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Dal 16 novembre

La vita consacrata: quale testimonianza?

I consigli evangelici (obbedienza, povertà e castità) al centro del corso di formazione che i Vicariati diocesani organizzano insieme al Centro studi di spiritualità della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e in collaborazione con Cism, Usmi e Ciis presso la stessa Facoltà teologica

8 Novembre 2019

di monsignor Luigi STUCCHI
e monsignor Paolo MARTINELLI
Vicari episcopali per la Vita consacrata

La vita consacrata è stata spesso descritta attraverso la parola »profezia». Anche papa Francesco ha frequentemente affermato che «la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia». Certamente non ne ha l’esclusiva.

Tutto il popolo di Dio è un popolo profetico. Il Vaticano II ha ricordato che questo popolo è tale innanzitutto perché possiede il «senso della fede» (sensus fidei), che, come un istinto soprannaturale, donato con il battesimo e coltivato fedelmente, ci permette di riconoscere ciò che corrisponde alla fede ed edifica la comunità e ciò che, invece, le è contraria. Il popolo di Dio manifesta la sua indole profetica anche attraverso i carismi che lo Spirito distribuisce liberamente per l’edificazione comune (Lumen Gentium 12).

La vita consacrata, nelle sue diverse forme, si colloca al cuore della dimensione carismatica e profetica della Chiesa. Essa è tale non tanto per le cose che fa, quanto per quello che è, per la sua testimonianza di una vita povera, casta e obbediente. Nella Proposta pastorale La situazione è occasione, l’Arcivescovo ricorda che «la vita consacrata è la risposta a una vocazione a essere testimoni del Regno che viene». Il regno di Dio viene prefigurato profeticamente – dice il magistero della Chiesa – proprio nel vivere i consigli evangelici (Christifideles Laici, 55). Perché essi sono una testimonianza profetica? Innanzitutto perché sono stati praticati da Gesù stesso, indicano le caratteristiche della sua umanità. Egli chiama alcuni ad abbracciarli come forma di vita, mentre a tutti i fedeli sono indicati come punti di riferimento per la sequela e la imitazione di Cristo (Lumen Gentium, 42).

Ma come comprendere oggi la profezia dei consigli evangelici? Come parlare di una vita obbediente, in una cultura che spesso esaspera la libertà individuale e l’autodeterminazione? Come vivere la povertà evangelica nell’epoca del “perfetto consumatore”, così facilmente seducibile dai nuovi prodotti che vengono continuamente immessi sul mercato? E come vivere un’esistenza casta nel tempo dell’erotismo pervasivo? Proprio per aiutarci a comprendere il senso della testimonianza di migliaia di donne e di uomini che abbracciano questa forma di vita anche nella nostra diocesi, quest’anno i Vicariati per la vita consacrata – insieme al Centro studi di spiritualità della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, e in collaborazione con gli organismi di comunione Cism, Usmi e Ciis – propongono alcuni incontri di formazione sui consigli evangelici presso la Facoltà teologica (via dei Cavalieri del S. Sepolcro 3, Milano). Vogliamo scoprire insieme l’obbedienza come profezia della libertà di essere figli di Dio; la povertà evangelica come espressione di un cuore amante di tutte le creature, accolte come dono del Padre; la castità come forma della gratuità e dell’amore generativo, più forte della morte.

Nel primo incontro, sabato 16 novembre (vedi i dettagli nel box, ndr), verrà approfondito il tema del fondamento evangelico; successivamente, il 14 marzo 2020 affronteremo la dimensione antropologica della sequela di Cristo casto, povero e obbediente. Infine, sabato 16 maggio approfondiremo la dimensione comunitaria dei consigli evangelici.  In questo modo non si intende offrire solo una riflessione per le persone consacrate, ma per ogni cristiano che vuole approfondire la propria vocazione battesimale. La testimonianza profetica della vita consacrata altro non è che una forma di vita che intende mostrare nella Chiesa e al mondo intero la bellezza dell’incontro con Cristo, colui per il quale vale la pena vivere, lasciare tutto perché «Egli è tutto» (Sir 43,27).

Il primo incontro

Sabato 16 novembre, alle 9.30, alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, avrà luogo il primo incontro di formazione sui consigli evangelici. Il tema che verrà affrontato sarà quello del fondamento biblico dell’obbedienza, povertà e castità, mostrandone le principali interpretazioni teologiche. Il tema non è per nulla scontato. Mentre la grande tradizione spirituale, approfondita dal Vaticano II, ha sempre affermato che i consigli evangelici «essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore e raccomandati dagli apostoli, dai Padri e dai dottori e pastori della Chiesa, sono un dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva» (Lumen Gentium, 43), non pochi autori hanno messo in dubbio questo fondamento o hanno interpretato in modo riduttivo questo dato, rischiando di oscurare il senso della testimonianza profetica della vita consacrata. Per approfondire queste realtà interverrà il biblista don Giacomo Perego, sacerdote paolino, che sull’argomento ha scritto saggi molto interessanti, attualmente Coordinatore internazionale del Centro Biblico San Paolo: approfondirà in particolare la dimensione cristologica dei consigli evangelici, percorrendo alcuni brani-chiave della sacra Scrittura. Successivamente offrirà la sua relazione padre Maurizio Bevilacqua, appartenente ai Clarettiani, Professore all’Istituto di Teologia della Vita consacrata «Claretianum» di Roma e autore di molte pubblicazioni sul tema: presenterà le più importanti interpretazioni teologiche dei consigli evangelici e i significati che a essi attribuisce la spiritualità cristiana. L’incontro è libero, aperto a tutti coloro che sono interessati non solo ai consigli evangelici ma soprattutto alla vita buona del Vangelo, di cui obbedienza, povertà e castità sono peculiare espressione.
Nel secondo incontro (14 marzo), considerando le grandi sfide provenienti dall’attuale cambiamento d’epoca, verrà approfondita la dimensione antropologica dei consigli evangelici. Nel terzo incontro (16 maggio), infine, obbedienza, povertà e castità saranno illustrate nella loro relazione con la vita fraterna che i consacrati e le consacrate sono chiamati a vivere, secondo la forma propria di ogni carisma, per testimoniare nella Chiesa e nella società la bellezza di relazioni rinnovate.