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Seveso

Delpini ai nuovi parroci: «Il Signore e la gente vi aspettano»

Al Centro pastorale ambrosiano l'Arcivescovo ha presieduto l'immissione all'incarico per 54 presbiteri di nuova nomina o destinazione. «Ogni cambiamento porta con sé difficoltà, malumori e incertezze - ha riconosciuto -. Ma voi avete la certezza di essere mandati dal Vescovo al servizio della Chiesa ambrosiana». Create due nuove Comunità pastorali

di Annamaria BRACCINI

4 Settembre 2026
Un nuovo parroco davanti all'Arcivescovo (Agenzia Fotogramma)

La nuova destinazione pastorale, il cambiamento, lo spostamento da una parrocchia a un’altra, quale passaggio significativo e una «benedizione». Come l’ha definita l’Arcivescovo, presiedendo la celebrazione di preghiera per tutti i presbiteri che hanno ricevuto una nuova destinazione e vengono immessi nell’ufficio di parroci o di responsabili di Comunità pastorale. Infatti, nel Santuario di San Pietro Martire di Seveso, nel giorno in cui si è conclusa l’iniziativa «Tempo in disparte», promossa dalla Formazione permanente del Clero, si è svolto questo importante momento – non solo formale e di adempimento del Codice di Diritto canonico – a cui hanno preso parte anche il Vicario generale, monsignor Franco Agnesi, i Vicari di Zona e il Vicario della Formazione permanente.

Un momento del rito (Agenzia Fotogramma)

Dopo la proclamazione delle tradizionali letture previste per questo tipo di celebrazione – tratte dal I capitolo del Libro di Geremia, dalla I Lettera di Paolo ai Corinzi e dal Vangelo di Giovanni 10 nella pagina del Buon pastore -, il cancelliere arcivescovile don Marco Cazzaniga ha avviato la presentazione nominale dei parroci e responsabili di Comunità pastorale, 54, in questo inizio di anno 2026-2027 (qui l’elenco completo).

L’incertezza

Dalla figura di Geremia ha avviato la sua riflessione monsignor Delpini: «Geremia non ha voglia di fare il profeta, in ogni trasferimento ci sono ragioni per essere un po’ scontenti, spaventati, incerti, ragioni per cui il passaggio da una comunità all’altra è motivo di difficoltà e di malumore: motivi legati al dispiacere di lasciare una comunità, per la destinazione non attraente o non attesa. Nel discernimento emergono anche fatiche che sono comprensibili e che penso rappresentino un tratto realistico del passaggio. Ma Dio tocca le labbra di Geremia, lo incoraggia e dà forza per la sua missione tribolata».

Da qui la domanda, rivolta direttamente ai sacerdoti, su cosa «caratterizzerà la vostra missione»: «Credo che il fascino e la bellezza di un inizio, di una comunità nuova da servire abbiano alcuni tratti», aggiunge subito monsignor Delpini.

La riflessione dell’Arcivescovo (Agenzia Fotogramma)

Le certezze

«Vi è la certezza di essere attesi da tanta gente. Il popolo cristiano, per cui noi diamo la vita, ci aspetta. Poi, c’è la certezza di essere attesi dal Signore che, proprio lì dove sarete, farà giungere a ciascuno grazie nuove e doni particolari, forme in cui manifesterà il suo amore in un modo che ci sorprenderà. C’è la certezza di essere mandati, con la destinazione che non è scelta da chi la riceve, ma dal Vescovo. Facciamo parte di un presbiterio che, nel suo complesso, deve servire la Chiesa ambrosiana».   

La benedizione del cambiamento

«Vado perché sono mandato – sottolinea in sintesi l’Arcivescovo -, perché ho la certezza di avere delle capacità, delle risorse, dei talenti che non sono ancora emersi, magari facendo cose finora non fatte ed essendo capace di affrontare situazioni con un tratto, un’intelligenza e una passione finora non emersi. Per questo l’immissione nell’incarico è una benedizione, perché abbiamo delle certezze: c’è la gente e il Signore che ci aspettano, c’è il mandato del Vescovo e c’è un cammino di maturità da cui emergerà qualcosa di inedito, di sorprendente e gratificante, tanto da avere buone ragioni per rendere grazie».

Il giuramento (Agenzia Fotogramma)

Poi, i gesti sempre suggestivi, tra cui quello del giuramento di fedeltà nell’assumere il nuovo ufficio a nome della Chiesa, con i parroci e i responsabili di Comunità pastorale che salgono, a uno a uno, in altare per porre le proprie mani sul Vangelo e la lettura da parte dell’Ordinario del decreto di immissione in possesso.

Dopo la preghiera universale, i riti di conclusione, la recita corale del Padre Nostro, la benedizione, e, con il canto della Salve Regina, si scioglie l’assemblea.

Novità nelle Cp

In occasione dell’investitura dei parroci sono state costituite due nuove Comunità pastorali: Santo Stefano e San Giovanni Battista a Sesto San Giovanni (comprendente le parrocchie di Santo Stefano e di San Giovanni Battista) e Discepoli di Emmaus a Cinisello Balsamo (comprendente le parrocchie di Sant’Ambrogio e Sacra Famiglia). Inoltre, la Cp Maria Madre Immacolata di Varese viene ampliata, venendo a comprendere anche le parrocchie di San Silvestro in Cartabbia e di Santissima Trinità in Capolago (Comune di Varese). Ampliata anche la Cp San Carlo Borromeo di Abbiategrasso, che va a comprendere anche la parrocchia di San Pietro in Abbiategrasso e assume la nuova denominazione di Cp San Carlo Acutis.