupati si attendono».

Sulla multietnicità: «Credo che questo Consiglio possa diventare una palestra efficace capace di insegnare al resto della società come affrontare in modo maturo una questione così complessa. Si tratta di dare volto, voce e parola alla convivialità delle differenze, passando dalla logica del misconoscimento alla profezia del riconoscimento. In questa linea ho impegnato la Diocesi di Milano. Il titolo programmatico del Sinodo, “Chiesa dalle genti”, segna l’itinerario».  

Infine, l’auspicio a camminare insieme con fiducia, espresso con le parole del profeta minore Aggeo: «Per parte mia dichiaro la disponibilità a continuare il confronto in incontri più ordinari, in tavoli sui singoli aspetti delle sfide da raccogliere e delle normative da adeguare. Sarebbe davvero bello se questo nostro confronto diventasse una scuola a cui tanti giovani possono accedere per riapprendere il gusto della politica, forma di carità di cui tutti percepiamo l’impellente bisogno».

Successivamente l’Arcivescovo incontra i dipendenti regionali in Sala Pirelli («vi invito a curare i rapporti interpersonali, a vigilare sulle tentazioni della burocrazia come la complicazione e la deresponsabilizzazione») e visita la mostra promossa dalla Regione in collaborazione con il Museo della Brigata Ebraica e con l’Associazione “Figli della Shoah”.

Il dono del Sigillo longobardo – un anello quale riconoscimento attribuito dalla Regione ai cittadini che hanno portato alto il nome della Lombardia nel mondo -, la firma e un breve pensiero posti dall’Arcivescovo sul Libro d’Onore suggellano l’intero incontro: «Sono lombardo, figlio di lombardi, fiero dell’umanesimo lombardo e perciò umile, riconoscente, animato da senso di responsabilità, perché ho molto ricevuto da ogni cultura».

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