Le testimonianze di alcuni giovani che tra il 2019 e il 2020 hanno aderito alla proposta di vita comune ideata dalla Pg diocesana e gestita dall’Ac ambrosiana, che ora sta per ripartire a Milano e a Legnano

di Francesca Bertuglia

luca sx e Dario dx con ragazze della rosa dei venti
Luca Zorzenon (a sinistra) e Dario Romano (a destra) con altre giovani partecipanti all'esperienza della Rosa dei 20

Un gruppo di ragazzi e ragazze tra i venti e i trent’anni che vivono insieme in una casa per alcuni mesi. No, non è Il grande fratello. È La rosa dei 20, una proposta di vita comune dalla Pastorale giovanile diocesana affidata alla gestione dell’Azione cattolica ambrosiana. Niente telecamere e microfoni nascosti, ma tanta voglia di condividere il quotidiano, il servizio, le proprie riflessioni, la preghiera continuando a mantenere i normali impegni di studio e lavoro.

L’esperienza, svoltasi tra il 2019 e il 2020 e poi non riproposta a causa del Covid, quest’anno è pronta a ripartire. Sono disponibili due sedi per ospitare la comunità di giovani: a Legnano, in alcuni locali della parrocchia San Domenico, e a Milano nella parrocchia di Santa Maria del Rosario, in zona Solari. Ad accompagnare i giovani in questi mesi che hanno anche il sapore di un’esperienza di orientamento vocazionale, c’è un’équipe di educatori composta sia da laici, sia da consacrati e presbiteri che supportano i partecipanti nella gestione, nelle relazioni, nel discernimento.

La precedente comunità della Rosa dei 20, formata da quattro giovani (tre ragazzi e una ragazza), era stata ospitata nell’anno pastorale 2019/20 nella parrocchia dei Santi Martiri, nel quartiere Gallaratese di Milano. Lì i giovani erano stati accolti nel condominio solidale che è parte integrante della parrocchia, dove è inserita una comunità di adulti disabili e una di minori. Don Gianbattista Biffi era punto di riferimento spirituale dei ragazzi, mentre Angela Moscovio, socia dell’Azione cattolica, ha aiutato il gruppo come guida laica. Per completare l’équipe, due famiglie avevano svolto un ruolo di accompagnamento e sostegno durante la permanenza dei ragazzi. La prima, una famiglia dell’organizzazione «Missionari a km zero», abitava e lavorava all’interno del condominio solidale; la seconda era una famiglia impegnata in una parrocchia delle vicinanze.

Tra i giovani che hanno vissuto La rosa dei 20 c’è Luca Zorzenon, studente di Ingegneria: «A distanza di due anni – racconta – c’è ancora tanto su cui riflettere partendo da quest’esperienza che mi ha cambiato, che mi ha permesso di fare passi in avanti, ma su strade che non avrei probabilmente mai immaginato. L’anno di vita comune mi ha fatto conoscere me stesso sotto una vesta nuova: senza grandi incontri, bastava la quotidianità del confronto, la condivisione e il servizio. È stato un bellissimo viaggio, essenziale anche per far emergere proprie doti e propri limiti». Nella casa della Rosa dei 20 c’era anche Dario Romano, impiegato in una casa di produzione di audiovisivi. «In un anno siamo riusciti a trasformare un’esperienza di vita comune tra ragazzi che non si conoscevano in un’occasione per creare un gruppo coeso, pur nella diversità di cammini personali – racconta -. Ciò è stato possibile grazie all’impegno di ciascuno, cercando anche di andare oltre le proprie vedute». Continua poi Dario: «Il mio cammino personale nella casa della Rosa dei 20 si è concentrato sul passaggio dall’io al noi, sulla possibilità di arricchire la vita di occasioni concrete di fraternità».

I giovani e le giovani interessati possono prendere contatti con i responsabili l’indirizzo larosadei20@diocesi.milano.it per fissare un colloquio di conoscenza. È chiesta la disponibilità a vivere l’esperienza per sei mesi e una figura di direzione del proprio cammino spirituale, che sia un laico, un presbitero o un consacrato. A ogni partecipante è richiesto un contributo mensile per le spese di gestione della casa, con stile sobrio e di condivisione.

 

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